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Piccole storie di grandi parmigiane/13

Piccole storie di grandi parmigiane/13

Marilisa Verti

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Piccole storie di donne parmigiane - alcune note, altre no - che hanno fatto un pezzetto della nostra storia. Oggi il tredicesimo degli appuntamenti settimanali che abbiamo voluto dedicare alle parmigiane di un passato più o meno recente, celebrandole sul nostro sito e raccontandole grazie al prezioso lavoro di Fabrizia Dalcò, che proprio a loro ha dedicato "Il dizionario biografico delle parmigiane", da cui queste schede sono tratte e che è stato voluto dalla Provincia di Parma. Ecco le quattro protagoniste della settimana.

Verti Marilisa
Borgotaro 8 giugno 1955 - 10 aprile 2011
Giornalista. Dopo aver frequentato l’istituto magistrale a Pontremoli, s’iscrisse all’Università di Parma e si laureò in Pedagogia nel 1977 con una tesi dal titolo Il condizionamento al ruolo femminile nella scuola elementare. In quell’anno si trasferì a Milano, con il desiderio di diventare giornalista: iniziò la gavetta dal basso, entrando negli uffici di un giornale, ma di sera per fare le pulizie. L’anno successivo venne assunta come giornalista pubblicista e lavorò per le prime testate italiane di informatica, quali Informatica Oggi e Computer World Italia. Continua con perseveranza la scalata nel mondo del giornalismo, diventando professionista nel 1986. Venne assunta come Redattore all’Europeo. Spirito libero, insofferente ai condizionamenti di una redazione, dopo qualche anno si licenziò per proseguire l’attività come freelance, collaborando con numerose testate e specializzandosi in medicina non convenzionale, cure naturali e bellezza. Consapevole dello sfruttamento e della precarietà dei giornalisti freelance iniziò le sue battaglie nel sindacato dei giornalisti. Fu una delle fondatrici della sigla sindacale dei freelance “Senza Bavaglio” inventandosi il nome e il travestimento dei “Fantasmi” (giornalisti che manifestano vestiti come fantasmi, con un lenzuolo bianco indosso, invisibili, ma presenti). Diventò componente del collegio dei Probiviri della Federazione Nazionale della Stampa in Lombardia (FNSI) e Delegata Nazionale. Importante il suo appassionato intervento in difesa della categoria dei freelance tenutosi al XXV° Congresso Nazionale della Stampa Italiana a Bari-Castellaneta Marina, nel novembre 2007, dopo gli interventi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente del Consiglio Romano Prodi. Contemporaneamente alla professione s’impegnò nella società civile. Nei primi anni Ottanta fondò a Milano, insieme a 100 soci (tra cui Nando Dalla Chiesa, Giorgio Bocca, i futuri giudici di Mani Pulite Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo, e Ilda Bocassini) il Circolo “Società Civile” e diventò direttore dell’omonima rivista mensile. Il circolo e la rivista combatterono con forte impegno il malaffare, le infiltrazioni mafiose e il sacco edilizio dei palazzinari milanesi. Da lì partirono le prime inchieste che poi sfoceranno negli stravolgimenti effettuati dal Pool di Mani Pulite. Fu una grande appassionata dell’isola di Cuba, diventandone una profonda esperta: s’impegnò anche nella lotta per l’affrancamento di quel popolo che tanto amava. Per dieci anni fu direttore della rivista El Moncada, organo dell’associazione nazionale di amicizia Italia - Cuba, con oltre 600 circoli sparsi in tutt’Italia: in suo ricordo, nel primo anniversario della morte, il circolo di Parma è stato co-intitolato a Marilisa Verti. Nella sua attività pro Cuba, scrisse I tamburi di Ana- Santeria, spiritualità e magia a Cuba, dedicato alla Santeria Cubana, (Xenia edizioni 1999), inventò un calendario con i volti e le storie delle “Vere donne cubane” e una mostra fotografica Mujeres de Amor portata in giro per l’Italia con successo. Fu presto apprezzata per il suo amore per Cuba e per tutte le energie dedicate, tanto che riuscì a conoscere personalmente Fidel Castro. Intervistò anche, e per la prima volta, Gino Donè Paro l’unico italiano che, nel 1956, partecipò alla rivoluzione cubana insieme a Raoul Castro e salvò la vita a Che Guevara. Per il suo impegno per Cuba ricevette la cittadinanza onoraria post mortem. La sua casa milanese era come un circolo sociale, sempre aperto per incontri, cene, serate con amici. Attori, musicisti, militanti, borgotaresi, cubani erano sempre i benvenuti, nella casa piena di libri che tappezzavano le pareti. Le serate con gli “storici” amici milanesi proseguivano da Renato “Al Tempio D'Oro”, mitico locale milanese dove si svolsero per vent’anni gli intrecci di vita vissuta di tante persone, decise a non farsi omologare dalla “Milano da bere” degli anni Novanta. Di quel periodo e di quel locale curò il libro nel 25° anniversario dalla fondazione dal titolo Il Tempio siamo Noi: viaggio psico-socio- enogastronomico iniziato 25 anni fa. Per assistere la madre, scomparsa nel 2009, rientrò a Borgotaro per parecchi mesi e, oltre a riprendere le frequentazioni dei vecchi amici, si avvicinò all’Hospice e al mondo della sofferenza e della malattia: proprio in quel periodo maturò la decisione di tornare a vivere a Borgotaro, continuando il lavoro come giornalista, ma ricominciando a coltivare fiori, ortaggi e amicizie. Scrisse il racconto per l’Hospice, dal titolo Provo a Fidarmi, pubblicato postumo dopo la morte improvvisa. Le viene intitolato il Premio Giornalistico Marilisa Verti anno 2012/2013 rivolto agli studenti del triennio delle scuole superiori del parmense. Inoltre le viene dedicato uno spettacolo dal titolo I Fili di Arianna, rappresentazione del racconto Provo a Fidarmi messo in scena dagli studenti delle superiori e dagli operatori dell’Hospice.
Fonte: notizie fornite dalla famiglia Verti.

