EDITORIALE

Il disprezzo della sinistra per lo «sbirro» Minniti

Il disprezzo della sinistra per lo «sbirro» Minniti

Marco Minniti

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Gino Strada, come d'altronde è sua abitudine, non ha usato il fioretto contro il ministro dell'Interno Marco Minniti: «Minniti - ha detto dai microfoni di Radio Capital - è il ministro più apprezzato del governo Gentiloni? Bene, andiamo proprio bene! Minniti ha una storia da sbirro e va avanti su quella strada lì».

L'accusa è sempre la stessa: essere riuscito a rendere meno porosa la costa libica e aver impostato una strategia che - con la collaborazione delle autorità del Mali e del Niger - consente di ridurre il flusso di migranti in arrivo sulle nostre coste, senza, però, tener conto dei diritti umani dei migranti che rischiano di rimanere intrappolati nell'inferno del Nordafrica. Una preoccupazione giustificata, viste le numerose testimonianze sulla misera vita dei profughi nei campi libici e sulla violenza delle milizie del Paese, ma usata come una clava ideologica: a volte per ragioni di politica interna, a volte per sostanziare una visione del mondo che, nei casi migliori in assoluta buonafede, non tiene conto delle situazioni reali, ma solo degli imperativi astratti, consolatori e autocentrati, di quello che è stato chiamato, con qualche forzatura, «estremismo umanitario».

I risultati dell'azione del goveno italiano sono evidenti a tutti: secondo le stime Ue, diffuse proprio ieri, ad agosto c'è stato un calo dell'81% del numero di migranti che ha raggiunto l'Italia rispetto allo stesso mese dell'anno scorso e del 61% rispetto ai numeri di luglio che già erano in picchiata rispetto a quelli di giugno.

Non è un risultato ottimale, visto che il numero dei migranti si è ridotto, ma la composizione di chi arriva sulle nostre coste resta molto eterogenea perché non c'è ancora un sistema per distinguere preventivamente chi ha diritto alla protezione e chi, invece, pur spinto da motivi economici legittimi, dovrebbe seguire un diverso cammino. Eppure è un risultato senza il quale con ogni probabilità non sarebbe stato possibile impostare il lavoro di convincimento e paziente diplomazia che sta risolvendo in senso positivo per l'Italia la questione della ridistribuzione dei profughi a livello europeo. Proprio ieri una sentenza della Corte di giustizia Ue ha respinto i ricorsi di Slovacchia e Ungheria contro le «relocation» dei richiedenti asilo da Italia e Grecia rendendo ancora più debole la posizione giuridica degli Stati dell'Est Europa riuniti nel Gruppo di Visegrad. A questo si aggiunge la strategia - che ha l'appoggio di Francia, Germania e Spagna - per rivedere gli accordi di Dublino e rendere la posizione dei paesi di prima accoglienza meno gravosa. Un innegabile successo diplomatico che non sarebbe stato raggiunto se il numero dei migranti che approdano sulle nostre coste fosse rimasto altissimo e in crescita esponenziale. Provate a fare un esperimento mentale e a immaginare le reazioni europee nel caso in cui - come proposto più volte in questi mesi - l'Italia avesse dato un visto umanitario a tutti i migranti giunti nel nostro Paese permettendo loro, almeno in teoria, di varcare le frontiere. Pensate davvero che la libera circolazione all'interno dei Paesi Ue sarebbe rimasta in piedi? Il risultato più probabile sarebbe stato il ritorno ai confini nazionali e la fine della possibilità di aiutare le persone che hanno diritto all'asilo. Ma questa è una verità che molti preferiscono non vedere.

pferrandi@gazzettadiparma.net

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  • Luca

    08 Settembre @ 11.31

    Quando vedono calare i guadagni le varie ong danno il massimo. Se sono tanto preoccupati per la situazione il Libia, che vadano là ad aiutare!

    Rispondi

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