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Obiettivo ravvicinato, emozioni in bianco e nero

Jakob Tuggener, il fotografo svizzero attento al rapporto uomo-macchina e ai balli dell'alta società. I suoi scatti esposti per la prima volta in Italia

Obiettivo ravvicinato, emozioni in bianco e nero
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Due proposte (fino al 17 aprile) dedicate al fotografo svizzero Jakob Tuggener (1904-1988), per la prima volta in Italia, aprono la stagione espositiva della Fondazione MAST di Bologna sui temi dell’industria e del lavoro. La mostra «Fabrik 1933-1953» presenta oltre 150 stampe originali del lavoro di Tuggener, sia tratte dal suo importante libro fotografico Fabrik, sia da altri scatti dell’artista che affrontano momenti del lavoro nel suo paese. Jakob Tuggener è considerato uno dei dieci fotografi industriali di maggiore spicco e il suo libro «Fabrik» una pietra miliare nella storia dell’editoria fotografica, un saggio unico nel suo genere con un approccio critico di grande impatto visivo e umano sul tema del rapporto tra l’uomo e la macchina, paragonabile a Paris de nuit di Brassaïs del 1933 e a The English at Home di Bill Brandt del 1936. Il tratto distintivo della opera del fotografo si può rintracciare in quel suo sguardo penetrante sulle persone e sugli oggetti del mondo così ravvicinato e attento come se volesse sorprenderli, in gesti, atteggiamenti, situazioni che vanno al di là dell’azione. Le sue immagini in bianco e nero testimoniano inoltre una grande padronanza del gioco di luci e ombre.
«Tuggener è stato al tempo stesso fotografo, regista e pittore. Ma si considerava anzitutto un artista» » afferma Martin Gasser, curatore della mostra assieme a Urs Stahel, direttore della PhotoGallery del Mast. Influenzato dal cinema espressionista tedesco degli anni Venti, sviluppò una cifra artistica estremamente poetica destinata a fare scuola nel secondo dopoguerra. Fabrik consolidò la fama di Tuggener quale eccezionale fotoartista, aprendogli le porte di prestigiose esposizioni collettive come «Postwar European Photography» del 1953 e «The Family of Man» del 1955 al Museum of Modern Art di New York, o la «Prima mostra internazionale biennale di fotografia di Venezia» del 1957. In Fabrik Tuggener, oltre a ripercorrere la storia dell’industrializzazione, mostra come finalità, non sempre svelata, di illustrare il potenziale distruttivo del progresso tecnico indiscriminato il cui esito, seguendo il suo pensiero, era la guerra in corso, per la quale l’industria bellica svizzera produceva indisturbata. Ma le immagini al di là dei significati sottolineano anche la poetica e l’impronta espressionistica che anima Tuggener nella composizione e nella scelta degli scatti, un «agire» che lo rende artefice dei percorsi artistici a lui contemporanei.
Le proiezioni «Nuits de bal 1934-1950” visibili al livello 0 del MAST presentano immagini di balli ed altre occasioni mondane. Tuggener affascinato dall’atmosfera spumeggiante delle feste dell’alta società aveva iniziato a fotografare a Berlino le dame eleganti e i loro abiti di seta, ma è a Zurigo e a St Moritz che con la sua Leica, indossando lo smoking, sa cogliere le misteriose sfaccettature di quelle notti. Rimanendo aderente allo spirito riprendeva con il suo obiettivo anche «il lavoro invisibile» dei musicisti, dei camerieri, dei cuochi, dei valletti, dei maître, che attraversavano silenti il mondo festoso ed autoreferenziale degli incuranti ospiti. Questi ultimi osteggiarono la pubblicazione del materiale in quanto preferivano rimanere anonimi e non essere visti in intrattenimenti danzanti. «È stato soprattutto il contrasto tra la luminosa sala da ballo e il buio capannone industriale a caratterizzare la percezione della sua opera artistica. Il fotografo stesso, affermando: ''Seta e macchine, questo è Tuggener'', si collocava tra questi due estremi - spiega ancora Gasser - Di fatto amava entrambi, il lusso sfrenato e le mani sporche dal lavoro, le donne seducenti e gli operai sudati. Li riteneva di egual valore artistico e rifiutava di essere classificato come un critico della società che contrapponeva due mondi antitetici».

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