EDITORIALE

Ma io dico grazie alla «buona sanità»

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Ha fatto scalpore nei giorni scorsi la morte di un pensionato, malato terminale, lasciato per 56 ore ad agonizzare al pronto soccorso del San Camillo di Roma, con solo un paravento a garantirgli uno straccio di privacy. La notizia ha dato l'opportunità a tutti di riparlare della "malasanità" italiana.
Ho passato la giornata di venerdì in due diversi ospedali pubblici, prima per un mio figlio, e poi per mio padre. E non mi ritrovo affatto nel quadro che i media dipingono della nostra sanità. Anzi non mi ci ritrovo neppure se penso alle esperienze passate, alle tante volte che, per me o per i miei familiari, ho avuto necessità di cure ospedaliere. Al contrario, sono sempre rimasto colpito non solo dall'efficienza della struttura, ma anche da quella disponibilità a dare spesso, da parte del personale, un qualcosa in più; un'attenzione, una sensibilità.
Conosco l'obiezione: l'Italia non è tutta uguale, al Nord ci sono le eccellenze, ma non tutti gli ospedali sono ben organizzati. Certo che è così. Però l'immagine che esce dai media è sempre quella della "malasanità", fanno notizia solo i casi di errori, incuria, sciatteria. Se il marziano di Flaiano venisse in Italia, leggendo i giornali e guardando la tv penserebbe che la sanità italiana è uno schifo. E invece della nostra sanità dobbiamo andare fieri, perché è una delle migliori del mondo, molto meglio di quella degli Stati Uniti, dove appena ti ricoverano ti chiedono la carta di credito, mentre da noi chiedono la tessera sanitaria, perché nella nostra tradizione il principio è quello della solidarietà, non della legge del più forte. Ma noi italiani siamo anche dei provinciali, e non c'è nulla di più provinciale di esaltare sempre quello che fanno all'estero, Usa in particolare.
Faccio il giornalista da fin troppo tempo e so bene che un fatto negativo fa più notizia di uno positivo: ma mi chiedo sempre più spesso se stiamo davvero contribuendo a rappresentare la realtà. La pretesa di una sanità perfetta, infallibile, è purtroppo anche la spia di un sentimento, anzi di un atteggiamento sempre più diffuso, che si manifesta in un'altra pretesa, quella della guarigione. Certo tutti abbiamo diritto a essere curati come si deve, con professionalità e umanità, ma la salute sempre e comunque non può essere un diritto per il semplice motivo che ciascuno di noi è destinato ad ammalarsi, a invecchiare, a morire. Eppure si moltiplicano le denunce contro i medici, rei di non aver fatto il miracolo, magari di non aver impedito la morte di novantenni malati di cancro. I medici sono terrorizzati, ordinano un'infinità di esami più per tutelarsi in vista di una causa che non perché li ritengano necessari. Ecco, i casi di malasanità dipendono anche da questo atteggiamento di pretesa, insomma anche da noi: noi che affolliamo il pronto soccorso per autentiche sciocchezze, con il risultato di lasciare in coda chi avrebbe davvero bisogno di rapide cure.
Una parola mi ha colpito, fra quelle lette in questi giorni: "calvario". Sì, negli ospedali viviamo spesso un calvario: il quale però è conseguenza ahimè della nostra fragile condizione umana, non di medici e infermieri che - se proprio debbo generalizzare - ritengo in grandissima maggioranza nostri benefattori, gente di fronte alla quale bisognerebbe togliersi il cappello, se ancora si usasse portarlo.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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  • Ivo

    10 Ottobre @ 17.47

    @redazione statistiche internazionali ? Certo che se siamo sopra L Uganda il Congo la media si alza. E mai stato in un ospedale in Germania? Francia? Olanda? Giappone ? Io si . E perché i nostri migliori ricercatori pluripremiati e giovani sono all estero? io vado all ospedale per farmi curare, se sto male, dobbiamo farne un vanto che molti ne traggono beneficio? Parliamo dei tempi di attesa per una visita,o se hai la sfortuna di recarti al pronto soccorso la sera a Parma! Che molti operatori fanno il loro dovere come i medici e'un obbligo! E non è un obbligo che il figlio del.., deve fare il primario solo perché suo padre e' . I ristoranti son pieni , e gli italiani son più ricchi, adesso anche la sanità ci salva ! Io vivo su un altro mondo

    Rispondi

    • 10 Ottobre @ 18.42

      (dalla redazione) Non siamo solo sopra l'Uganda e il Congo, ma se il livello della replica è questo forse non vale la pena di rispondere.

      Rispondi

  • marco

    10 Ottobre @ 14.10

    Un conto è presentarsi in un ospedale da direttore ed ex direttore di varie testate nazionali un conto è presentarsi come signor nessuno.Detto questo,per il momento,la nostra sanità è molto buona nelle emergenze scarsa nella prevenzione visto le code per gli esami,ma quello è stato creato ad hoc per favorire i servizi del privato

    Rispondi

  • Ivo

    10 Ottobre @ 05.53

    Questo è un altro suo spot subliminale, elettorale a questo governo , come i ristoranti son pieni o gli italiani si stanno arricchendo. Chissà perché poi chi i soldi li ha davvero , per farsi curare decentemente , va all estero. La sanità in USA costa , vero, ma il servizio privato e d eccellenza, in Italia hai la tessera, ma con le tasse che paghi durante La tua vita, ti costa quanto uno privato ( montagne di miliardi tangenti promozioni ad amici o figli senza merito) e strutture fatiscenti.ospedali labirinto immensi dove imboscarsi. Racconterei decine di casi, compreso la morte di mia madre. Mi faccia dire a detta di molti operatori ( onesti) siamo diventati un numero,e L infermiere o il medico a volte è solo uno stipendio. Ma avendo Lorinzin misnistro della salute ( diplomata al classico?) cosa pretendiamo. L esempio di come funziona L ho scritto sopra

    Rispondi

    • 10 Ottobre @ 11.08

      (Dalla redazione) Non pensa di fare un quadro irrealmente cupo della Sanità in Italia? Quello che dice non trova riscontro nelle statistiche internazionali e sopratutto nel vissuto di molti di noi che, in circostanze drammatiche come quelle che descrive, hanno trovato negli ospedali italiani - assieme a cose che non vanno, come ovvio e come è difficile che non succeda in organizzazione complesse - tante professionalità eccellenti e anche un notevole senso d'umanità da parte del personale sanitario.

      Rispondi

  • Biffo

    09 Ottobre @ 17.59

    Dottor Brambilla, mi lasci pensare, però, che se non si fosse trattato del figlio e del padre suoi, dato che Lei è ben conosciuto a Parma, come Direttore del giornale locale, forse la sollecitudine dei medici non sarebbe stata la medesima. Anche per quel poveraccio morto senza alcuna assistenza, a Roma, i medici, se non altro, cosa inaudita prima, si sono scusati, dopo aver saputo che il figlio era un giornalista.

    Rispondi

    • 09 Ottobre @ 18.29

      (dalla redazione) Non erano ricoverati a Parma.

      Rispondi

    • 09 Ottobre @ 18.25

      (dalla redazione) Non erano ricoverati a Parma.

      Rispondi

  • Remo

    09 Ottobre @ 14.18

    ok, tutto vero e giusto...ed allora, che si premino i (tanti) meritevoli, e si puniscano i (pochi) colpevoli!

    Rispondi

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