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EDITORIALE

L'importanza di dire no al "partito del no"

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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E' il primo anniversario di un mezzo miracolo. Una domenica di dodici mesi fa (per la precisione era il 3 maggio) ventimila milanesi sfilavano in corteo allo slogan di «Nessuno tocchi Milano». Erano armati di spazzole e detersivi e ripulivano la città deturpata dai delinquenti. Ricordiamo i fatti.
Due giorni prima, il primo maggio, si inaugurava l'Expo. Mentre nel quartiere fieristico si tagliavano nastri e si aprivano padiglioni, per le vie del centro sfilavano altre ventimila persone unite dallo slogan «No Expo». Tra loro c'erano i soliti black-bloc. Solo trecento, pare, ma sufficienti per mettere a ferro e fuoco Milano. Vennero sfasciate vetrine di negozi e di banche, incendiate auto in sosta, imbrattate centinaia di case. Il tutto mentre la polizia e i carabinieri erano costretti ad assistere impotenti perché si sa come funzionano queste cose in Italia: guai a intervenire, se per caso viene colpito qualcuno di questi sinceri democratici, si crea il martire.
Non vorrei essere equivocato, perché lungi da me l'intenzione di accomunare i black-bloc ai manifestanti pacifici. Però va pur detto che i delinquenti che devastarono Milano poterono muoversi agevolmente all'interno di cortei che fecero ben poco per fermarli. E va pur detto anche che la manifestazione arrivò al culmine di mesi e mesi di una campagna che aveva come unico fine quello di non far partire la rassegna, e che si nutriva di disinformazione, sospetti e soprattutto della cosiddetta «ideologia del no». «No Tav», «No Olimpiadi», «No Expo» e così via (ora, posso capire, anche se non li condivido, i «No Tav» della Valsusa: non vogliono lavori a casa loro; ma l'Expo a chi poteva dar fastidio? Mah). Comunque. Si disse per mesi che sarebbe stato un fallimento economico; che sarebbero girate tangenti; che si buttavano via soldi per opere inutili. Il sentimento popolare ostile all'Expo cresceva spesso su autentiche balle. Beppe Grillo disse in una conferenza stampa (e poi alla Rai) che, tanto per fare un esempio, era stata costruita una strada da Monza a Milano di quindici corsie, «roba che neanche a Los Angeles». Peccato che fra Monza e Milano - due città attaccate, senza soluzione di continuità - non sia stata costruita nessuna nuova strada, neppure a una corsia. Ma tanto, chi ascoltava che ne poteva sapere? Montò così la rabbia «No Expo» che portò alla manifestazione del primo maggio.
Però, ecco l'imprevisto. I milanesi reagirono. Non solo contro i delinquenti, ma anche contro l'idelogia del «no a prescindere»: due giorni dopo, appunto, andarono subito in strada a ripulire, a riparare i danni. Morale: l'Expo, che si temeva bersaglio di contestazioni e incidenti continui, è poi filata via liscia. Ha chiuso con 22,2 milioni di visitatori (6,5 milioni di stranieri), ha incassato 373,7 milioni solo in biglietti di ingresso, più un indotto incalcolabile; e grazie al commissario anticorruzione Raffaele Cantone, non risultano al momento ruberie.
Ecco perché forse si può sperare che un anno fa ci sia stata una svolta. La gente comune ha detto «basta» al disfattismo e alla cultura del sospetto e della paralisi, e ha cominciato a rimboccarsi le maniche. Forse quel poco che è ripartito in Italia è ripartito anche grazie a quello che accadde quel giorno di un anno fa, e che dobbiamo tenere vivo.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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  • Filippo

    10 Maggio @ 09.19

    filippo.cabassa.1970@gmail.com

    Bravo Brambilla, ben scritto come al solito. In Italia purtroppo si creano ormai solo martiri della delinquenza.

    Rispondi

  • LaoTzu

    10 Maggio @ 06.09

    Expo? L'ennesima mangiatoia per la politica e gli "amici" della politica (il tema era infatti "il cibo"... sic!). Quello che resta? il buco nei conti di Expo di cui Scala (candidato sindaco a Milano per il PD, il partito con più indagati, arrestati e imputati della storia della Repubblica...) non rende conto, gli appalti truccati, più di 50 indagati e diversi arrestati. E poi l'area fiera di Pero-Musocco, devastata dall'ennesima inutile cementificazione selvaggia.

    Rispondi

  • Ivo

    08 Maggio @ 18.11

    Oramai la torta era spartita ! Oltre agli arresti , non si parla precisamente di quanto è costato Expo , ( la solita follia ) a scalpito di irrisori guadagni sbandierati dai media. Lasciamo i numeri delle visite ( biglietti scontati e regalati ) quell area per adesso è morta , dopo sarà ancora peggio. A riguardo di Grillo , ricordo diede un idea di Expo , tutt altro che stupida , cioè invece di rendere quei terreni edificabili per arricchire i soliti noti , e cementificare ovunque un area che poi sarebbe rimasta poco sfruttabile dai cittadini , di progettare Expo in un grande parco naturale , al fine che dopo la chiusura , il cittadino ne potesse usufruire. Le idee ci sono , gli interessi di alcuni pure amico ed amici di turno

    Rispondi

  • Davide

    08 Maggio @ 15.07

    L'unico successo di Expo è che si sia svolto dopo le premesse per il resto: il tema cibo è stato tradito sembrava più un villaggio di tour operator per eventuali futuri viaggi, code interminabili che è anche il commento che va per la maggiore di ritorno da expo e per finire il buco nei conti di cui Scala candidato sindaco a Milano continua a far finta di non sapere. Certo per l'Italia il fatto di averlo aperto è stato già un successo ma ci vuole ben altro che crogiolarsi su quell'Expo....

    Rispondi

  • Bela

    08 Maggio @ 13.27

    Ma cosa non risultano ruberie?? Appalti truccati, ci sono stati 7 arresti già nel 2014 c'è già un primo pentito che si chiama Maltauro, cinquanta indagati....se questa è informazione meglio passare a Novella 2000....

    Rispondi

    • 08 Maggio @ 15.31

      Risponde Michele Brambilla: "Gli arresti ci sono stati, appunto, nel 2014, e non più da quando Cantone è stato incaricato di vigilare, come da me scritto".

      Rispondi

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