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Ludopatia: quando il gioco diventa malattia

Crescono i casi di dipendenza da gioco d'azzardo. Grazie al Sert un percorso per uscirne e «guarire»

Ludopatia: quando il gioco diventa malattia
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Se il detto è: «quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare», in questo caso il problema riguarda principalmente i «deboli». Chi dalla componente prettamente ludica finisce nella spirale che porta alla dipendenza e a tutti i guai che possono seguire.
Comunemente viene chiamata «ludopatia», meglio definito come «gioco d'azzardo patologico». E' la nuova forma di dipendenza, emersa negli ultimi anni anche per l'incremento della presenza di macchine elettroniche nei locali pubblici, i cosiddetti «videopoker», e del gioco online. E' considerata una vera e propria malattia, che colpisce principalmente chi è più vulnerabile (ma non solo) e che - attraverso alterazioni del comportamento, che diventa compulsivo nei confronti del gioco - può portare a seri problemi nei rapporti sociali, in particolare quelli famigliari, e alla perdita del controllo del denaro.
Un problema in parte ancora sommerso, come emerge dal lavoro dei servizi sanitari che si occupano delle persone entrate nel tunnel.
Se a livello nazionale si stima che i cittadini coinvolti in questo problema possano essere dall'1 al 3% della popolazione, a fine 2013 sono 101 i giocatori in carico ai servizi sanitari in provincia di Parma (erano 14 nel 2007), mentre 17 quelli del distretto di Fidenza.
Per capire quanto incida il fenomeno «videopoker», il 56% delle persone che ha chiesto aiuto faceva utilizzo in modo compulsivo delle slot-machines, mentre solo l'1% delle corse dei cavalli. L'82% dei pazienti sono uomini, nella stragrande maggioranza di nazionalità italiana. Poi: 27% hanno un'età compresa tra i 41 e i 50 anni, il 23% tra i 51 e 60 anni.
I dati, chiaramente, non sono ancora significativi per vari motivi: il fatto che sia un fenomeno ancora altamente sommerso, come detto, che la vergogna impedisca di «esporsi» e chiedere aiuto (non solo per il soggetto coinvolto, ma anche per chi gli sta attorno) e anche che non venga riconosciuto un vero e proprio problema, fa sì che siano ancora «poche» le persone in terapia.
Se il fenomeno è ancora tutto da approfondire - a livello medico, ma soprattutto sociale - dal punto di vista diagnostico, dal maggio del 2013, si è fatto un importante passo avanti. A livello sanitario nazionale, infatti, la patologia da gioco d'azzardo da «disturbo del comportamento» quale era stata catalogata è stata riconosciuta come vera e propria «dipendenza», termine che racchiude anche chi ha problemi di droga, alcol e altro.
Ad occuparsi dei «malati di gioco» per l'Ausl è il Sert (Servizio tossicodipendenze). Il percorso di terapia - spiegano la responsabile del Sert di Fidenza Silvia Codeluppi con la collega Simonetta Gariboldi (la responsabile dell'Unità è Maristella Miglioli), prevede anche il coinvolgimento della famiglia del paziente e, attraverso l'ausilio di psichiatri e psicologi e azioni quali il monitoraggio del denaro, comporta un percorso che porta alla «guarigione».
Per affrontare il problema, l'Arma dei carabinieri ha promosso un incontro che si terrà sabato mattina al centro interparrocchiale di Fidenza (gli orari nella scheda). L'obiettivo sarà, in particolare, non quello di affrontare le tematiche legate al gioco d'azzardo, alle leggi che lo disciplinano e al businnes legato a questo fenomeno, ma piuttosto a capire quale sono i meccanismi che scatetano la ludopatia, come lo si può riconoscere e, soprattutto, a chi ci si può rivolgere per chiedere aiuto.
Ne parleranno medici, avvocati, operatori nell'ambito delle dipendenze, associazioni consumatori e i carabinieri stessi, perchè chi viene coinvolto in questo problema rischia di entrare in contatto con organizzazioni criminali del gioco illegale ma, anche e soprattutto, con quelle dell’usura. L.Soz.

 

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  • maricu

    24 Novembre @ 13.59

    Credo che le sale gioco debbano essere chiuse tutte, indistintamente, in periodo di crisi siamo tutti tentati di sfidare la fortuna e vedere se ci sorriderà..... a sorridere è lo Stato che si intasca un sacco di soldi! Se poi pensiamo al disagio sociale che ne deriva e ai soldi che poi si devono spendere per ristabilire l'equilibrio nelle persone che diventano depresse e violente direi che non ci sono punti a favore per tenerle aperte!

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