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Anonimi e nickname, il lato oscuro del web

Anonimi e nickname, il lato oscuro del web

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Con questo editoriale comincia la sua collaborazione con la Gazzetta di Parma Massimiliano Panarari, docente di Organizzazione del consenso all’Università Luiss “Guido Carli” di Roma (e di Marketing politico alla Luiss School of Government) ed editorialista del quotidiano La Stampa.

La Rete possiede molteplici volti. È un prisma, con tante facce, alcune straordinarie (e che hanno migliorato la qualità delle nostre vite in maniera impareggiabile), e talune altre oscure.
Vale così la pena di riflettere molto seriamente su uno di questi dark side. “Non firmarsi” in Internet, al dunque, è libertà o arbitrio (e prepotenza)? Di sicuro, è un fenomeno che imperversa: e, a nostro avviso, ben lungi dal rappresentare una buona pratica identifica una delle peggiori – e più vigliacche – consuetudini fattesi spazio nell’oceano del web. Dal momento che, per sgombrare preventivamente il campo da un possibile equivoco, l’anonimato non ha nulla a che fare con quelle radici libertarie e antiautoriarie che costituiscono una delle sorgenti della “Galassia Internet” (come l’ha chiamata il sociologo Manuel Castells). E ci troviamo invece, molto banalmente (la “banalità del male”…), dalle parti dell’atteggiamento canagliesco di chi lancia il sasso (con la finalità precisa di arrecare dolore a qualcun altro) e, subito dopo, nasconde la mano.
Ciò a cui assistiamo in questi anni è il contrapporsi tra una forma di “populismo mediatico” (di cui molto era preoccupato Umberto Eco), che si sposa con un certo “politicamente scorretto” oggi di gran moda, e la netiquette (il galateo e l’“etichetta” della Rete) non abbastanza diffusa (né tanto meno praticata), la versione nel mondo virtuale della buona educazione malauguratamente caduta troppo spesso in disuso nella nostra esperienza di tutti i giorni. Internet rappresenta una grande agorà che ha aperto agli utenti spazi e occasioni, prima inimmaginabili, per fare sentire la propria voce. Ed è, quindi, uno dei canali più potenti attraverso cui si manifesta il principio di disintermediazione, che mette direttamente a contatto i “produttori” di news e i loro “consumatori”: con una sequenza di ripercussioni problematiche per i primi (che vivono una crisi di ruolo e di autorevolezza), ma pure – i processi di questa nostra epoca si rivelano connotati in modo “strutturale” dall’ambivalenza – con una serie di riflessi assai positivi, che vanno dal fiorire del citizen journalism alla possibilità per chi lavora nei giornali di ricevere feedback, commenti e riscontri immediati. E, dunque, se si vuole esprimere il proprio punto di vista occultare l’identità dietro un nickname rappresenta, di per sé, una contraddizione. In questi casi, appunto, non si vuole portare un’opinione che arricchisca il dibattito, ma unicamente esibire rancore, invidia e odio, o “sublimare” in modo codardo le proprie frustrazioni (come evidenzia una certa dimensione di “sfogatoio” assunta dai social). L’anonimato nel web, in buona sostanza, riproduce (e amplifica) le stesse deleterie dinamiche della logica del branco. E tutti coloro che non si sentono né apocalittici né integrati, ma esclusivamente persone razionali e di buon senso, sarebbe bene che si mettessero seriamente a ragionare per trovare dei rimedi, e contrastare così questa deriva nell’uso di una tecnologia formidabile che ha cambiato l’esistenza e l’immaginario collettivi.
@MPanarari

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  • Filippo Bertozzi

    27 Marzo @ 23.21

    Sollevo un altro tema spinoso: i troll al servizio del potere, pagati per tessere le lodi del governante di turno o per screditare chi lo critica. A livello internazionale, è noto che Putin abbia un ben nutrito ufficio propaganda, che occupa un intero palazzo con il solo compito di scandagliare il web e commentare a suo pro. Visto che però così si condiziona chi legge i commenti pensando che siano disinteressati, chi potrebbe mettere la mano sul fuoco che non succeda lo stesso a livello locale, con eletti a rappresentare tutta la cittadinanza che commentano nascosti da pseudonimi, o addetti alla comunicazione che anziché rappresentare il Comune, sono al servizio della giunta? L'anonimato consente queste pericolose distorsioni della democrazia.

    Rispondi

  • killer

    27 Marzo @ 22.09

    Dopo la tragedia delle Torri Gemelle,il problema attuale è il Nickname!!

    Rispondi

  • killer

    27 Marzo @ 09.16

    Menomale che ci sono loro, ecco perché l'Italia va così bene!!

    Rispondi

  • killer

    27 Marzo @ 09.05

    Beato lui che è così intelligente!!!!

    Rispondi

  • Massimiliano

    27 Marzo @ 05.30

    Panarari, perché non parliamo del deep web, di TOR di quel lato oscuro ma accessibile agli addetti ai lavori dove vengono vendute armi, droga, bambini, donne, uomini, organi, omicidi..... E mi viene a parlare di nick name e anonimato??? Ma va la va...

    Rispondi

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