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EDITORIALE

Il grande imbroglio della realtà percepita

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Siamo uno dei Paesi più corrotti del pianeta. Lo dicono tutti, lo diciamo tutti. Ma in realtà, “chi” lo dice davvero? Cioè: qual è la fonte che certifica il nostro altissimo livello di corruzione? Beh, c'è una classifica di Trasparency che ci colloca al 66esimo posto nel mondo (dietro l'Oman) e al penultimo in Europa: peggio di noi c'è solo la Bulgaria. I giornali onesti, quelli che difendono sempre i cittadini contro il potere marcio, la citano sempre, quella classifica di Trasparency.
E però, si trascura tuttavia di precisare un dettaglio. E cioè che quella classifica è stata stilata sulla «percezione della corruzione» che ne hanno i cittadini. Niente di veramente scientifico, quindi: solo una «percezione». Ecco, oggi vorremmo parlare di questo nuovo grande totem del nostro tempo che è «la realtà percepita». Ci sta condizionando in tutto, dalle scelte politiche a quelle di vita quotidiana, che si parli di sicurezza o di ricerca di posti di lavoro. Ma quanto è «reale» la «realtà percepita»?
Poco meno di un mese fa ho partecipato, in via Toscana a Parma, a un incontro con gli studenti di sei istituti medi superiori della provincia. C'era, fra i relatori, Gian Antonio Stella, grande inviato ed editorialista del Corriere della Sera. Stella, a un certo punto, ha mostrato ai ragazzi i risultati di un'indagine condotta nel 2014, in quattordici Paesi, dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli. Lo scopo dell'indagine era proprio quello di cogliere lo scarto tra «la percezione della realtà» e «la realtà». Alcuni esempi. Alla domanda «qual è la percentuale di ragazze, di età compresa tra i 15 e i 19 anni, che porta a termine una gravidanza?», gli italiani hanno risposto «17 per cento» (è il loro percepito) mentre la realtà dice 0,5 per cento.
Altre domande. «Qual è la percentuale di immigrati nel tuo Paese?». Gli italiani hanno risposto «30 per cento», ma la realtà è 7 per cento. «Su 100 persone nel tuo Paese, quante pensi siano musulmani?»: percepito 20 per cento, realtà 4 (per fare un raffronto, in Francia il percepito è 31, la realtà è 8). «Su 100 persone nel tuo Paese, quante pensi siano cattoliche?»: percepito 69 per cento, realtà 83.
Siamo poi convinti di essere un Paese di vecchi. Alla domanda «qual è la percentuale di over 65 nel tuo Paese?», gli italiani hanno risposto 48 per cento, la realtà è 21 per cento. Oh poi, caspita, come si ripete sempre, c'è grande disaffezione alla politica, qui in Italia. Infatti alla domanda «quante persone pensi siano andate a votare nelle ultime elezioni?», abbiamo risposto «54 per cento», ma la realtà è 75 per cento. E il lavoro? Domanda della Ipsos: «Su 100 persone in età lavorativa nel tuo Paese, quante pensi che siano disoccupate?». Risposta degli italiani: «49 per cento». Realtà: 12 per cento.
Si potrebbe continuare. Basti sapere che, alla fine dell'indagine, siamo arrivati primi nell'«indice di ignoranza»: cioè siamo - tra i quattordici Paesi esaminati - quelli che soffrono il maggior distacco fra la percezione della realtà e la realtà. Al secondo posto gli Stati Uniti, mentre al quattordicesimo (cioè i meno ignoranti) la Svezia. Morale: stiamo attenti alla realtà percepita, perché porta a sbagliare (sempre) e a essere troppo pessimisti (nel caso dell'Italia). E poi perché, come diceva un certo Albert Einstein, «è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio».
michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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  • Marco

