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I ricordi della Claretta tra ricette e curiosità

«Il primissimo passaggio del rito: la scelta a inizio settembre della stoffa p'räl pältò da spiänèr»

I ricordi della Claretta tra ricette e curiosità
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Com’era la Fiera di San Donnino cinquanta, sessant’anni fa? Lo racconta Claretta Ferrarini, conosciutissima vernacolista borghigiana. «Si festeggiava in modo semplice. Si iniziava i primi di settembre andando a comprare la stoffa pr èl pältò da spiänèr èl de’ ‘d San Dunén. Il giorno della fiera per le strade si vedevano tanti uomini e poche donne, perché erano impegnate a preparare il pranzo», spiega. La Claretta racconta che il pranzo di San Donnino si iniziava a preparare diversi giorni prima e che, a differenza di quanto si fa ora, in nessuna casa borghigiana si mangiavano gli anolini e non si serviva il salume come antipasto ma come secondo. «In tutte le case si cucinava il brodo ma non con j’ änulén. Per San Donnino si mangiavano i täjädlén fât in ca’ oppure la pasta räžida o i mèsi manghi pieni. Due giorni prima del 9 si iniziavano a preparare le torte che si portavano a cuocere al forno più vicino perché le stufe di casa non potevano contenere del tìcci äcsé gròssi. L’8 si mettevano in concia gli arrosti: la gingen’na oppure l’anatra o l’oca. Verso le 7 di sera si portavano al forno così il giorno dopo bastava solo scaldarli». Il pranzo – talmente abbondante che il giorno dopo si mangiavano i vänsâj - era il momento più sentito della festa, mentre il resto della giornata veniva trascorso, soprattutto dai più piccoli, tra la chiesa e le giostre. «Per San Donnino si andava a messa in Duomo e poi prima di ritornare a casa a pranzo si faceva un giro alle giostre, i baräcón, che erano al Foro boario. Tra le attrazioni c’erano anche i saltimbanchi, i sarlätàn. Per vedere l’intero loro spettacolo bisognava pagare un cäürén o un scüd. Le bancarelle erano soprattutto di dolciumi. Nella mia famiglia, però, abbiamo sempre cucinato il croccante a casa. Porto avanti la tradizione da 52 anni e da pochi giorni l’ho insegnato ad una mia nipote in modo che l’usanza non vada persa. In alcune case si preparavano anche i dolci freddi, come ad esempio lo zabaione». Un’altra curiosità: «Nessun borghigiano stendeva i panni fuori: sarebbe stato disonorevole e poco rispettoso verso San Donnino». La sagra oggi ha preso un'altra fisionomia, tante cose ovviamente sono cambiate e tante tradizioni si sono perse. «Oggi ad esempio si inizia a mangiare giorni e giorni prima, lo stesso vale per le giostre. Secondo me si stanno organizzando troppi eventi e si perde la sostanza e il senso della ricorrenza del santo patrono della nostra città, che era molto sentita anche a livello religioso».

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  • Biffo

    01 Dicembre @ 18.30

    Cara Claretta, amica mia imperdibile, io, essendo salsese, mi ricordo solo parzialmente della Festa di S. Donnino, come la descrivi tu. Io e mio fratello, da bambini, eravamo invitati a casa di una nostra colf di Borgo, che abitava in una laterale di via Caduti di Cefalonia, e lei ci rimpinzava di ogni ben di Dio, specie di dolci. Io mi ricordo dei baracconi non al Foro Boario, ma nel Parco delle Rimembranze. Adesso, i festeggiamenti sono penosi!

    Rispondi

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