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Economia

Bruno Bossina: scommetto sull'orgoglio di Banca Monte

Intervista al nuovo direttore generale di Palazzo Sanvitale

Bruno Bossina: scommetto sull'orgoglio di Banca Monte

Bruno Bossina, il nuovo direttore generale di Banca Monte

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Aldo Tagliaferro
La prima cosa che ti colpisce è il tavolo. Trasparente, enorme. Ospita una decina di poltrone, nulla a che vedere con le tradizionali scrivanie presidenziali. Bruno Bossina è così: aperto. Gli piace lavorare in team, affrontare i problemi e «metterci la faccia», un'espressione  che gli piace e che - racconta - sta cercando di trasmettere a tutti i colleghi di Banca Monte insieme all'orgoglio, tutt'altro che celato, di rappresentare il primo gruppo bancario italiano. Bruno Bossina è l'uomo scelto da Intesa Sanpaolo per rilanciare Palazzo Sanvitale. Dopo i due anni intensi nei quali sotto la guida di Carlo Berselli la banca si è integrata nella realtà di Intesa e ha compiuto la migrazione tecnologica, è arrivato il momento di accelerare con il nuovo direttore generale, arrivato a Parma in estate. Il contesto rimane difficile, l'onda lunga delle sofferenze non si è placata e per rivedere l'utile si guarda al 2014. 
Ma facciamo un passo indietro: che realtà ha trovato a Parma?
Ho trovato un territorio che mi ha aperto le porte, una cosa da non dare mai per scontata. Mi ha fatto sostanzialmente un'“apertura di credito”. Parlo soprattutto di associazioni di categoria e di clienti top, ai quali ho cercato di far percepire la novità di una banca nuova perché propone un lavoro veramente analitico sugli associati. Questo perché abbiamo fatto a monte un processo di cambiamento del modo di valutare le imprese, soprattutto quelle piccole, che nessun altro ha fatto in Italia. Come? Aprendo i libri della conoscenza della banca, dialogando con trasparenza. Questo ha creato grande attesa e interesse. Lavorando per il cliente - che sia un buon cliente o meno - oggi il nostro Gruppo ha le possibilità per risolvere tutte le situazioni, anche le più complicate. Ecco perché sono contento dell'apertura di credito riscontrata in questi primi mesi. 
E il team di Banca Monte?
Ho trovato anche qui grande apertura e voglia di lavorare insieme. Una delle prime cose che ho fatto - e sto ancora facendo - è visitare le filiali, parlare con tutti i colleghi. Per lavorare sulla motivazione e la conoscenza del Gruppo Intesa Sanpaolo e utilizzarne le potenzialità (in passato sfruttate poco perché la banca era impegnata a integrarsi) pur mantenendo un forte legame con il territorio.
L'eredità sui conti però è pesante
Quello è il passato e lo puoi solo gestire, anche in termini di qualità dell'attivo. Devi tentare di limitare i danni, seguendo le situazioni anomale dal punto di vista del credito e cercare di mettere nelle condizioni migliori le aziende che hanno un potenziale. C'è una situazione pregressa di credito deteriorato, la spinta è quella di riconquistare la fiducia. Come? Stando sul territorio. Io ci sono, vado dai clienti personalmente, obbligando le filiali a sentire tutti i clienti, una cosa non così frequente da parte del sistema bancario perché il rapporto è troppo spesso considerato conflittuale. Ma se io non ci metto la faccia non cambierà mai nulla.
Con quali obiettivi?
Il rilancio della parte alta del conto economico, fatta di margini di interesse, margine commissionale e clienti in più. Fondamentale è riconquistare la fiducia. A volte si parla di imprenditori che non hanno il coraggio di investire perché il futuro fa paura: magari accade perché la banca non gli fa sentire che c'è ed è pronta. Dobbiamo essere proattivi in questa fase. Se non mi propongo sono come tutti gli altri. E il rischio oggi è che le banche vengano percepite come tutti uguali: e invece no, alcune hanno già portato forti innovazioni, altre hanno problemi a dar credito. 
Il contesto economico non aiuta...
No, ma non dimentichiamo che due terzi delle aziende ce la sta facendo e un terzo addirittura si sta rafforzando. Chi si rafforza dopo cinque anni così non è che ce la farà, ce l'ha già fatta. E  adesso deve prendere il volo. Il legame forte che sto creando con le associazioni di categoria deve essere un velocizzatore di questo processo. Condividendo le strategie, anche con i confidi del territorio. Oggi chiedo alle aziende a cui darei credito di aderire a operazioni garantite perché questo mi fa risparmiare costo e posso applicare uno spread migliore. E' una visione diversa della gestione del territorio e del rapporto con le imprese. I buoni prodotti li hanno in tanti, la differenza si fa nel rapporto con le imprese.
Le imprese sono fondamentali, d'accordo. Ma non abbiamo parlato della clientela retail.