    22 Marzo @ 12.59

    Egregio Direttore, leggendo il suo editoriale riguardante la realtà percepita mi è venuto da riflettere su quale sia realmente l'imbroglio: la realtà percepita oppure la statistica. Per ognuno dei raffronti da Lei citati confesso di essermi avvicinato più alle percentuali percepite che a quelle "reali". Ma siamo però sicuri che questi ultimi valori rappresentino la realtà e soprattutto ha significato rapportare tali valori a quelli percepiti?. Per esempio la percentuale degli immigrati calcolato nella statistica tiene conto solamente di quelli regolari, mentre quelli irregolari vengono ugualmente percepiti. La percentuale di cattolici è calcolata sulla quantità di battezzati mentre alla domanda un intervistato immagino risponda sulla base delle persone che presume si reputino cattolici. Riguardo ai disoccupati, come sappiamo, la statistica considera le persone in cerca di lavoro ma che non riescono a trovarlo, mentre un intervistato risponderebbe considerando le persone che non lavorano e presume che vorrebbero lavorare senza sapere se stiano a meno cercando (in Italia le persone tra i 15 e 64 anni che lavorano sono solamente il 57%). E questo vale per qualsiasi altro raffronto che si voglia fare. Insomma basare la propria realtà unicamente sulle statistiche penso sia spesso fuorviante e forse qualche volta credo sia meglio guardarsi intorno e farsi personalmente un'idea sulla realtà dei fatti. Non si avrà un quadro totalmente reale ma in fondo quella è la realtà in cui viviamo e non, come troppo spesso siamo trascinati a credere, quella dei numeri che si prestano a varie interpretazioni a seconda di come li si vuole fare apparire

    Rispondi

    • Filippo Bertozzi

      22 Marzo @ 21.51

      Ottima analisi.

      Rispondi

  • Filippo Bertozzi

    21 Marzo @ 13.25

    Il tema a Parma è attualissimo: abbiamo un'amministrazione che basa la sua ricandidatura non su quanto ha effettivamente fatto, ma su quanto è riuscita a far percepire (per non usare un altro termine, che pare sia offensivo...) a chi vive altrove e non ha la sventura di aver provato sulla sua pelle la reale pochezza di questo governo cittadino.

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    • salamandra

      21 Marzo @ 15.44

      Io che vivo a Parma ho percepito viceversa un buon lavoro.

      Rispondi

      • Filippo Bertozzi

        21 Marzo @ 19.35

        Fra un paio di mesi sapremo quale delle due percezioni ha la maggioranza dei parmigiani...

        Rispondi

  • Sergio

    21 Marzo @ 11.40

    Egr. Direttore, il suo editoriale descrive "il grande imbroglio della realtà percepita" e lo definisce un nuovo grande totem del nostro tempo. Perché la valutazione della "realtà percepita" ha assunto tanta importanza? Chi ha interesse a valutare la percezione dei cittadini, piuttosto che la "realtà" che essi vivono? Importanti "Scuole" insegnano ai dirigenti delle aziende a porsi come obiettivo da verificare non la "reale qualità" dei loro prodotti e servizi, ma la "qualità percepita". Il fine è ottenere il consenso dei cittadini. L'inganno è davvero grande. Quanta responsabilità hanno i politici, i mass-media? Che grande compito abbiamo tutti nel cercare di riportare la valutazione delle varie realtà che viviamo ad un criterio di verità! Sergio Callegari

    Rispondi

  • legione

    20 Marzo @ 16.30

    a 15-19 anni nemmeno sanno che vuol dire %, come si può basare un articolo su quello che "percepirebbero" dei ragazzini che della vita sanno ancora poco e niente? sono numeri a caso, la realtà è che ogni giorno TG e programmi di approfondimento e denuncia (quella vera, tipo Report e Iene, non quella alla Giletti) riportano di politici e gente di potere corrotta senza distinzioni di sesso e posizione (pubblica o privata che sia). E' un paese fondato sul piacere fatto e rifatto, sull'opportunismo, sulla prevaricazione e sulla immeritocrazia....e questo al di là di ogni percezione o presunta tale

    Rispondi

  • Michele

    19 Marzo @ 15.56

    mandra_sala@libero.it

    Interessante. Ma c'era anche Casa il re della percezione? Quella percezione che mistifica la realtà.

    Rispondi

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