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Film recensioni

Allacciate le cinture

Troppe note stonate nel nuovo film di Ozpetek. Anche se poi esce il sole la felicità resta i ombra.

Allacciate le cinture

Francesco Arca e Kasia Smutiniak

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La cosa più bella arriva alla fine, che è un po' tardi. Si chiama «A mano a mano» ed è una delle canzoni più emozionanti e meno sfruttate di quel genio che era Rino Gaetano. Sta lì, incastonata in uno scarto temporale, dove nulla è ancora successo, ma tutto deve ancora cominciare. Poi certo, ci sono anche primi piani dolcissimi, piani sequenza ariosi, un modo di girare morbido e sensuale che è il suo marchio di fabbrica. Ed ellissi, salti (anche nel vuoto), ripartenze. Ma ci sono anche momenti molto brutti, incroci assai poco plausibili e un mucchio di note stonate (buttate giù, per di più, un po' a caso...) nell’ultimo film, che nasce in un giorno di pioggia e muore nel sole, del turco d’Italia Ferzan Ozpetek, che stavolta porta il suo cinema di sentimenti (più che sentimentale) nel viaggio burrascoso della vita, là dove è un attimo farsi male ed è sempre meglio (ma non sempre basta...) allacciare le cinture. Divisa in due parti, tra gioia e dolore, agrodolce al palato, con un gusto che non risparmia tocchi ironici anche nei momenti più drammatici e inserti surreali davvero poco riusciti, la pellicola (d’abusata ambientazione salentina) racconta la storia d’amore tra Elena, bella barista con la testa sulle spalle, e Antonio, meccanico sciupafemmine dal fascino irresistibile: in comune non hanno nulla, ma come spesso accade gli opposti si attraggono... Il dislessico razzista e omofobo, la «zia» scema che crede nella reincarnazione, la bambina vegana che parla come un libro stampato: inanellati una serie di personaggi uno più insopportabile (e meno credibile) dell’altro, Ozpetek guarda all’attrazione che non ha regole, celebrando la vitale e irrinunciabile «assurdità» dell’amore, che è una carezza dell’irrazionale sulla pelle ruvida di un mondo di certezze fasulle. Ci si potrebbe anche stare (o almeno fare finta e reggergli il gioco) se non fosse che sin da subito l’autore de «Le fate ignoranti» e «La finestra di fronte» dimostra di non avere per niente le idee chiare, smarrendosi in ralenti azzardati e svolte ultra prevedibili, per poi cadere in modo plateale in sequenze pessime (la scena di sesso all’ospedale, ad esempio, con l’ex tronista Francesco Arca molto preoccupato di mostrare il suo lato B mentre fa l’amore con un’esangue e calva Kasia Smutniak malata di cancro, oppure, l’altra, onirica, quando Elena immagina la vita di chi ama dopo la sua morte...) che vanificano, prima del volver finale, sia il montaggio energico e vitale che le intenzioni (buone o cattive che siano) di un regista che nel riavvolgere il film della felicità smarrisce le parti migliori di se stesso.

Giudizio: 1/5

SCHEDA

REGIA: FERZAN OZPETEK
SCENEGGIATURA: FERZAN OZPETEK E GIANNI ROMOLI
MUSICA: PASQUALE CATALANO
INTERPRETI: KASIA SMUTNIAK, FRANCESCO ARCA, FILIPPO SCICCHITANO, CAROLINA CRESCENTINI, CARLA SIGNORIS, ELENA SOFIA RICCI, GIULIA MICHELINI
GENERE: DRAMMATICO
Italia 2014, colore, 1 h e 50’
DOVE: D’AZEGLIO, THE SPACE BARILLA CENTER, THE SPACE CAMPUS


 

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