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Il Taro minaccia le imprese locali Aipo nel mirino

Uno studio evidenzia gravi rischi di esondabilità. Per l'Agenzia l'area è una zona di espansione per cui è vietata la creazione di difese spondali

Il Taro minaccia le imprese locali Aipo nel mirino
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Imprenditori uniti per la sicurezza idraulica. Hanno riposto in tanti, tra artigiani e industriali del territorio, all’invito dell’amministrazione di Fornovo, che ieri ha voluto condividere i risultati di uno studio dettagliato e puntuale sui rischi idraulici del fiume Taro. Rischi concreti, quelli confermati dai dati raccolti, che riguardano in modo diretto numerose aziende insediate sia sulla sponda destra del fiume, a Fornovo, sia in quella di sinistra, nel territorio di Medesano.

«Con questo incontro - ha spiegato il sindaco Emanuela Grenti rivolgendosi agli imprenditori - vogliamo chiedere il vostro coinvolgimento per richiedere agli enti superiori, in primis la Regione, la possibilità di realizzare opere di difesa spondale idraulica, al fine di salvaguardare le attività insediate e soprattutto i posti di lavoro: vorremmo essere supportati nel dialogo con gli enti preposti. Non ci sembra accettabile la posizione dell'Agenzia Interregionale per il fiume Po, l'Aipo, che individua tutta l’area industriale fornovese come cassa d’espansione del fiume, non consentendo quindi ai singoli imprenditori di poter realizzare opere di protezione, anche a loro spese, se non limitate a esondazioni dal rientro quinquennale, condizioni che praticamente si verificano ogni anno, perché altrimenti non autorizzerebbero i progetti. Non possiamo rispondere ad eventuali esondazioni, anche di media entità, con le sole azioni di Protezione civile. Vorremmo che la Regione autorizzasse presidi di difesa, che rientrassero possibilmente sotto il suo controllo».

In sostanza, le aziende, anche volendo investire sulla sicurezza, non sarebbero autorizzate a costruirsi argini o infrastrutture di contenimento delle piene. Potrebbero al massimo creare piccoli argini, «accumuli» di piccola entità, che servirebbero solo all’«ordinaria amministrazione» delle piene del fiume. Non certo ai rischi consistenti prospettati dall’analisi idraulica: situazione già individuata da precedenti studi e che risulta attualmente peggiorata, a causa dell’innalzamento graduale dell’alveo, dove da tempo non è possibile prelevare ghiaia e detriti.

Lo studio, commissionato dall’Eni, è una tappa obbligatoria dell’iter di riconversione della zona dismessa, in corso di bonifica: area di importanza strategica per il futuro del paese. L’analisi ha infatti preso in considerazione sia lo stato attuale dell’area, con le valutazione di rischio per un tempo di ritorno di 20, 100 e 200 anni, e le stesse proiezioni in caso di nuovi insediamenti, in un tratto di 3,5 chilometri della sponda del Taro.

«In sintesi ha detto l’ingegner Suppo - autore dell’analisi idraulica - rispetto ai precedenti dati, si confermano maggiori situazioni di criticità, non solo nella zona a valle degli insedianti ma anche a monte, per la sponda di Fornovo. Quella di Medesano, anche in caso di nuovi insediamenti, non sarebbe invece particolarmente a rischio».

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