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EDITORIALE

Cosa muove i peggiori terroristi della storia

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Sono cresciuto nella stagione delle Brigate Rosse. Il giorno in cui rapirono Aldo Moro ero all'Università e fummo circondati dall'esercito, perché a pochi metri c'era la prefettura di Milano e si temeva un colpo di Stato. Per un mese, fino al ritrovamento del cadavere di Moro, venni fermato tutti i giorni ai posti di blocco: mi perquisivano e controllavano se all'interno della mia auto - una 127 blu, la ricordo con la nostalgia che si prova per la prima macchina - c'erano armi o volantini. Non ero un tipo sospetto: ma controllavano tutti.

Delle Brigate Rosse ho avuto paura, poi le ho raccontate quando ho cominciato a fare il cronista. A un certo punto ho temuto che fossero invincibili, e ho gioito quando sono state sconfitte. Quando mandavano i loro volantini di rivendicazione, i giornali li definivano "farneticanti". E davvero farneticavano, quando parlavano di dittatura (in un paese dove c'erano libere elezioni da più di trent'anni) e annunciavano un nuovo mondo comunista (quando il mondo aveva già conosciuto gli orrori del comunismo).

Ma mai un brigatista rosso, che pure era un terrorista, è arrivato a compiere quello che compiono  oggi i terroristi islamisti. Le Br sparavano a bersagli precisi, ed era folle e orribile perché ammazzavano povera e brava gente (poliziotti, magistrati...) e perché comunque non si ammazza nessuno. Ma mai hanno colpito un bambino, come fanno questi indemoniati, come ha fatto questo dannato che giovedì a Nizza ne ha schiacciati a decine.

Nel film di Bellocchio sul sequestro Moro («Buongiorno, notte») si vedono i brigatisti che, la sera prima di eseguire la condanna a morte del politico democristiano, si fanno il segno della croce. È certamente una licenza del regista, una scena di fantasia, ma sta a significare che anche quei terroristi venivano comunque da una cultura che impone un confronto con il bene e con il male. Il brigatista sapeva che uccidere è un male; lo faceva lo stesso perché pensava che fosse necessario per una società più giusta: e così non solo sbagliava, ma era ormai diventato soltanto un criminale. Però non pensava di dare soddisfazione a Dio. I terroristi islamisti di oggi pensano invece che esista un dio assetato di sangue che gode nel veder sgozzare gli innocenti e nel veder falciare decine di bambini con un camion lanciato a tutta velocità.

C'è molto timore nel dire tutto questo, oggi in Occidente, perché c'è molta ipocrisia, c'è ancora quel cancro subdolo che è il "politicamente corretto". Ma la verità è questa: il terrorismo che sta avvelenando il mondo ha una matrice religiosa. C'è chi dice che siano la povertà e la disperazione a muovere i kamikaze, ma non è vero: il macellaio di Nizza aveva un lavoro e una casa; i macellai che in Bangladesh hanno massacrato chi non sapeva il Corano erano ricchi. Ma poi: se non sei convinto di un aldilà, non ti fai saltare in aria.

Noi occidentali dobbiamo dunque imparare a chiamare le guerre con il loro nome. E il mondo islamico deve cominciare a prendere davvero le distanze dai terroristi: a isolarli, a denunciarli. Non lo ha ancora fatto. Finora si è comportato come quella sinistra che, ai tempi, chiamava i brigatisti «compagni che sbagliano». E l'Isis e gli altri tagliagole, ripeto, sono molto peggio dei brigatisti.

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  • Indiana

    20 Luglio @ 09.39

    Indiana

    Bravo direttore! Un discorso che tanti,troppi suoi colleghi,sia sui giornali che in televisione,non hanno le palle per fare. Questo terrorismo ha un nome e un denominatone unico e comune:l'islam. Tutti i terroristi sono islamici e compiono atti terribili,torture e sevizie di innocenti prima di lasciarli morire d'agonia. Le vittime del Bataclan e di Dacca sono state seviziate,gli hanno strappato gli occhi,i genitali,li hanno sventrati,decapitati un orrore senza fine. E tutti a nasconderlo,come complici di quegli assassini infami. E,come vediamo,i così detti moderati stanno a guardare ridendo sotto i baffi perché l'islam moderato é stato dimostrato che non esiste. Urgono interventi seri e urgenti. Basta chiacchiere

    Rispondi

  • Nicola Martini

    18 Luglio @ 11.31

    La lotta armata posta in essere dalle br, come indicato nell'editoriale, è differente (per modalità e movente) rispetto l'azione terroristica islamica. Dato che si sono tirati a mano gli "Anni di piombo" credo sia doveroso ricordare, sopratutto a due settimane dall'anniversario del 2 agosto, che anche in Italia abbiamo vissuto un tipo di terrorismo stragista iniziato (per quanto riguarda la "strategia della tensione") il 12 dicembre 1969 (P. Fontana) e che ha raggiunto il proprio apice con l'attentato alla Staz. di Bologna, che ha ucciso 85 persone e ne ha ferite oltre 200. Senza dover tirare a mano la matrice di questo tipo di terrorismo, mi pare doveroso ricordare sopratutto nei riguardi di quegli italiani che erano troppo giovani per rammentarsene o che non erano ancora nati, che anche nel nostro Paese purtroppo si è fatta l'esperienza di azioni terroristiche volte a colpire nel mucchio. Analizzare il periodo citato in poche battute è pressoché impossibile a maggior ragione se si cita il caso Moro, che a mio modesto avviso molti (troppi), per ignoranza o ipocrisia, lo definiscono ancora oggi omicidio politico. Nel mio piccolo lo definisco golpe se penso alle parole del P. Pertini profferite dinanzi al Parlamento in seduta comune il 9/7/'78: "Ed alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro, di un uomo onesto, di un politico dal forte ingegno e dalla vasta cultura: Aldo Moro. Quale vuoto ha lasciato nel suo partito e in questa Assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi". Non ho altra definizione da usare quando viene assassinato il probabile futuro Capo dello Stato. Per quanto riguarda il terrorismo islamico i moventi credo possano essere variegati e molteplici: fanatismo, vendetta rispetto l'azione dei Paesi occidentali in M. Oriente e nei Paesi del terzo mondo, scarsa integrazione delle seconde generazioni e così via dicendo. Per poter incidere sul fenomeno terroristico credo si debba agire su tutti gli elementi da cui esso trae origine, tra cui anche la pervasività della religione rispetto la politica negli Stati islamici. Basta vedere il rischio islamizzazione in Turchia. Favorire la laicità nella vita politica dei Paesi a maggioranza islamica può essere la via da seguire e lo dico pensando ad un Occidente in cui ci si è scannati in passato per secoli in nome della religione. In poche righe purtroppo non è possibile analizzare adeguatamente il fenomeno.

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