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Viaggio lungo la via Emilia. Paesaggi come poesie

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Nella suggestiva cornice dell’Abbazia di Valserena, sede dello Csac il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, è visibile fino al 2 ottobre la mostra «Esplorazioni dell’archivio. Fotografie della Via Emilia», curata da Paolo Barbaro e Claudia Cavatorta, che si inserisce all’interno dell’edizione 2016 di Fotografia Europea, in corso a Reggio Emilia, dal titolo «La via Emilia. Strade, viaggi, confini». Il percorso parmigiano ha origine nello straordinario archivio di 9 milioni di immagini fotografiche custodito dallo Csac e si ricollega idealmente al progetto «Esplorazioni sulla via Emilia» che trent’anni fa, nel 1986, vide protagonisti Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Nino Criscenti, Vittore Fossati, Omar Galliani, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Klaus Kinold, Claude Nori, Cuchi White, Manfred Willmann: un’impresa di descrizione articolata e multidisciplinare, riferimento per le successive riflessioni sul paesaggio. Lo Csac ha avuto un ruolo importante nell’elaborazione del quel modello di racconto ed, ancora prima, nel 1984, nella realizzazione del Viaggio in Italia coordinato da Luigi Ghirri. Questi ed altri importanti riferimenti costituiscono i significati visivi e culturali della mostra che si esplica in una serie di monografie minime. Di queste, le prime immagini, di Olivo Barbieri e Cuchi White, sono esposte nella Sala delle Colonne, in contrappunto a un nucleo di fotografie dell’Ottocento degli studi Alinari, Brogi e Poppi, che documentano il paesaggio emiliano postunitario, in cui l’identità nazionale è costruita attraverso iconografie di architetture e monumenti isolati dal contesto. La presenza di questo nucleo di fotografie è fondamentale per comprendere la ricerca concettuale che autori come Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Mario Cresci, Guido Guidi, Olivo Barbieri portarono avanti a metà degli anni Ottanta del secolo scorso, in un momento in cui appariva urgente rendere visibile l’ordinario e l’anti-monumentale anche in contrapposizione alla tradizione classica della veduta canonica ottocentesca. Nella Sala delle Colonne, accanto alle fotografie storiche, si collocano quattro plastici di architetture progettate tra la fine degli anni Ottanta e il decennio successivo da Ettore Sottsass con Sottsass Associati. Con il fine di documentare la riflessione sulla architettura e sul paesaggio contemporaneo sono stati scelti il Modello di studio per Fatburger a Los Angeles (1990), gli Studi per Erg, degli anni 1985/90, la Galleria del museo dell’Arredo contemporaneo a Ravenna e la Casa Cei a Empoli, dei primi anni novanta.

Altre monografie minime, di Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Guido Guidi, Mimmo Jodice sono poi visibili nella sezione del percorso museale dedicata alla Fotografia, accanto a una scelta di fotografie del Novecento, ricavate dalla digitalizzazione di fondi fotografici dall’archivio CSAC con le fotografie dell’Atelier Vasari di Roma, eseguite per l’Anas tra il 1946 e il 1948 per documentare la ricostruzione delle strade emiliane, e le narrazioni di viaggio scattate dal milanese Bruno Stefani per illustrare i volumi del Touring Club Italiano tra il 1935 e il 1960, che restituiscono le sequenze e gli scorci del paesaggio attraverso una composizione di textures e volumi. A queste si aggiungono gli scatti del parmigiano Bruno Vaghi che gioca tra ripresa aerea e immagine commerciale di committenza, mentre l’Atelier Villani sceglie il grande formato per ritrarre l’industria nazionale. La fotografia sportiva di Publifoto mostra infine un differente uso degli spazi e dei paesaggi della Via Emilia. Immagini tutte che scandiscono non solo una storia in divenire ma anche tecniche e sguardi specifici che ciascun autore ha definito nei suoi scatti, mettendo a fuoco una vicenda di primaria importanza nella storia della fotografia italiana. Nella Sala Polivalente è visibile l’esposizione «Habitare la via Emilia. Presenze e luoghi di rifondazione insediativa», coordinata da Carlo Quintelli e dedicata al paesaggio pubblico, esito di una ricerca che riflette sul divenire della strada consolare quale strumento di continua rigenerazione dell’insediamento antropico emiliano.

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