EDITORIALE

L'amianto nella Parma? Due o tre cose da sapere

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Nei giorni scorsi Margherita Portelli e Francesco Bandini hanno documentato sulla Gazzetta il fenomeno dell'inquinamento da amianto a Parma. Ci sono vecchie baracche abbandonate con tettoie che vanno in pezzi; e ci sono irresponsabili, criminali che addirittura gettano lastre di amianto nella Parma. È una questione gravissima di cui non si parla quasi mai. Pochi sanno che l'amianto uccide dalle tre alle quattromila persone all'anno solo in Italia, centoventimila nel mondo. Numeri che dovrebbero essere più che sufficienti per far scattare una vera e propria emergenza. Purtroppo non è così: in Italia una legge del 1992 vieta l'estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dell'amianto: ma non obbliga a smaltire quello esistente.

Quando si parla di amianto si parla soprattutto di eternit, cioè quelle tettoie ondulate prodotte con un impasto di cemento e di amianto che hanno coperto migliaia e migliaia di capannoni e perfino di abitazioni. Tettoie talmente resistenti da essere chiamate con un nome che rimandava all'eternità, ma che eterne, invece, non sono: con gli anni si sbriciolano, liberando quella polvere che, respirata, può provocare due malattie, l'asbestosi e il mesotelioma pleurico. La prima è una grave insufficienza respiratoria; il secondo un terribile tumore che può avere un'incubazione anche di dieci, venti, trenta o quarant'anni ma che, quando si manifesta, lascia pochi mesi.

Eternit era anche il nome della ditta che produceva queste tettoie. La fabbrica più grande era a Casale Monferrato. Dava lavoro a migliaia di persone ed era considerata un fulgido esempio di progresso: ci sono filmati dell'Istituto Luce degli anni Trenta che magnificano questo prodotto leggero, economico, indistruttibile. In realtà già allora gli scienziati conoscevano la pericolosità della polvere d'amianto, ma sul tema vigeva una sorta di congiura del silenzio: troppi interessi economici.

Fu un operaio di nome Nicola Pondrano, negli anni Settanta, a sollevare la questione, insospettito dalle troppe morti di colleghi di 40-50 anni. Cominciò a chiedere in giro, ma gli rispondevano che cosa vuoi, è normale che un operaio muoia giovane: allora era così. Anche il sindacato, preoccupato per i posti di lavoro, gli diceva di lasciar perdere. Ma piano piano il "caso Eternit" avanzava: si scoprì che a Casale e dintorni il numero di malati di mesotelioma era enorme, perché non si ammalavano solo gli operai ma anche i loro familiari, e più semplicemente tutti gli abitanti della zona perché la polvere era ovunque: il vento portava in giro quella ammassata nei cortili della fabbrica, e la gente andava a comprarla allo spaccio aziendale, il sabato, a poche lire a carriola, per fare i campi da bocce, i vialetti nei giardini, le coibentazioni. Finché nel 1987 un sindaco coraggioso, Riccardo Coppo, un democristiano, vietò con un'ordinanza la produzione di amianto nel suo comune, condannando di fatto a morte la Eternit. Un'ordinanza che sembrava illegale, ma che nel 1992 diventò legge dello Stato.

È una storia del passato: molte cose sono cambiate da allora nelle fabbriche, quasi tutto. Ma l'amianto continua a uccidere: si calcola che in Italia ci siano ancora 32 milioni di tonnellate da smaltire e 35 mila siti da bonificare. Per questo bisogna continuare a parlarne.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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  • enrico

    11 Settembre @ 22.35

    Caro Direttore, la ringrazio per questo pezzo. Sono un medico, mi sono laureato negli anni 80 e già allora si studiavano l'asbestosi e del mesotelioma pleurico quali conseguenze dell'inalazione dell'amianto. Erano ben conosciuti i tempi d'insorgenza dopo l'esposizione degli operai e il grandissimo rischio corso anche dai loro famigliari, che, inalando gli aghi di asbesto rilasciati dalle tute, andavano ugualmente incontro allo stesso dramma. Ho sempre chiesto, senza avere risposte, per quale motivo non fosse stato messo fuorilegge da allora. Ora capisco. Tutti omertosi e conniventi. Poi chiediamo la condanna dei responsabili dell'industria, pieni di sdegno, gonfi di rabbia e vestiti di falsa innocenza. Un grande complimento a tutti, in primis ai sindacati e poi alle forze politiche (anche quelle cosiddette di sinistra!) infine i miei colleghi medici e gli amministratori della sanità (anch'essi da sempre di stretta osservanza politica): figuri uniti e compatti a sacrificare, con varie motivazioni, sempre indicibili sempre condannabili, i più umili sull'altare di un interesse puramente economico. Togliamo di nuovo, ammesso che possa essere utile, il velo a questo penoso connubbio. So però che non servirà a nulla: il muro di gomma ha dimostrato nei decenni di essere invincibile. Se mai esistesse un nuovo Dante, avrebbe molti nomi e visi con cui riempire di immortali immagini e storie i gironi infernali

    Rispondi

  • paolo

    11 Settembre @ 15.00

    tutto giusto, ma obbiettivamente io per smaltire un posto auto con il tetto di amianto ho speso 1500 euro, ci vogliono soldi e senso civico per non scivolare nell'illegalità. credo ci vorrebbero degli incentivi perchè chi comprò amianto lo fece in buona fede.

