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La riforma del Senato: un fatto, dopo tante parole

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La riforma del Senato che arriva domani in Parlamento è il primo vero test che il governo Renzi è chiamato ad affrontare dopo l'eclatante successo elettorale delle europee. Non sarà una passeggiata. Sulla carta i numeri sembrano più che sufficienti per approvare il ddl, ma all'interno della maggioranza ci sono parecchi mal di pancia. Ed è più il fuoco amico a preoccupare il premier che il prevedibile cannoneggiamento dei grillini. La riforma rappresenta un fatto epocale e rivoluzionario in un Paese come il nostro che prima dell'arrivo sulle scene del rottamatore faceva fatica a spostare una virgola. Da quanto tempo i brontosauri della politica andavano ripetendo che il bicameralismo perfetto era un'assurdità e che andava eliminato per rendere l'attività legislativa più agile, snella ed efficace? Che solo la Camera avrebbe dovuto esprimere la fiducia al governo, senza tante e inutili perdite di tempo? E cosa hanno fatto per dar corso ai loro progetti? Nulla, assolutamente nulla. Alle parole, pronunciate preferibilmente nei salotti televisivi durante le campagne elettorali, non sono mai seguiti i fatti. Poi è arrivato lo tsunami Renzi e le cose, di colpo, sono cambiate. Oggi, finalmente, dopo tante chiacchiere, una riforma istituzionale è in dirittura d'arrivo, va in discussione in Parlamento. Di buono, agli occhi della gente, c'è anche che ridurrà di due terzi il numero dei senatori (non più eletti dai cittadini ma dai consigli regionali).
La riforma, va detto, non è entusiasmante e non è la migliore possibile perché è il frutto di un faticoso compromesso. Non crediamo, come sostiene qualcuno, che sarebbe stato meglio abolire il Senato tout court. Sicuramente non sarebbe stato più facile: difficile immaginare un Senato che voti per la sua cancellazione. In aula, comunque, ci sarà modo di apportare dei significativi correttivi. Uno, in particolare, per garantire che il presidente della Repubblica non venga eletto in modo frettoloso con i soli voti del partito di maggioranza. Quello di domani, con l'arrivo in Aula del disegno di legge di riforma, è un giorno significativo ma è solo il primo passo di un cammino molto lungo che si potrà concludere solo alla fine dell'anno prossimo. Difficile dire se l'alleanza fra Pd, Forza Italia e Lega riuscirà a tenere fino ad allora, ma un fatto è certo: o le riforme (questa, quella della legge elettorale e molte altre) si fanno o si va a votare con tutti i rischi che ciò comporterebbe in un momento delicato come questo, con una crescita economica che drammaticamente non si vede ancora. Tertium non datur. Dovrebbe esserne consapevole anche chi afferma che già venerdì, in caso di conferma della condanna a 7 anni di Berlusconi nel processo d'appello per il caso Ruby, l'intesa potrebbe saltare. Se davvero così stanno le cose, non vale nemmeno la pena di mettersi a discutere per migliorare una riforma che può cadere a ogni stormir di fronde. Noi pensiamo che prevarrà il senso di responsabilità. Anche perché chi vuole mettere in difficoltà il governo su una riforma che fa risparmiare ai cittadini più di mezzo miliardo di euro all'anno, deve sapere che al prossimo giro rischia di ritrovarsi un Renzi ancora più forte di oggi.

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  • Margherita

    14 Luglio @ 10.27

    Signori PRO e Signori CONTRO: io non ci capisco molto, non ho una cultura politica che mi consenta di comprendere i bizantinismi che caratterizzano la nostra classe dirigente. La mia impressione è che per noi italiani venga da sempre allestito un teatrino di marionette ma che i veri giochi, quelli importanti e anche sporchi, si svolgano perennemente dietro le quinte, celati alla nostra vista. Le uniche cose che mi sono molto chiare sono: la degradata situazione sociale ed economica nella quale siamo scivolati nel corso di questi ultimi anni; la perdita di credibilità nei confronti degli altri paesi; la paura per un futuro che più che incerto sembra proprio non esserci ....e potrei proseguire ma qui mi fermo con un appello di smetterla di remare "contro", sempre e comunque, a chi prova a cambiare un po' le cose. La gente comune come me non ne può più di politici e mega dirigenti che si sono arricchiti producendo solo danni durante i loro mandati. Le critiche siano costruttive e non demolitive di tutto e di tutti: chi ha competenze politiche le metta a disposizione anche di chi non è dello stesso schieramento politico. Qui si tratta di salvare un Paese con tutti i suoi abitanti e non solo conservare qualche poltrona ai propri accoliti.

