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E Peppone finì al bando proprio nella sua Bassa

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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N ella Bassa, diceva Guareschi, il sole batte come un martello sulla testa della gente, così capita che a volte si accendano passioni e che ci si metta a litigare come dei matti per questioni bizzarre. Siamo però all'inizio di ottobre, il sole - quando c'è - è leggero, e quindi si fatica a capire il clima surriscaldato della politica di Soragna. Questa settimana il consiglio comunale ha votato un'inedita (davvero non s'era mai visto né udito nulla del genere, in tutta Italia) mozione con la quale si mette al bando l'ideologia comunista. Le sinistre, anche quelle del capoluogo, protestano, e c'è da giurare che presto la faccenda finirà sui media nazionali.
La consigliera (leghista) che ha presentato la mozione dice di averlo fatto provocatoriamente, come protesta contro la legge Fiano, la quale punisce chi ostenti la propria fede fascista, anche con saluti romani o immagini che richiamano al Ventennio. «Il comunismo», dice in sostanza la consigliera, «è un'ideologia totalitaria quanto il nazifascismo, anzi pure più nefasta, se facciamo il conto delle vittime». Su questo non si può darle torto. È vero che il comunismo nasce con una buona intenzione (dare a ciascuno secondo il proprio bisogno) ma si sa che la strada che porta all'inferno è lastricata di buone intenzione. E il comunismo, in tutto il mondo, è davvero stato un inferno. Ovunque è andato al potere, c'è andato con le armi, mai con il voto democratico; e quel potere l'ha esercitato e mantenuto con metodi polizieschi (ricordate il magnifico film «Le vite degli altri»?), con la tortura, i carri armati, i campi di concentramento. Unione Sovietica, Cina, Vietnam, Cambogia, Cuba: tutti i modelli di socialismo reale sono miseramente (in qualche caso tragicamente) falliti.
Tuttavia, la mozione approvata dal consiglio comunale di Soragna impegna il sindaco «ad avanzare presso il governo la richiesta di perseguire penalmente con pene severe chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito comunista...». Ora, a parte il fatto che il governo non c'entra nulla (semmai, è il Parlamento) e a parte il fatto che non sappiamo quanto potere di persuasione possa avere a Roma il buon sindaco di Soragna, par di capire che ce la si prende non con l'ideologia, ma con il partito. E qui le cose cambiano un po', perché il Pci ha sempre rispettato le regole della democrazia. Certo, si potrebbe dire che fu lo stesso Stalin, dopo Jalta, ad ammonire i comunisti italiani di scordarsi la "seconda ondata", perché l'Italia era stata assegnata al blocco occidentale e bisognava rispettare i patti. Non fosse andata così, è probabile che un'insurrezione ci sarebbe stata: anche dalle parti di Soragna, in qualche cantina, ci saranno ancora le armi dei nonni partigiani. Ma la storia non si fa con i "se". La realtà è che il Pci non ha chiamato alla rivolta ma ha accettato la democrazia, e l'unica dittatura che l'Italia ha vissuto è quella fascista. Logico quindi che nel dopoguerra il legislatore (e l'opinione pubblica) abbiano avuto una sensibilità particolare sul pericolo di un ritorno del fascismo, e non su quello di un avvento del comunismo.
Ma forse sarebbe ora che tutti prendessero atto che il Novecento è finito da un pezzo, e che le idee sbagliate - rosse o nere che siano - si combattono con altre idee, non mettendo al bando i busti del Duce, né quelli di Baffone.

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  • Dario

    04 Ottobre @ 07.27

    rdsdario@gmail.com

    Il PCI non ha mai accettato la democrazia, l'ha subita gioco forza. Non dimentichiamo che i brigatisti e tutte le correnti terroristiche di sinistra erano considerati "compagni che sbgaliavano però avevano ragione" .... tipico irragionevole ragionamento dei kompagni. Riguardo la decisione di mettere al bando il counismo e tutto quello che lo ricorda ERA ORA !!!

    Rispondi

  • Django

    03 Ottobre @ 19.15

    djang0@libero.it

    Cito le parole del direttore "[Il comunismo] Ovunque è andato al potere, c'è andato con le armi, mai con il voto democratico". Cito Wikipedia "Salvador Allende (...) primo Presidente marxista democraticamente eletto nelle Americhe". Dimenticanza?

    Rispondi

    • 03 Ottobre @ 20.03

      (Dalla redazione) Non le è sfuggito, penso, che Allende fu uno dei fondatori del partito socialista cileno e per tutta la vita rimase socialista, pur essendo marxista ed essendo a capo di una coalizione di sinistra.

      Rispondi

  • gigiprimo

    02 Ottobre @ 19.19

    vignolipierluigi@alice.it

    Ma la falce e martello e la bandiera con quel simbolo non appartiene al partito! Comunque non c'è problem, anche senza quei simboli ci può essere 'dittatura '! E l'Italia c'è prossima, vedi varie imposiziono di legge, Non ultima quella vaccinale, senza dare una spiegazione valida come aumento del rischio re spiegazione dello stesso!

    Rispondi

  • olderthanpilotta

    01 Ottobre @ 16.44

    Chapeau, Direttore. Il problema, purtroppo, è che le idee latitano. Almeno nella politica italiana. O meglio: latitano le idee buone, quelle bislacche proliferano.

    Rispondi

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