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Editoriale La violenza dell'ignoranza

Editoriale La violenza dell'ignoranza
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«Cosa volete che siano quattro macchine bruciate rispetto alla violenza delle multinazionali? Cosa volete che siano quattro vetrine divelte rispetto alla mafia degli appalti?»: questi sono soltanto due dei tanti commenti comparsi sui social network all'indomani della guerriglia di Milano. Segno che la mamma dei cretini è sempre incinta: i ragazzi del movimento No Expo non hanno capito che sono loro le prime vittime delle violenze scatenate dai black bloc. Da oggi faranno molta fatica a convincere la gente che l'esposizione universale non è una straordinaria opportunità di rilancio del nostro Paese, una entusiasmante vetrina sul mondo, una imperdibile occasione per porre rimedio all'inaccettabile ingiustizia nella distribuzione delle risorse alimentari. Da oggi tutti quelli che pensano che l'Expo sia una sciagura, un'inutile baracconata mangiasoldi, saranno visti come complici o fiancheggiatori di quegli squadristi che venerdì pomeriggio hanno devastato il centro di Milano, incendiato auto, distrutto banche e negozi, lanciato molotov e bombe carta contro polizia e carabinieri. Le legittime critiche all'Expo sono state cancellate nel giro di poche ore da quella violenza inaudita.
I pacifisti in corteo hanno assistito impotenti alle distruzioni ma non si sono dissociati, non hanno preso le distanze da quel centinaio di delinquenti. Uno studente dalla faccia pulita, intervistato da una tv, ha negato di essere fra gli autori dello scempio ma ha ammesso candidamente di capire e giustificare i guerriglieri: «Fanno la cosa giusta», ha detto. E noi abbiamo atteso, invano, di veder spuntare la sua mamma, come a Baltimora, che lo riportasse a casa, a forza di calci nel sedere.
Nel frattempo, dopo tre ore di inferno, i black bloc si erano spogliati delle loro tute nere, avevano gettato a terra caschi e mazze e si erano mescolati alla folla per non essere identificati. Non riuscendo a forzare i blocchi per raggiungere piazza Duomo o piazza della Scala, avevano preferito abbandonare il campo, comunque soddisfatti di aver dato una lezione al «capitalismo infame». E i milanesi, sbigottiti più che atterriti, si chiedevano: ma chi ha permesso a questi delinquenti di arrivare fin qui? Chi ha lasciato che si armassero di spranghe e di ordigni e che si infiltrassero nel corteo dei manifestanti? Da mesi si sapeva che i black bloc avevano in programma di festeggiare a modo loro l'inaugurazione dell'Expo: cosa è stato fatto per prevenire gli incidenti? Chi ha gestito in maniera così catastrofica l'ordine pubblico?
Alla fine del pomeriggio di fuoco il ministro dell'Interno Angelino Alfano, sempre più inadeguato al ruolo, si è limitato a dire che «poteva andare molto peggio». Certo, avrebbe potuto scapparci il morto come a Genova, quando Carlo Giuliani fu ucciso nel momento esatto in cui tentava di spaccare la testa a un carabiniere con un estintore. Se questo non è avvenuto, secondo Roberto Saviano, è perché le forze dell'ordine hanno avuto l'ordine di non caricare i rivoltosi, di circoscrivere le violenze, di non rispondere alle provocazioni di quei delinquenti, di lasciarli fare. Secondo l'autore di «Gomorra» questa è stata una strategia vincente, una scelta indovinata, anche se ha comportato un prezzo alto da pagare, fra auto bruciate e negozi devastati, un costo pesante ma necessario ad evitare danni peggiori.
Di tutt'altro parere però sembrano essere le vittime delle violenze. I milanesi che ieri mattina sono scesi in strada, in corso Magenta e in via Carducci, a ripulire i muri imbrattati di vernice, a rimuovere le carcasse annerite delle auto, a riparare le vetrine sono invece convinti che i poliziotti non si siano mossi perché paralizzati dalla paura. Non di quei quattro idioti, teppistelli figli di papà, come li ha definiti Matteo Renzi, ma delle possibili conseguenze di uno scontro fisico. Timore di far male a qualcuno e poi di doverne risponderne in un processo, di passare dei guai, di essere additati come torturatori al pari di quelli della Diaz. E allora lasciamogli pure sfasciare i negozi e incendiare le macchine, devono aver pensato, lasciamo che ci tirino addosso di tutto e che ci prendano a bastonate, prima o poi se ne andranno. Così è stato. I guerriglieri, impuniti, sono tornati a casa. Nessuno risponderà delle devastazioni ed è facile prevedere che anche quei pochissimi che sono stati fermati saranno presto rilasciati per mancanza di prove. Non c'è stato il morto, dice Alfano, va bene così. Va malissimo, invece. Le nostre città non possono essere ostaggio di gentaglia come questa. Intanto i milanesi fanno la conta dei danni e stringono simbolicamente la mano al notaio Giuseppe Parazzini che in viale Majno, al passaggio del corteo degli antagonisti dei centri sociali, peraltro quello pacifico, è uscito sul balcone, ha esposto il tricolore ed è stato bersagliato da uova marce. Una bandiera contro l'intolleranza e la violenza.