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  • Oberto

    13 Luglio @ 19.58

    beh che la riforma sia un fatto è tutto da vedere ci sono già una fila di emendamenti, poi se il governo mette la fiducia magari il provvedimento passa ma non credo con la maggioranza qualificata dei due terzi, per cui a seguire referendum confermativo. Referendum confermativo che non farà altro che bocciare questa legge schifosa.

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  • Nicola Martini

    13 Luglio @ 18.43

    Personalmente sono particolarmente preoccupato del progetto di riforma costituzionale che verrà portato in Aula nei prossimi giorni. Credo ci sia da gioire ben poco di un piano di riforma che rischia semplicemente di fare a pezzi la Costituzione repubblicana. La riforma costituzionale tanto sbandierata, a mio modesto parere, manca di quei pesi e contrappesi minimi che risultano necessari in un sistema democratico e purtroppo a mio avviso è il degno risultato, se così si può definire, di una azione politica basata sulle forzature e sulle spallate. I dubbi espressi in merito a tali riforme, è bene ricordarlo, sono stati archiviati definendo i soggetti critici quali: "parrucconi" e "gufi". Nondimeno mantenendo tale linea si è pure giunti a sostituire all'interno della Commissione parlamentare chi esprimeva seri dubbi su tali riforme. Non vedo proprio di cosa si debba andare felici, in quanto dei progetti di riforma raffazzonati (Italicum compreso) rischiano di spianare la strada non a una democrazia ma ad un sistema oligarchico. Purtroppo fa vecchio ricordare che il Bicameralismo perfetto ci ha salvato negli anni da riforme a dir poco discutibili (es. intercettazioni), pur garantendo celerità nella approvazione delle Leggi in quanto le Norme sono approvate velocemente solo in presenza di accordo politico effettivo. Il Lodo Alfano (nella sua negatività beninteso) non a caso fu approvato in nemmeno un mese nonostante il Bicameralismo perfetto. Fa vecchio difendere una Costituzione prodotta da fini giuristi, la quale ci ha evitato nei momenti bui attraversati dalla nostra Repubblica di imboccare svolte di tipo autoritario. Nel mio piccolo mi sento di dire a chi punta così apertamente su questo pacchetto di riforme per svecchiare il sistema istituzionale, quasi fosse una panacea, che la Costituzione non è una mozzarella e non è dotata di una data di scadenza. L'ottica del far presto tanto per fare qualcosa produrrà gravi problemi al Paese in quanto si vuole sì andare di corsa ma non si sa effettivamente dove. Personalmente mi auguro di cuore che le riforme costituzionali falliscano miseramente. Il Paese ha necessità di una Legge elettorale che garantisca stabilità e governabilità, nonchè una qualche "limatura" ai Regolamenti parlamentari per garantire una maggiore celerità nel processo legislativo. Per il resto l'Italia necessita di riforme economiche che diano lavoro. Se difendere la Costituzione mi rende un vecchio catenaccio sono contento di esserlo.

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  • Vercingetorige

    13 Luglio @ 16.14

    LE "VIRGOLE" VANNO MESSE DOV' E' GIUSTO METTERLE , NON DOVE LE IMPONE UN TIRANNO ! SI VA VERSO UNA RESTAURAZIONE DELLA CAMERA DEI FASCI E DELLE CORPORAZIONI ! Il Senato non sarà più rappresentativo della volontà del Popolo , ma servizievole espressione delle "lobbies" ! Tutti i Paesi democratici avanzati hanno Parlamenti bicamerali , perchè una Camera valuta ciò che intende fare l' altra ed interviene a correggere gli eventuali errori , omissioni od eccessi. Questo può rallentare il processo decisionale , ma garantisce un Potere politico rappresentativo. Certo , una tirannìa è più efficiente e rapida nelle decisioni . Hitler era efficientissimo e velocissimo ! Si faceva quel che voleva lui e basta !

    Rispondi

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