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Referendum e regionali, la sfida nel centrodestra

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Anche se si tratta di due consultazioni popolari molto diverse fra loro, i referendum lombardo-veneti e le elezioni in Sicilia avranno un riflesso sugli equilibri politici, in particolare nel centrodestra. Secondo il sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera, infatti, oggi la coalizione Lega-FI-FdI conquisterebbe il 90% circa dei collegi uninominali di Lombardia e Veneto, ma in Sicilia sarebbe il M5S a fare la parte del leone, vincendone 17 su 20. Il centrodestra a «trazione leghista», insomma, sembra più competitivo di quello del Sud, guidato da Forza Italia.

Abbiamo due realtà territoriali dove l'ex CDL è sovrarappresentata rispetto al resto del Paese: al Nord la Lega è accreditata di percentuali molto più elevate di quelle di Forza Italia (potrebbe diventare il primo partito del Settentrione); invece, in Sicilia, (che nel 2001 regalò a Berlusconi 61 collegi uninominali vinti su 61) il partito "azzurro" ha di solito il 5% dei voti più che nel resto del Paese, mentre i leghisti raccolgono percentuali modestissime. Il doppio test di domenica prossima (referendum) e del 5 novembre (regionali) è - indirettamente - una sfida a distanza fra due modi di essere di un centrodestra che, col passare del tempo, finirà probabilmente – con le dovute distinzioni - per somigliare alla Dc tedesca, divisa fra Csu bavarese e Cdu ma federata a livello nazionale. La prima sfida mette in gioco il peso della componente leghista: la richiesta di maggiore autonomia (senza neanche avvicinarsi, però, allo statuto speciale) è una battaglia storica del Carroccio; inoltre, i due governatori che la sostengono (Maroni e Zaia) sono entrambi appartenenti al partito di Salvini.

Poichè quasi nessun partito ha dato indicazione di votare "no", molto si gioca sul dato all'affluenza alle urne. In Lombardia non c'è un quorum minimo di validità, mentre in Veneto è al 50% più uno degli aventi diritto, ma se una scarsa partecipazione bloccherebbe la richiesta di Venezia, in entrambi i casi una massiccia “diserzione” elettorale indebolirebbe sia la forza politica della rivendicazione, sia il peso dei governatori. Di riflesso, il leader del principale partito "pro-autonomia" (Salvini) non ne uscirebbe bene. La partecipazione sarà dunque interpretata anche come un freno o una spinta alle ambizioni della Lega. Due settimane dopo, invece, il voto in Sicilia metterà alla prova la capacità di Forza Italia e di Fratelli d'Italia di mobilitare gli elettori dell'Isola, tradizionalmente moderati. Se Musumeci vincerà, battendo il grillino Cancelleri (entrambi ricandidati: nel 2012 furono battuti dall'esponente del centrosinistra Crocetta) Berlusconi potrà tirare un sospiro di sollievo. Al momento di arrivare alla trattativa a tre per dividersi i collegi elettorali del Rosatellum, infatti, il Cavaliere, Salvini e Meloni dovranno fare i conti con i sondaggi e con le recenti prove elettorali. Ad oggi Forza Italia e Lega sono quasi alla pari: si dice che si dividerebbero equamente l'85% circa dei collegi nazionali, lasciando il resto a FdI. Ma se ci fossero segnali molto positivi per una forza politica o molto negativi per un'altra, l'equilibrio potrebbe cambiare. Ecco perchè i due prossimi "test" possono risultare decisivi per il futuro del centrodestra.

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