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Una canzone come suoneria: barbiere multato

La Siae: "Nessuno multerebbe una suoneria ma c'era un telefonino collegato con casse"

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Fiorano Modenese, controllo Siae nel locale di un barbiere. Durante l'ispezione squilla il telefonino di una dipendente... Siccome la suoneria è una canzone, scatta la multa. 
La storia, che ha dell'incredibile, è riportata dai media modenesi. In seguito la Siae, sul proprio sito, sottolinea che l'ispettore ha trovato un telefonino ma collegato con casse.
 
Nei giorni scorsi un ispettore della Siae è andato nel negozio per una verifica dopo che l'esercente ha eliminato l'impianto stereo (che gli costava 170 euro all'anno per i diritti d'autore). All'improvviso è squillato il cellulare di una dipendente: un ritmo che l'ispettore ha identificato in "Love to love you baby" di Donna Summer. Il barbiere rischia di pagare 170 euro più il 30% di penale. Per fortuna non è squillato il telefono della moglie, dice il barbiere al Resto del Carlino: ha la suoneria di "Per un pugno di dollari".
La vicenda ha suscitato curiosità e reazioni sarcastiche sui social network. 

LA SIAE: "C'ERA UN TELEFONINO COLLEGATO CON CASSE". La Siae definisce "una bufala" la notizia circolata sui media di Modena. In una nota sul proprio sito, la società sottolinea che "nessuno multerebbe una suoneria" ma nel negozio ispezionato c'era un telefonino collegato con casse. 

Scrive la Siae nella sezione "Iniziative e news" del proprio sito: 

E’ successo che un accertatore SIAE (ex sottoufficiale dei carabinieri) ha riscontrato la presenza di un impianto di amplificazione che diffondeva nel locale musica tutelata. C’era sì un telefonino, dunque, ma collegato con casse. Nessuno multerebbe una suoneria, tantomeno SIAE. La notizia – ma sarebbe più calzante definirla bufala – è talmente assurda che si commenta da sola. E spiace rilevare come tanta stampa seria l’abbia ripresa senza verificare come siano andati davvero i fatti. 

SIAE negli ultimi anni ha intrapreso un percorso di cambiamento: questo cambiamento si concretizza anche nel fatto che oggi, quando sbagliamo, lo ammettiamo e chiediamo scusa.

E’ successo lo scorso mese, a Monza: a Capodanno un nostro accertatore aveva compiuto un controllo poco opportuno nel metodo, se non nel merito, nei riguardi di una festa organizzata da Tu con Noi, un’associazione che sostiene portatori di handicap. Dopo avere svolto una verifica interna, abbiamo preso provvedimenti disciplinari seri, incontrato il presidente dell’associazione e iniziato con lui e i suoi ragazzi un rapporto di partnership e collaborazione.

Ma stavolta, SIAE non è dalla parte del torto: lo rivendichiamo con orgoglio. Noi abbiamo il dovere di tutelare gli interessi dei nostri iscritti: quegli autori ed editori che con le opere del loro ingegno producono cultura e bellezza. E che vivono grazie al diritto d’autore.

Nessuno si sognerebbe mai di entrare nella barberia dei Signori Laiso e Dinota, farsi tagliare i capelli e uscire senza pagare. E allora ci chiediamo sulla base di quale diritto gli stessi signori Laiso e Dinota pretendano di non pagare per la musica diffusa nel loro locale: musica che altri hanno composto e prodotto e che dà valore aggiunto alla qualità del servizio che questa barberia offre ai propri clienti. Concludiamo offrendo una rapida suggestione in cifre. Per mettersi in regola col diritto d’autore, la barberia di Fiorano avrebbe dovuto pagare un abbonamento annuale di 71 euro (IVA compresa). Vale a dire 20 centesimi al giorno.

Nemmeno il costo di mezzo caffè.

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  • Enzo

    01 Marzo @ 15.30

    peccato che non ci sia la pena di morte

    Rispondi

  • inside

    01 Marzo @ 15.14

    molto probabilmente era in barbiere di destra

    Rispondi

  • jeffroy

    27 Febbraio @ 09.18

    se si fosse trattato di un esercizio di cinesi o di acconciature africane come quelli che fanno le treccine e vendono unghie di plastica, certo non ci sarebbe stata nessuna multa. garantito. per loro i regolamenti non valgono. del resto per le specie protette, libertà d'azione.

    Rispondi

    • salamandra

      27 Febbraio @ 13.01

      eppure in tutti i posti dove non fanno lo scontrino guarda caso sono italianissimi...

      Rispondi

  • Filippo Bertozzi

    27 Febbraio @ 07.23

    Ma chi ha commentato prima di me, ha letto e capito la spiegazione della siae? Ne dubito. Altrimenti, si dovrebbe dedurne che fanno tutti parte della categoria di benaltristi: visto che ci sono infrazioni o crimini peggiori, non puniamo niente. L'ascolto privato non è a pagamento, quello diffuso in esercizi commerciali o durante feste con parecchie persone si', per tutelare i legittimi diritti degli autori dei brani ascoltati. È così da sempre, che io ricordi: è così difficile da capire? Il livello intellettivo dell'italiano medio è sempre più basso.

    Rispondi

    • Medioman

      27 Febbraio @ 08.48

      Signor Bertozzi, vorrei ricordarle che la SIAE (carrozzone che costa molto più di quanto incassa) è solo l'ennesimo esempio di "truffa di stato". La stragrande maggioranza degli "autori" iscritti, a loro volta, incassano meno di quanto gli costi l'iscrizione (che, tra l'altro, non è nemmeno obbligatoria). Le faccio un esempio: se una radio trasmette una canzone, ha GIA' PAGATO i "diritti d'autore"; ovviamente, la radio trasmette per essere ascoltata. Per quale motivo, chi ascolta deve PAGARE ANCORA?

      Rispondi

      • Filippo Bertozzi

        27 Febbraio @ 11.46

        A me di difendere la siae non ne può fregare di meno, ma la legge è questa: chi ha un esercizio commerciale, ed usa la musica per rendere la sua attività più attraente per la clientela, deve corrispondere i diritti agli autori di quella musica. Punto. Il resto è populismo gratuito, molto facile ma poco intelligente.

        Rispondi

    • la camola

      27 Febbraio @ 08.45

      Lei dove si posiziona ? si ricordi che il pesce puzza ad iniziare da un unto particolare.

      Rispondi

      • Filippo Bertozzi

        27 Febbraio @ 11.47

        Rendi il tuo commento intellegibile alle persone normali, e ti rispondo.

        Rispondi

  • paolo74

    26 Febbraio @ 19.41

    Robe da matti, pensavano di avere il diritto di ascoltare musica nel loro negozio! Solo in Italia certi negozianti sono tanto spregiudicati e incivili.

    Rispondi

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