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FOTOGRAFIA

Mostra «Ritratti di un mondo antico», foto di Claudio Cantadori

Africa, natura intatta e sacra alla libreria Mondadori dell'Eurotorri

Mostra  «Ritratti di un mondo antico», foto di Claudio Cantadori
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Earth (Terra) e heart (cuore), in inglese hanno un suono simile. Nelle fotografie del pediatra parmigiano Claudio Cantadori, una serie d’immagini catturate in un viaggio in Kenia e dal titolo evocativo di Earthlings (Terrestri), questi termini vengono a sovrapporsi. C’è infatti il cuore nei suoi scatti e la capacità – rara – di cogliere quello che rende unica ognuna di queste creature selvagge: l’anima spesso inafferrabile, quell’ancestrale comunione tra terrestri, tra uomo e bestia.
Dopo una raffinata pubblicazione da un sito on line (it.blurb.com), è la volta di una mostra alla Libreria Mondadori dell’Eurotorri, visibile tutto il mese di giugno. Sono circa 60 i «Ritratti di un mondo antico», proprio ritratti perché Cantadori non fa semplicemente riprese naturalistiche, cercando la situazione insolita, non gli serve appostarsi per ore o giorni così da fermare il momento concitato della caccia o l’intimità del leone, della giraffa, dell’elefante.
Trova invece la loro unicità, la poesia del momento fugace in cui si schiude il cuore della terra, in cui l’Africa ci lascia penetrare la sua misteriosa bellezza e la natura la sua fragile verità.
Cantadori adotta il bianco e nero seppiato tipico del grande fotografo di animali Nick Brandt al quale ammette d’ispirarsi, ma vi aggiunge quel sentimento empatico condiviso da un reporter speciale quale Don McCullin e che introduce il suo volume: «Per me la fotografia non è guardare, ma sentire. Se non si sente ciò che si guarda, non si riuscirà a far sentire qualcosa a chi osserva le fotografie».

Egli così sente, vive, ama mentre fotografa. Per questo tutti gli animali sembrano diversi, sorpresi nella loro individualità e quasi accondiscendenti a questo «rapimento dell’anima». Si mostrano mansueti, apparentemente inoffensivi, come in una sorta di Eden, dove non c’è ferocia, aggressività, ma momenti d’affetto, di serenità, di beato godimento dell’esistenza.
Ecco allora le effusioni della famiglia di leoni o dei due leopardi, la madre elefante con il piccolo, la sequenza dell’amplesso delle giraffe; scene riprese sempre con una tenera attenzione mai voyeuristica o scientifica, accentuata poi dall’effetto sfuocato.
Quando queste creature sono insieme sono in armonia, quando sono soli i loro sguardi si perdono nei vasti orizzonti o lasciano intuire quell’arcano della vita che noi, uomini civilizzati, abbiamo dimenticato. La poesia e la saggezza delle sue foto insegnano però anche il senso della vanità.
Allora guardando il vecchio leone col muso segnato dalle lotte, gli gnu sulla riva del fiume, le antilopi nella savana sentiamo, sentiamo noi stessi e quel profondo legame che ci dice ugualmente effimeri, perfetti forse ma di passaggio sull’immortale sfondo di cieli invece senza tempo.
C’è un destino per tutti, come c’è un sole che nasce e tramonta negli occhi del re della foresta, scrutato dalle giraffe dal lungo collo, contemplato dal consesso degli avvoltoi sull’unico albero in controluce. Potrebbe anche sembrare un omaggio all’Africa e lo è, immaginando scorrere sotto queste scene le parole innamorate di una Karen Blixen. Con le foto Cantadori ha reso quella stessa magia e quell’irresistibile passione-ossessione che è definita «mal d’Africa». Ma è anche la nostalgia della vita nel suo significato più profondo, più puro, ovvero armonia con la natura, con l’universo, con le creature terrestri. Ed è nello sguardo dorato del leone come nel riflesso del sole tra le nubi, nella fuga tumultuosa del branco, come nel calmo procedere degli elefanti.
Cantadori fa sentire il battito del cuore della terra. E sembra tutto così semplice. Forse lo è, se quello che conta non è la sensibilità della pellicola, ma dello spirito di chi scatta. Questa è un’indimenticabile dedica all’Africa, alla terra, alla natura, alla vita E all’arte. Perché la fotografia è arte. Tutto dipende dalla connessione occhio-cuore. Qui, anche cuore-terra. Heart e Earth. Siamo tutti Earthlings.

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