Sul fronte retail  - dove i risultati già ci sono - l'unica necessità è mettere le filiali nelle condizioni di sfruttare tutto il potenziale del Gruppo, ma tutto sommato questa è la parte più facile. Noi non avevamo problemi di performance in termini complessivi ma ho colto un problema nel numero di contatti dei clienti, forse ci facevamo sentire un po' poco.
In Emilia il Gruppo ha Banca Monte ma anche Carisbo, senza contare che c'è anche Cariromagna. Troppi marchi? Il numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, pensa di concentrare le banche locali. Cosa accadrà?
Non c'è nulla di definito. Ma Messina è un semplificatore e ha una visione logica. Non dimentichiamo che la prima cosa che ha fatto è stata portare  sul territorio deleghe di delibera credito elevatissime, quindi a differenza di buona parte del sistema bancario che sta accentrando potere di delibera lui ha adottato una politica di decentramento. Banca Monte ha una storia secolare e io mi ci sono già affezionato. Ma i nostri clienti non entrano in banca solo perché c'è scritto Monte Parma sulla vetrina. Ma vengono perché trovano persone che danno risposte in tempi rapidi e  risolvono i problemi. Questo è quello che conta: essere realmente banca di territorio.
Parliamo del 2013: 2,1 mld di impieghi al 30 settembre, finanziamenti a medio lungo termine erogati da inizio anno a 97 milioni (35 alle famiglie), codici patrimoniali buoni, Core Tier 1 8,6% e Total Capital Ratio 9,7%: come giudica i risultati?
I dati risentono ancora della qualità del credito, come sta accadendo a tutte le banche. Ed è un'eredità pesante. Però ci sono dati nell'ambito dei  ricavi e delle commissioni che sono in crescita rispetto al 2012. Questo non ha compensato il tema del credito, mi auguro che lo farà nel 2014.
Quindi, dopo la perdita di 12 milioni di euro nel 2012, niente utili quest'anno?
No. Per quest'anno niente utili.
Siete costretti a fare altri accantonamenti?
Quando parlo di credito problematico intendo situazioni pregresse. 
Le Fondazioni di Parma e Piacenza restano ancora senza dividendi.
Con le Fondazioni il rapporto è ottimo perché sono guidate da persone intelligenti e sensibili. Ho chiesto collaborazione e l'ho avuta. Non possono essere contenti dal punto di vista del bilancio ma hanno capito che questa è una fase transitoria.
La rete conta oggi 65 sportelli: ci sono state delle chiusure?
Sì, abbiamo accorpato cinque filiali, una a Parma le altre a Reggio e Piacenza. C'è un'importante riflessione in corso sulle dimensioni delle filiali per adeguarci agli standard  di Gruppo. Sono sempre stato contrario agli sportelli piccoli perché non si possono sviluppare più di tanto. Tra l'altro in un'ottica futura sarà probabile l'adozione dell'orario esteso come in altre banche del Gruppo. Sarà un altro segnale importante di cambiamento radicale.
Con impatti sui dipendenti?
No, tutto rientra nel percorso stabilito dall'accordo di due anni fa. Alcuni sono usciti con l'esodo, altri sono stati ridistribuiti.
Già, il modello di filiale sta cambiando in Italia...
Finalmente il mondo bancario sta evolvendo. E non è un caso che noi come Gruppo siamo stati i primi. Ci accade spesso: nei rating aziendali, nella moratoria sui mutui... Quando c'è da innovare siamo sempre i primi: dobbiamo essere orgogliosi, e questo lo sto trasmettendo ai colleghi.
Ma il nostro sistema è solido?
In Italia il sistema bancario è fortissimo, non dimentichiamo quanto hanno speso gli altri Stati, Germania in testa, per salvare le banche. Qui facciamo banca vera, commerciale. Ma in termini di velocità di  cambiamento siamo stati un po' più lenti. Basta dire che negli ultimi anni il sistema bancario europeo chiudeva sportelli mentre noi li aprivamo... 
E Parma? Com'è il tessuto economico?
E' un'area che sta meglio rispetto a molte  altre. I problemi ci sono, per carità, ma la ricchezza qui è solida. Ho colto soprattutto la qualità degli imprenditori, anche in aziende piccole. E' una città complessa, ma attenta alle novità.
Perché complessa?
Mah, forse perché è una realtà che ancora non conosco a fondo. Come dicevo ho colto l'apertura di credito, ma a termine: devo far vedere di cosa siamo capaci. Ed è giusto così.
Ci sono settori che possono pensare in grande?
Non ne farei un problema di comparti ma di qualità delle aziende. Anche i settori in difficoltà hanno aziende che possono volare. Dipende dagli imprenditori.
Per questo incontra gli imprenditori di persona?
Sì. Le imprese sono fatte di persone. Gli occhi delle persone non possono essere sostituiti da un computer. E' dagli occhi degli imprenditori che capisci se ci credono o meno.
E negli uomini di Banca Monte che occhi vede?
Vedo persone che ci credono, anzi ringrazio i colleghi perché dopo aver passato anni difficili nei quali hanno retto la pressione e ci hanno messo la faccia, hanno facilitato il mio lavoro di oggi, magari c'è da lavorare un po' sulla motivazione: ecco perché giro le filiali e incontro anche gli assistenti alla clientela: perfino un sorriso alla cassa è una componente importante di questa banca. Perché ognuno di noi fa un pezzo di bilancio.
Aldo Tagliaferro