    Rispondi

  • Rodolfo

    11 Settembre @ 09.18

    Mi risulta che ci siano delle condutture per l'acqua potabile che siano ancora quelle di una volta fatte con tubi di eternit. Se questo risponde a verità mi chiedo quanto può essere nociva una tettoia, con questo non giustifico il materiale ma prendo atto che il giorno che non ci fosse più eternit moriremo per mille altre cause legate all'ambiente. Forse conviene non preoccuparsi più di quel tanto e vivere tranquilli

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    • salamandra

      11 Settembre @ 13.13

      L'amianto è pericoloso se inalato. Beh sì di qualcosa moriremo tutti ma migliorare si deve.

      Rispondi

  • Rodolfo

    11 Settembre @ 09.11

    Tutto giusto ma resta il problema dei costi. Lo stato dovrebbe farsi carico dei costi di smaltimento che purtroppo sono elevati e restano a carico del privato che prima ha costruito un capannone coperto da eternit e ora si vede costretto a pagare cifre enormi per smaltirlo. È facile gridare "bisogna levarlo" ma non è così facile.

    Rispondi

  • Nicola Martini

    10 Settembre @ 18.08

    Pare importante mantenere alta la guardia per quanto riguarda l'amianto, minerale considerato utilissimo in passato ma che ha prodotto tantissimi lutti tra i lavoratori che lo trattavano ed i loro familiari. Nonostante l'asbesto sia stato bandito in Italia ormai dal 1992, il picco dei decessi dovrebbe essere raggiunto proprio in questi anni, tra il 2015 ed il 2020. Come ricordato nell'Editoriale, la lavorazione dell'asbesto è stata l'ossatura dell'economia di diverse aree del Paese. E' stata menzionata, infatti, l'Eternit di Casale, che in modo folle (visto che da tempo si conosceva la pericolosità della fibra di amianto) distribuiva gli scarti per "pavimentare" i vialetti delle case della zona. Detta fabbrica è riuscita pure ad inquinare il Grande Fiume scaricando l'amianto direttamente nelle sue acque, tanto da creare in prossimità del paese una vera e propria spiaggia d'asbesto (ora bonificata), visto che la salute pubblica del luogo evidentemente non doveva già essere abbastanza compromessa (link). Purtroppo le parole asbestosi e mesotelioma sono particolarmente note non solo a Casale ma in tutti i luoghi in cui l'amianto è stato utilizzato. Il comparto edile, quello della cantieristica navale, quello ferroviario, militare e così via dicendo hanno avuto a che fare con l'amianto ed il numero di morti bianche che si registrano ogni anno tuttora (diverse migliaia) rendono l'idea quanto detto materiale sia stato utilizzato nel '900. La sensibilità in materia di chi scarica lastre di eternit nell'ambiente come se nulla fosse si commenta da sé e temo non sia dovuta ad ignoranza ma a semplice menefreghismo, commisto all'interesse di ridurre all'osso i costi di smaltimento anche se a scapito dell'ambiente o della salute pubblica. Pure le Amministrazioni Pubbliche mancano della dovuta sensibilità in quanto per avere effetti massivi sulla riqualificazione degli immobili bisognerebbe prevedere contribuzioni atte ad abbattere i costi di smaltimento, le quali sono probabilmente insufficienti considerata la ancora notevole presenza d'amianto nelle coperture degli edifici e l'utilizzo di canali illegali per lo smaltimento. Di certo la P.A. non dimostra particolare sensibilità in materia considerate le varie deroghe. Basta pensare come in Provincia sino a qualche anno fa fosse autorizzata l'estrazione di pietrisco in una cava contenente ofioliti, le quali contengono amianto. http://www.comune.casale-monferrato.al.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/277

    Rispondi

    • salamandra

      11 Settembre @ 10.29

      Le ofioliti si "sfilacciano" come l'eternit?

      Rispondi

      • Nicola Martini

        11 Settembre @ 17.39

        Bisognerebbe chiedere ad un esperto per avere certezze in materia. Credo che il materiale in sè sia abbastanza stabile. I problemi di dispersione, a rigor di logica, possono sorgere potenzialmente nelle fasi più delicate della lavorazione quali: l'estrazione, la frantumazione ed il trasporto. Onestamente, non sarei molto contento di abitare vicino ad una cava od un frantoio che tratta ofioliti. Alla luce della Normativa nazionale e del concetto che non esista una soglia sicura di esposizione, fossi nelle P.A. cercherei di operare secondo il principio di precauzione in materia di amianto. Un conto è ad es. permettere l'escavazione di un tunnel per un'opera strategica ed un altro è consentire di cavare semplice ghiaia, che può essere estratta in siti maggiormente sicuri.

        Rispondi

        • salamandra

          12 Settembre @ 08.15

          Grazie.

          Rispondi

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