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Film recensioni

Armida, le sue prigioni tra il rigore e il dolore

Come il vento. Prima donna direttrice di carceri.

Una scena di "Come il vento"

Una scena di "Come il vento"

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Michele Ossani
L’impegno, l’attenzione al sociale, la passione per le figure femminili forti. Caratteristiche che ritornano nell’opera di Marco Simon Puccioni, un passato di documentarista e qui al suo terzo lungometraggio, dopo gli apprezzati «Quello che cerchi» e «Riparo». In «Come il vento» sceglie di raccontare la storia di Armida Miserere, una delle prime donne a dirigere un carcere in Italia. Il film ne segue le vicende personali e la carriera, che ebbe inizio a metà degli anni Ottanta a soli ventott’anni nel carcere di Parma, per poi vederla ricoprire l’incarico di direttore in vari penitenziari come quelli di Torino, Spoleto, Lodi, Opera. Spesso si trovò in luoghi di detenzione difficili, come Pianosa in mezzo ai boss mafiosi o l’Ucciardone a Palermo, dove si fece una fama di donna indomita e dura, adottando una linea garantista, all’insegna di una grande integrità morale. Una vita la sua segnata soprattutto dal dolore per la perdita del compagno Umberto Mormile, educatore impegnato nei primi esperimenti di teatro in carcere, ucciso dalla criminalità organizzata in quanto non corruttibile. E il film ci mostra la battaglia di Armida per accertare la verità su quella morte, fino alla decisione di togliersi la vita nel 2003 a Sulmona. La pellicola privilegia la dimensione privata della Miserere, lasciando le vicende di cronaca un po’ sullo sfondo. E fondamentale è l’apporto di Valeria Golino, brava a restituire, in una prova sentita e ricca di sfumature, la determinazione ma pure le fragilità di un personaggio complesso. Il rischio dell’agiografia è evitato grazie a una bella misura di racconto: lo stile è asciutto e rigoroso, con giusto una punta di lirismo ogni tanto.
Michele Ossani
L’impegno, l’attenzione al sociale, la passione per le figure femminili forti. Caratteristiche che ritornano nell’opera di Marco Simon Puccioni, un passato di documentarista e qui al suo terzo lungometraggio, dopo gli apprezzati «Quello che cerchi» e «Riparo». In «Come il vento» sceglie di raccontare la storia di Armida Miserere, una delle prime donne a dirigere un carcere in Italia. Il film ne segue le vicende personali e la carriera, che ebbe inizio a metà degli anni Ottanta a soli ventott’anni nel carcere di Parma, per poi vederla ricoprire l’incarico di direttore in vari penitenziari come quelli di Torino, Spoleto, Lodi, Opera. Spesso si trovò in luoghi di detenzione difficili, come Pianosa in mezzo ai boss mafiosi o l’Ucciardone a Palermo, dove si fece una fama di donna indomita e dura, adottando una linea garantista, all’insegna di una grande integrità morale. Una vita la sua segnata soprattutto dal dolore per la perdita del compagno Umberto Mormile, educatore impegnato nei primi esperimenti di teatro in carcere, ucciso dalla criminalità organizzata in quanto non corruttibile. E il film ci mostra la battaglia di Armida per accertare la verità su quella morte, fino alla decisione di togliersi la vita nel 2003 a Sulmona. La pellicola privilegia la dimensione privata della Miserere, lasciando le vicende di cronaca un po’ sullo sfondo. E fondamentale è l’apporto di Valeria Golino, brava a restituire, in una prova sentita e ricca di sfumature, la determinazione ma pure le fragilità di un personaggio complesso. Il rischio dell’agiografia è evitato grazie a una bella misura di racconto: lo stile è asciutto e rigoroso, con giusto una punta di lirismo ogni tanto. *****

 

SCHEDA
COME IL VENTO
REGIA:  MARCO SIMON PUCCIONI 
SCENEGGIATURA:  MARCO SIMON PUCCIONI, NICOLA LUSUARDI, HEIDRUN SCHLEEF
FOTOGRAFIA: GHERARDO GOSSI
INTERPRETI:   VALERIA GOLINO, FILIPPO TIMI, FRANCESCO SCIANNA, CHIARA CASELLI, MARCELLO MAZZARELLA, SALVIO SIMEOLI, ENRICO SILVESTRIN
GENERE:  DRAMMATICO
Italia/Francia 2013, colore, 1 h e 50’
DOVE: THE SPACE CAMPUS

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