La prima cosa che ti colpisce è il tavolo. Trasparente, enorme. Ospita una decina di poltrone, nulla a che vedere con le tradizionali scrivanie presidenziali. Bruno Bossina è così: aperto. Gli piace lavorare in team, affrontare i problemi e «metterci la faccia» (...) Bruno Bossina è l'uomo scelto da Intesa Sanpaolo per rilanciare Palazzo Sanvitale. (...) 

Ma facciamo un passo indietro: che realtà ha trovato a Parma?
Ho trovato un territorio che mi ha aperto le porte, una cosa da non dare mai per scontata. Mi ha fatto sostanzialmente un'“apertura di credito”. Parlo soprattutto di associazioni di categoria e di clienti top (...) 

E il team di Banca Monte?
Ho trovato anche qui grande apertura e voglia di lavorare insieme. (...) 
(...)

La rete conta oggi 65 sportelli: ci sono state delle chiusure?
Sì, abbiamo accorpato cinque filiali, una a Parma le altre a Reggio e Piacenza. (...)
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E Parma? Com'è il tessuto economico?
E' un'area che sta meglio rispetto a molte  altre. I problemi ci sono, per carità, ma la ricchezza qui è solida. Ho colto soprattutto la qualità degli imprenditori, anche in aziende piccole. E' una città complessa, ma attenta alle novità.
(...)
L'intervista completa, i dati economici della banca al 30 settembre e il profilo di Bruno Bossina sono sulla Gazzetta di Parma in edicola 

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