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editoriale

Festival Verdi, i retroscena del successo

Un coro senza stonature
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Chiariamo subito: è un atto di giustizia al compositore più rappresentato al mondo. Atto di giustizia doppio: il «sì» di ieri dei 189 senatori al Ddl che finanzierà stabilmente il Festival Verdi è anche un omaggio di “categoria” all'uomo che fu deputato al primo parlamento nazionale, Senatore dal 1874 e portatore sano «di senso civico e genuine passioni politiche e sociali» in tutte le sue opere. Il Maestro consegna l'estremo dono alla sua terra: un milione di euro l'anno sono un volàno importante. Senza se e senza ma. Si tratta di un dono meritato che, inseguito da almeno tre lustri, giunge quando il territorio dimostra di avere fatto sua la lezione del sacrificio nella collaborazione. Andando per punti, partiamo dalla convergenza di intenti tra Parma e Busseto, conquista recente. E' rimasta nei casi di “scuola” la frattura in occasione del festival per il primo centenario della nascita di Verdi, nel 1913, quando Cleofonte Campanini predispose un cast stellare al Teatro Regio e Busseto fece da sé, chiamando la «bacchetta d'oro» di Arturo Toscanini. «Arlìe» superate appieno solo nell'ultimo decennio (ora il testo del Ddl parla di Festival Verdi di Parma e Busseto). Poi la trasversalità dell'impegno politico. Il Festival Verdi, in tempi moderni, è un'utopia (nel senso letterale del greco “non luogo”) del sindaco Elvio Ubaldi che nel 2001, centenario della morte del Cigno, animò un luogo che esisteva solo sulla carta (il Verdi Festival) ma che, passata la sbornia dei finanziamenti, faticò per restare a galla. Adesso che è Festival Verdi trova il sigillo della legittimazione mentre la città è guidata dall'ex 5 Stelle Federico Pizzarotti, per impegno del senatore Pd Giorgio Pagliari, che con Ubaldi ebbe sempre una relazione di rispettosa antitesi.
Terzo punto, la continuità di intenti di chi, in questi 15 anni, ha guidato il tempio del melodramma. Da Gianpiero Rubiconi, scomparso lo scorso anno, che per primo assecondò il progetto dell'amico Ubaldi, a Mauro Meli che inventò la formula del Festival ottobrino, com'è ora. Finiti gli anni dei finanziamenti “importanti” di Arcus, ci fu Carlo Fontana che salvò il Regio dalla bancarotta, fino all'attuale direttore generale Anna Maria Meo che, con il supporto creativo di Barbara Minghetti, ha saputo confezionare un cartellone degno di rispetto, presentandolo in tempi utili per la vendita dei biglietti all'estero.
Infine, ma certo non per importanza, la volontà delle istituzioni e dei centri del potere economico-produttivo di fare quadrato: il Festival è sostenuto non solo dall'ovvio triangolo Comune di Parma - Comune di Busseto - Regione Emilia Romagna, ma anche dal sistema bancario e delle fondazioni (Cariparma, Fondazione Cariparma, Fondazione Monteparma), dall'Unione degli Industriali in generale (e, nella fattispecie, da singole importanti realtà), da Ascom, Camera di Commercio con «Parma, io ci sto!» e Reggio Parma Festival.
Ecco i quattro motivi per cui il governo centrale non poteva continuare a ignorare il Festival Verdi, in un passato assai recente bollato come «manifestazione localistica».
Certo, non siamo così ingenui da non sapere che la politica ha i suoi machiavellismi ed è evidente che nell'approvazione praticamente all'unanimità di ieri contano anche le buone relazioni romane del senatore Pagliari. E che, forse l'uscita dai 5 Stelle del primo cittadino, abbia alleggerito la coscienza ai Grillini nazionali nel votare un disegno di legge targato Pd. Ma questo non ci interessa. Quel che conta è il fine che giustifica i mezzi, per citare un Machiavelli troppo spesso frainteso. E per il territorio è un grande risultato.
Prima di brindare, occorre attendere il «sì» definitivo della Camera (da oggi il “pallino” passa nelle mani degli onorevoli parmigiani Patrizia Maestri e Giuseppe Romanini). Poi si potrà libare «ne' lieti calici». Con un'avvertenza: non perdiamo la bussola che ci ha fatti arrivare fin qui.

mpedrabissi@gazzettadiparma.net

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  • Michele

    22 Ottobre @ 08.54

    mandra_sala@libero.it

    Un grazie a Pagliari che ha saputo fare qualcosa di importante e di duraturo per Parma. Questa è una soluzine: una azione STRUTTURALE. Ogni anno ci saranno fondi. Il andavo di Parma si è dimostrato incapace negli anni di soluzioni strutturali, solo pagliativi temporanei e costosissimi. Non ha nemmeno imparato da chi sà fare le cose....

    Rispondi

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