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EDITORIALE

Le note stonate contro Parma

Festival Verdi: stop ai finanziamenti

Le note stonate contro Parma

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Di certo, non avrebbe risolto tutti i problemi del Festival Verdi. Ma quel finanziamento stabile di un milione di euro all'anno avrebbe permesso di programmare le prossime manifestazioni in onore del Maestro con una certa tranquillità. Soprattutto sarebbe stato il definitivo riconoscimento da parte del governo e del Parlamento italiano che Verdi si merita un festival e che quel festival deve essere a Parma. Né più né meno di quanto succede a Torre del Lago in onore di Puccini o a Pesaro per Rossini. E invece no. Nulla. Anche nella prossima legge di stabilità quella noticina per parificare il Festival Verdi agli altri non ci sarà.

E dire che lunedì sera sembrava quasi fatta in commissione Bilancio alla Camera. Poi, verso mezzanotte, a bloccare tutto è arrivata l'opposizione del Movimento 5 Stelle, con il sostegno di alcuni esponenti leghisti. Non contenti di aver già definito il Festival Verdi una «marchetta localistica», i rappresentanti del movimento di Grillo hanno alzato un fuoco di sbarramento su un emendamento alla legge di stabilità. Poche righe di testo, che recepivano una richiesta della deputata Pd Patrizia Maestri, per inserire il Festival Verdi fra le manifestazioni finanziate ogni anno dallo stato. Motivo dell'opposizione dei Cinque stelle? Ufficialmente la giustificazione addotta è che nell'emendamento, oltre al finanziamento per Parma, ne era previsto anche uno analogo per la Fondazione Romaeuropa Arte e cultura diretta dalla moglie di un esponente romano del Pd. E così è stato chiesto dal gruppo M5S il ritiro di tutta la proposta, senza alcuna differenza fra i due destinatari dei finanziamenti. Nonostante il governo avesse già dato parere favorevole al testo, l'emendamento è stato ritirato dal Partito Democratico. Lo stesso Pd che è poi riuscito in extremis a recuperare le agevolazioni per il Maxxi di Roma diretto dall'ex ministra Melandri ma non per Verdi. Un pasticcio. In tutti i sensi. Che riporta Parma con i piedi per terra, ai soliti noti problemi italiani, dopo la soddisfazione di venerdì per la notizia arrivata da Parigi del meritato e importate riconoscimento dell'Unesco alla nostra cultura gastronomica.

Il sospetto è che ai deputati Cinque stelle non sembrasse vero di sparare addosso al Pd e intanto di sistemare qualche conto interno con il sindaco di Parma. Fu infatti in occasione della discesa a Roma di Pizzarotti per sostenere una proposta di legge in favore del Festival presentata da due parlamentari dissidenti che i fedelissimi di Grillo bollarono il tutto come una «marchetta localistica». Una definizione che per molte leggi proposte nel nostro Parlamento non stona affatto. Ma usata di fianco al nome di Verdi non è altro che un'attestazione d'ignoranza. Per anni a Parma si è dovuto fare i conti con lo scarso peso dell'ex Pci-Pds-Ds in Regione e con quella che veniva definita «l'ostilità di Bologna», non a torto, visto l'ultimo emblematico declassamento della Tirreno Brennero. Non bastava. Ora bisogna iniziare a temere anche le lotte intestine del movimento di Grillo?

Sia come sia, per il Festival Verdi adesso resta solo da sperare che la Camera approvi l'ordine del giorno già annunciato dalla Maestri e che il Governo stanzi i fondi. In attesa che a Palazzo Madama inizi il suo iter il disegno di legge presentato dal senatore Giorgio Pagliari.  Ma i tempi non saranno brevi. Peccato non si possano chiedere i fondi per il Festival all'Unesco. A Parigi, c'è da scommetterci, non conoscono solo il Parmigiano e il Prosciutto. Ma sanno anche chi è Giuseppe Verdi.

spileri@gazzettadiparma.net

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  • Greg

    16 Dicembre @ 17.19

    Mi dispiace dissentire dalle sue considerazioni, ma paragonare Pesaro e Torre del Lago con un fantasma di Festival come quello a cui è ridotto il nostro è improponibile. Lasciamo stare Verdi, lo abbiamo già offeso abbastanza a casa nostra per allargare la cerchia dei denigratori. E' altresì vero che la politica più retriva cavalca l'avvenimento, ma onestamente dovremmo riconoscere che in quanto a coerenza i nostri eletti sono piuttosto carenti. Non conosco un altra città dove gli accordi da sottoscala sono così endemici. Le ricordo infine che neppure un sussidio certo può trasformare dei dilettanti in seri professionisti. Abbiamo avuto un Festival in passato degno di questo nome e la stessa politica che ora la nausea tanto lo ha distrutto. Pochi si indignarono ma prevalse l'interesse politico di chi era pronto a saltare sulle diligenza. Peccato che fosse un carretto sgangherato.

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  • Remo

    16 Dicembre @ 17.08

    il sempre rimpianto sindaco Ubaldi(lista civica) sapeva barcamenarsi tra gli sgambetti della regione Emilia-Ro(magna), matrigna verso Parma, e le lusinghe del governo Berlusconi(di destra, con ministro l'on.Lunardi di Parma, e quindi già favorevole di suo).Mentre il sindaco Pizzarotti ha contro sia Bologna che Roma, con il "reggiano" Prodi che tira ancora i suoi fili , e l'altro "reggiano" Del Rio che completa l'opera a Roma.Dulcis in fundo, ci si mettono anche i 5* a rompere...le uova nel paniere, affossando un decreto che, finalmente, faceva arrivare un po' di soldi a Parma:insomma, c'è li abbiamo tutti contro, l'unica speranza è nei nostri industriali, che abbiano ancora voglia di investire su Parma e provincia, e che battino i pugni sul tavolo a Bologna e Roma!Ma hanno già dimostrato con l'aeroporto e l'Unesco che ci sono, per fortuna...

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    • Maurizio

      16 Dicembre @ 20.24

      Guarda che ubaldi ottenne una marea di finanziamenti dai rossi di bologna, solo che naturalmente non lo poteva dire. Ubaldi collaborava anche con il presidnete della provincia bernazzoli ma quando si trattava di dare colpe non eistava a schierarsi contro quelli di sinistra, magari gli stessi che lo avevano aiutato e di cui lui si attribuiva tutti i meriti. è innegabile quello che di buono ha fatto ubaldi ma ha fatto anche enormi danni che ancora i parmigiani stanno pagando però una cosa bisogna dirla, ubaldi non è mai stato riconoscente con chi giustamente gli dava dei fondi, a fatica ringraziava roma ma mai la regione o la provincia

      Rispondi

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