Salute

L'Ue dice sì al primo farmaco con staminali: è firmato Chiesi

Frutto ricerca Italia contro incidenti lavoro, domestici e acido

L'Ue dice sì al primo farmaco con staminali: è firmato Chiesi
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E’ il primo farmaco a base di cellule staminali autorizzato nel mondo occidentale ed è un risultato della ricerca made in Italy: è in grado di restituire la vista a pazienti con gravi ustioni della cornea e la Commissione Europea ha appena autorizzato l’azienda produttrice, la Chiesi Farmaceutici, alla sua immissione in commercio.
La nuova terapia è prodotta nei laboratori di Holostem Terapie Avanzate, spin off dell’Università di Modena e Reggio Emilia, presso il Centro di Medicina Rigenerativa «Stefano Ferrari» (Cmr) dell’ateneo modenese ed è frutto di una partnership con Chiesi farmaceutici. Alla base della nuova terapia ci sono più di vent'anni di ricerca d’eccellenza, condotta da un team di scienziati di fama internazionale nel campo della biologia delle cellule staminali epiteliali.
La nuova terapia potrà essere in futuro disponibile per tutti i pazienti europei che abbiano subito incidenti sul lavoro (causati per esempio da calce viva, da solventi o da acidi), incidenti domestici (per esempio ustioni oculari provocate da detersivi o agenti abrasivi in adulti e bambini) o, come registrato nella cronaca degli ultimi mesi, nei casi di aggressione con agenti chimici. La metodologia è stata applicata per la prima volta sull'uomo in via sperimentale negli anni Novanta e riconosciuta come farmaco orfano nel 2008. In un periodo di «grande confusione sulle reali possibilità terapeutiche delle cellule staminali, poter dimostrare che curano davvero e senza rischi per la salute è più importante che mai», spiega Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa 'Ferrari» dell’ateneo di Modena. Ma come funziona questa terapia avanzata? «Quando ustioni termiche o chimiche della superficie oculare danneggiano irreversibilmente la riserva di staminali, la superficie corneale, che in un occhio sano si rinnova completamente ogni sei/nove mesi, smette di rigenerarsi e la congiuntiva a poco a poco comincia a ricoprire la cornea con una patina bianca che rende impossibile la visione e provoca dolore e infiammazione cronici. Se almeno in uno dei due occhi del paziente è rimasto anche un residuo piccolissimo di limbus (parte tra cornea e congiuntiva) non danneggiato, siamo in grado di ricostruire in laboratorio l’epitelio che ricopre la superficie corneale, grazie alle cellule staminali raccolte da una biopsia», spiega Graziella Pellegrini, coordinatrice della terapia cellulare al CMR. Questo lembo di epitelio, chiarisce, «che assomiglia ad una sorta di lente a contatto, viene poi trapiantato nel paziente e consente di ottenere una cornea trasparente stabile nel tempo e un pieno recupero della capacità visiva».
Soddisfatto il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini: «E' una grande affermazione della capacità innovativa del sistema della ricerca regionale - ha sottolineato - che basa i suoi successi anche di livello mondiale, come in questo caso, proprio sulle partnership virtuose pubblico-privato. Il progetto è stato sostenuto anche dagli investimenti della Regione a sostegno del Centro di Medicina Rigenerativa, mettendo a disposizione circa 10 milioni di euro complessivi». Poter «contribuire a restituire la vista a pazienti che hanno subito gravi lesioni alla cornea, grazie al primo farmaco al mondo in commercio basato su cellule staminali creato proprio in Emilia-Romagna, è per me motivo di orgoglio», afferma Bonaccini.

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