Antoniazzi Margherita
Cantiga di Costageminiana 9 marzo 1502 - Costageminiana 21 maggio 1565
Religiosa, figlia di Carlo e Bartolomea Merizzi. La miseria dei tempi e le difficoltà economiche della famiglia, la portarono a trasferirsi lontano da casa: lavorò, come pastorella, a Varese Ligure. In questi momenti di grande solitudine, cominciarono le prime apparizioni della Madonna. Nel 1524 la peste raggiunse anche le alte terre della Valceno: l’epidemia non risparmiò la madre di Margherita e colpì anche lei che si ritirò in un luogo isolato. Miracolosamente scampata, si consacrò a Dio. Il 21 maggio 1533 fondò la chiesa dell’Annunciata a Caberra: poi si diede alla costruzione di un piccolo monastero, sotto la regola di Sant’Agostino. Le sue compagne (fra cui Catella Copiani, Maria Bracchi, Domenica Giannoni e Angela Antoniazzi) dette Margheritine, portavano una veste bianca di lino. Fu fondata anche una piccola scuola per insegnare a leggere e a scrivere ai figli dei poveri montanari, ma la sua attenzione fu rivolta soprattutto verso i neonati e le puerpere. Il convento fu presente a Costa Geminiana fino al 1599: poi per volere di Francesco Landi si trasferirono nel Convento nuovo e chiesa dell’Annunciata a Compiano. Anche questo venne soppresso, a seguito delle leggi napoleoniche, nel 1805. Furono avviati due processi di beatificazione, uno nel 1618 e l’altro nel 1620, ma non fu possibile ricostruire con fedeltà la sua vita. Il Campi le dedicò una biografia, Vita della Devota Margherita da Cantiga, uscita a Borgotaro nel 1875. Due anni dopo, in sua memoria, venne fondato nel bosco di Rondinara un santuario consacrato alla Madonna della Misericordia.
Bibl.: Dall’Acqua M. (a cura di), Enciclopedia di Parma. Dalle origini ai giorni nostri, FMR, 1998, p 78; Lasagni R., Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999, I, pp. 137-138.

Isola Angiola
Parma 1672/1691
Attrice nota con il nome d’arte di Leonora. Sorella di Antonia, recitò con lei a Bologna nel 1672: se ne staccò quando questa fu alle dipendenze del Duca di Modena e di Ranuccio Farnese. Nel 1691 il suo nome appare nuovamente insieme a quello di Antonia in una richiesta per ottenere un locale adatto alla recitazione. Sposò Francesco Materazzi che, dopo aver indossato i panni di Arlecchino e quelli del Dottore nella compagnia ducale di Modena, emigrò in Francia al Theatre-Italien. Non seguì il marito e rimase in Italia.
Bibl.: Lasagni R., Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999, III, p 125.


Isola Antonia
Parma 1630 c. - 1702
Attrice nota con il nome d’arte di Lavinia. Nel 1672 ottenne grande successo a Bologna, dove recitò con la sorella Angiola. Fu celebrata con omaggi di versi (un saggio è pubblicato in Bartoli e Rasi). Sposò il comico Antonio Torri, detto Lelio, con cui recitò nel 1677 nella compagnia dei duchi di Parma: la richiesta del duca di Modena Rinaldo d’Este che avrebbe desiderato inviarli a recitare a Londra l’anno successivo rimase inascoltata. Nel 1688 la coppia risulta al servizio della Corte modenese, primadonna a vicenda con Vittoria Rechiari, e secondo amoroso. Nel 1691 le due sorelle si associarono nella richiesta di una sala (la Rocchetta) per recitarvi.
Bibl.: Enciclopedia dello Spettacolo, UNEDI, VI, 1959, p 621; Lasagni R., Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999, III, p 125; Leonelli N., Attori tragici, attori comici, Istituto editoriale italiano Tosi, 1940, pp. 473-474.

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