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Piccole storie di grandi parmigiane/11

Dizionario delle Parmigiane

Gabriella Placci

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Piccole storie di donne parmigiane - alcune note, altre no - che hanno fatto un pezzetto della nostra storia. Ecco l'undicesimo degli appuntamenti che abbiamo voluto dedicare alle parmigiane di un passato più o meno recente, celebrandole sul nostro sito e raccontandole di settimana in settimana grazie al prezioso lavoro di Fabrizia Dalcò, che proprio a loro ha reso protagoniste ne "Il dizionario biografico delle parmigiane", da cui queste schede sono tratte e che è stato voluto dalla Provincia di Parma. Ecco le tre della settimana:

Placci Gabriella

Faenza 17 marzo 1924 - Parma 14 ottobre 2004

Attrice. Iniziò la sua carriera di attrice di teatro prima come dilettante nella compagnia filodrammatica della Cassa di Risparmio di Bologna, città dove si era trasferita con la famiglia all’età di 14 anni. Qui nel 1956 venne notata dal famoso capocomico della famiglia De Filippo, il cavalier Peppino, il quale si complimentò con lei durante una rappresentazione e, nello stesso anno, le inviò un telegramma dove le chiedeva se avesse accettato di essere scritturata nella sua compagnia. Così iniziò la carriera nella compagnia del Teatro Italiano “Peppino De Filippo”, partecipando a numerose tournée nelle più importanti città italiane e anche in Sud America. Prese parte anche alla registrazione di una prima serie di commedie di Peppino De Filippo per la Rai negli anni ’60, poi di una seconda serie negli anni ‘70/’80, sempre per la Rai. Queste commedie sono state proposte al pubblico in una collana di dvd dedicata al teatro del maestro Peppino De Filippo (Hobby&Work - Rai Trade). Il suo rapporto professionale con la compagnia del Teatro Italiano “Peppino De Filippo” finì nel 1980, con la morte del maestro. Molte sono le testimonianze scritte nelle quali il maestro Peppino ringrazia ed elogia Gabriella come una delle sue attrici preferite, mentre sempre Gabriella ricorderà la grandezza del maestro come attore e come uomo. La carriera continuò ancora, per un paio di anni, nella compagnia Lojodice-Tieri, poi si ritirò dalle scene per dedicarsi come nonna ai nipoti Annaclaudia e Stefano. Con la famiglia si trasferì a Parma nel 1968 e, tra una tournée e l’altra, accettò una collaborazione con la casa editrice Maccari, per la quale scriveva articoli d’arte per una rivista, oltre che correggere bozze di articoli da pubblicare. Grande era infatti la ricchezza del suo lessico e della sua cultura in campo artistico, letterario e musicale. Scrisse anche numerose poesie, in parte oggetto di pubblicazione da parte della casa editrice Maccari, in gran parte rimaste in un cassetto, ma che testimoniano a chi le legge la sua grande sensibilità d’animo. Riposa nel cimitero monumentale di Faenza, nella tomba di famiglia, nella terra di cui aveva conservato la bellezza, la schiettezza e il carattere forte. Fonte: notizie fornite da Cristina Placci. 

Morabito Francesca

Parma 12 marzo 1893 - Monticelli Terme 3 dicembre 1967

Critica letteraria. Figlia di Francesco, che morì prima della sua nascita, e di Vittoria Ferrari. Nel 1916 completò il suo studio Misticismo di Giovanni Pascoli pubblicato, nel 1920, da Treves: i letterati e i critici rimasero colpiti dalla profondità di analisi del lavoro. Ancora nel 1955, nella rivista Il Ponte, Arrigo Levanti e Gianni Scalia parlarono del suo studio come la più importante interpretazione della poesia pascoliana. Lasciò altri studi molto interessanti su Matteo Maria Boiardo, Antonio Fogazzaro, Giovanni Papini. Nel 1922 scrisse in Aurea Parma la recensione al primo libro di Bonaventura Tecchi, Il nome sulla sabbia: un capolavoro di finezza, un’analisi precisa di quello che le parole nascondono, fino a tracciare con rara abilità la fisionomia spirituale. In Aurea Parma, pubblicò (1922 e 1955) due scritti autobiografici: Quell’anno e Consolazioni. L’ultimo suo lavoro fu Carducci e Ghirardini. Maestri nell’Ateneo bolognese (Nuova Antologia, 1964). Fu anche Presidente della Gioventù femminile dell’Azione Cattolica dal 1931 al 1935. Bibl.: Lasagni R., Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999, III, pp. 593-594; Silvi Bergamaschi M., Ricordo di Francesca Morabito 1893-1967, in Il Color Malva, luglio-ottobre 1998, p 5; Trionfini P., Una storia lunga un secolo. L’Azione cattolica a Parma (1870-1892), Fiaccadori, 1998.

Lapina Marianna

Corchia 3 ottobre 1896 - Ghent 13 febbraio 1990

Imprenditrice. Nacque in una famiglia di agricoltori, seconda di tre sorelle e con loro, in quel piccolo mondo antico, imparò a tagliare e a cucire. A sedici anni intraprese il lungo e travagliato viaggio per l’America e non tornerà più nella sua amata terra. Si sposò il giorno di Santo Stefano del 1915 e, a vent’anni, diventò madre. Lavorò in casa con la sorella Carolina, la primogenita malata da assistere e mantenere, come i genitori lasciati in Italia. L’amatissimo unico figlio Alfredo morì di difterite a soli due anni e l’anno successivo, per un incidente, morì il marito. Restò sola e in quell’appartamento di una brownstone sulla 47sima, si dedicò giorno e notte al lavoro. Qualcuno si accorse che quella giovane, dagli occhi azzurri e i folti capelli corvini, aveva le mani d’oro. Non solo cuciva e tagliava: ricamava e creava campioni di una fattura stupefacente. Cominciò a collaborare anche con le sartorie dei più grandi teatri di Broadway: in pochi anni accumulò una fortuna. Gli anni migliori, però, passarono nella solitudine e nella mancanza di affetti. Insieme ad altre donne emigrate di Corchia, tra cui la sorella Carolina e l’amica Anna Dolfi, confezionò un’opera d’arte: di notte ricamavano una veste unica e preziosa che donarono, nel 1924, alla parrocchia di Corchia. L’abito è indossato dalla statua della Madonna, portata in processione la prima domenica di luglio. Nel 1933 sposò un giovane istriano, Ezio. Poco dopo si trasferirono nel quartiere di Queens e aprirono, finanziata interamente da lei, la loro prima attività: la Bella Venezia, un ristorante italiano con piste da ballo e sale da gioco. Dopo la chiusura dell’attività di ristorazione, abbandonò la città per spostarsi a Millerton, nella contea di Dutchess: qui acquistò una fattoria e ritornò a lavorare i campi come quando era bambina. Poi Millerton, Copake e Ghent: tre città diverse e altrettante fattorie, una più grande dell’altra. L’ultima, nella Columbia County, con 160 vacche e 52 acri di estensione agraria, per una produzione media quotidiana di una tonnellata di latte. Morì alla soglia dei novantaquattro anni. Fonte: notizie fornite da Daniela Jasoni.

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