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editoriale

Che cosa ci dicono i regali di Natale

Che cosa ci dicono i regali di Natale

Foto d'archivio

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Vedo gli editoriali dei grandi giornaloni tutti dedicati alla politica, ma è il 27 dicembre e credo che siamo ancora tutti intenti a digerire pranzi e cene natalizie: non possiamo infliggere allo stomaco anche le polemiche della minoranza Pd o quelle fra brunettiani e antibrunettiani all'interno di Forza Italia (a questo si è ridotto il centrodestra: alle polemiche fra brunettiani e antibrunettiani). Penso che il cosiddetto Paese reale lo si capisca di più parlando della nostra vita di tutti i giorni: in questo caso, di come abbiamo passato il Natale.
Spero che il vostro sia stato ottimo. Io l'ho cominciato la notte del 23 - appena tornato a casa dal giornale - incrociando le lame con un culatello di 4,8 chili che mi era appena stato regalato. Da neo-parmigiano adottivo, o se preferite da neo-immigrato, il regalo mi ha fatto felice ma anche gettato nel panico: come si prepara un culatello? Ho interpellato alcuni esperti e ho scoperto che ci sono diverse scuole di pensiero. Tutti dicono che va avvolto, per un paio di giorni, in un canovaccio: ma secondo alcuni quel canovaccio deve essere imbevuto di vino bianco, secondo altri di rosso. Comunque. Fatto questo - e non dirò mai se ho optato per il bianco o per il rosso - ho tolto la vescica (ho scoperto che la pelle del culatello si chiama così: vescica) e ho proceduto alla rimozione delle impurità, come era scritto su un cartoncino di istruzioni. Quindi - era ormai quasi l'alba - l'ho tagliato a metà e ho cercato di rifilarlo. Solo di fronte all'affettatrice mi sono rassegnato a chiedere aiuto a mani più esperte.
Il magnifico culatello mi ha fatto pensare ai Natali dei nostri nonni e genitori. Era uno dei pochi giorni dell'anno in cui compariva la carne, e si pranzava in casa senza strologare sulle imminenti vacanze in montagna o nei mari del Sud. Negli anni Sessanta arrivarono il benessere e, per i bambini, i giocattoli delle réclame di Carosello. Poi però ci fu il Sessantotto. Mario Capanna andò davanti alla Rinascente a gridare che il Natale era una cinica finzione del consumismo: la pubblicità induceva bisogni fallaci. Ci sarà stato del vero, ma anche quella sbornia per fortuna è passata. Perfin troppo: dagli anni Ottanta è diventato di moda l'auto-regalo. Lo slogan era «a Natale regàlati»: regàlati la nuova spider, le spiagge dei Caraibi, il panettone farcito. Erano anni di vacche grasse e il 25 dicembre sembrava arrivare una specie di cornucopia, tanto che ci inventammo una nuova attività: il riciclaggio dei regali superflui. Infine è arrivata la crisi e siamo passati, o meglio tornati, ai «regali utili».
Com'è stato quest'ultimo Natale? Sicuramente ancora di preoccupazione. Vorrei però che non ci dimenticassimo di quei Natali dei nostri genitori, e del nostro stupore per una macchinina o un soldatino sotto l'albero. Oggi spesso sotto l'albero mettiamo buste piene di soldi perché non sappiamo che cosa regalare ai nostri figli, convinti come siamo che abbiano già tutto. Ci sono invece tanti ragazzi - come quelli che hanno fatto i volontari ai pranzi della Caritas, della comunità di Sant'Egidio e della mensa di padre Lino - che ci fanno capire di cosa abbiano davvero bisogno. Anche loro ci hanno fatto un bellissimo regalo di Natale.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it 

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  • Vercingetorige

    27 Dicembre @ 18.46

    EDITORIALE PIENO DI NOSTALGIA , DIRETTORE ! Ricordo anch' io , che son più vecchio di lei , quei Natali in cui il regalo consisteva nello stare insieme , al calore della stufa ed al profumo del brodo degli "anolini". I "puristi" parmigiani vogliono chiamarli così ,ma, se lei preferisce , può pure chiamarli "cappelletti" . Qualche volta li chiamiamo "cappelletti" anche noi , come Cremonesi , Mantovani e Reggiani , ma qui lo dico e qui lo nego. Lasci stare , invece , i "tortellini" bolognesi , che sono un altro mondo. Di secondo c' era sua Maestà il Pollo. A quei tempi , di una persona ricca , si diceva che mangiava il pollo tutti i giorni . Oggi è una carne economica , che , nei supermercati , le tirano dietro. Però , lei sa che io sono un maledetto pignolo , per cui mi consenta tre osservazioni . La prima : ad esser pignoli il culatello andrebbe tagliato col coltello , non con l' affettatrice . Certo , ci vogliono una buona mano ed un buon coltello ! La seconda : i giocattoli ai bambini , la macchinina , il soldatino ( e chi li vuole più ? Ormai vogliono l' "iphone" o la "consolle" ! ) , a Parma , e per i pochi Parmigiani rimasti , li porta Santa Lucia , nella notte tra il 12 e il 13 di dicembre. Gesù Bambino li porta a Milano . E' stata la fortuna dei miei figli . A Santa Lucia li ricevevano da me , parmigiano , ed a Natale da mia moglie , che è brianzola. La terza : coi volontari della Caritas , di Sant' Egidio , di Padre Lino , non dimentichi tutti quei meravigliosi ragazzi e ragazze volontari della Croce Rossa e delle Pubbliche Assistenze , che assicurano , senza prendere un centesimo ( anzi , si pagano loro quota associativa e corredo personale ) , il servizio delle autoambulanze . E' grazie a loro che , a Parma , un' ambulanza arriva in qualunque parte della città in dieci minuti. In provincia ci vuole qualcosa di più , ma , se si dovesse contare solo su Personale dipendente stipendiato , non ce lo sogneremmo neanche. Auguri .

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