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  • gigiprimo

    03 Maggio @ 21.53

    vignolipierluigi@alice.it

    Chiunque non la pensi come loro è un 'duce' caro vergi. Si dà Kruscev ma non dai compagni italiani! Certo sono sempre gli 'altri' che creano Casini e i centri sociali sono gli oratori del partito! Buona notte e sogni d'oro!

    Rispondi

  • Marcus

    03 Maggio @ 21.42

    Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia». Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno». Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...». Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città». Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri». Nel senso che... «Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano». Anche i docenti? «Soprattutto i docenti». Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!». E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio». Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale». E’ dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo». Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti. «Mah, guardi, francame

    Rispondi

    • Samuele

      04 Maggio @ 13.51

      E funziona sempre !. Marco come si potrebbe chiamare un popolo che si lasci prendere in giro ogni volta da dei politici come i nostri ?

      Rispondi

  • cambogiano

    03 Maggio @ 21.20

    la soluzione è imbarcare tutti quelli dei centri sociali e casapound sulle imbarcazioni dei clandestini e spedirli clandestinamente in libia. potrebbe essere un buon modo di disincentivazione per i futuri migranti

    Rispondi

  • Nicola Martini

    03 Maggio @ 20.23

    Personalmente sono dell'avviso che l'immagine migliore sia stata data da quei milanesi che il giorno dopo sono scesi in strada per accomodare e ripulire i disastri prodotti da un manipolo di delinquenti (difficile trovare altre definizioni), i cui atti van ben al di là della legittima protesta. L'Ordine pubblico è cosa seria ed è difficoltoso gestirlo in maniera adeguata. A mio modesto avviso, pur condividendo l'idea di fondo di mantenere un basso profilo al fine di non coinvolgere le parti pacifiche del corteo negli scontri, ritengo sia mancato quel minimo di incisività necessaria atta ad evitare che una parte di Milano rimanesse ostaggio dei manifestanti violenti. La predetta mancanza di incisività è di fatto certificata dal numero esiguo di fermati (una decina mi si corregga se sbaglio). C'è da essere molto contenti che non ci siano feriti gravi o peggio ancora dei morti, ma ciò è da imputarsi per buona parte anche alla buona sorte. Per quanto riguarda la gestione della sicurezza personalmente ritengo sia il caso di trovare una via mediana tra la follia imperdonabile delle torture (come certificato di recente per alcuni fatti del 2001 dalla Corte di Giustizia dei diritti umani) ed una passività (probabilmente eccessiva) che lascia quasi al caso l'esito di una manifestazione violenta. Tutto ciò dovrebbe essere preteso in primis dalla pubblica opinione. Le Istituzioni inoltre dovrebbero pretendere correttezza da parte delle Forze di Polizia, sanzionandone effettivamente gli eccessi per acquisire il grado di autorevolezza necessario, al fine di svolgere legittimamente quel monopolio della forza che non può essere esercitato se non dallo Stato stesso. Purtroppo si è su di una brutta china in quanto le stesse Istituzioni alle volte (forse per evitare ulteriori crisi di consenso), hanno eluso di asserire chiaramente quali sono gli strumenti utilizzabili (per quanto spiacevoli) nella gestione dell'Ordine pubblico, creando così dei tabù pericolosi.In passato sono inorridito (evidentemente sbagliando) quando ho iniziato a vedere l'applicazione di concetti quali la difesa legittima agli Agenti (ai quali per ovvie ragioni non si può chiedere la c.d. ritirata comoda), glissando in parte rispetto la scriminante dell'uso legittimo delle armi (art 53 C.p.). Senza correggere determinate storture come quelle appena elencate temo che ci si dovrà abituare a scene come quelle di ieri l'altro, sperando però che si debbano contare solo danni materiali. Mi sbaglierò.

    Rispondi

  • sabcarrera

    03 Maggio @ 15.04

    Dopo i fatti di Genova la Polizia ringrazia per il supporto datole dai magistrati e forze politiche.

    Rispondi

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