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Fotografia

"Obiettivo Africa" per il Grandangolo

"Obiettivo Africa" per il Grandangolo
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di Andrea Violi

La fotografia come metodo di ricerca, di «studio» della realtà che ci circonda. Gli scatti come modo di andare alla scoperta di angoli «nascosti» della propria città. La fotografia come attività amatoriale ma non per questo priva di una preparazione da parte di chi scatta. In questo modo Davide Grossi concepisce l'attività fotografica. Grossi da quattro anni è il presidente del circolo fotografico «Il Grandangolo». In un'intervista a Gazzettadiparma.it, presenta l'attività dell'associazione e si addentra nel suo modo personale di affrontare la passione per la fotografia.

«OBIETTIVO AFRICA» PER IL GRANDANGOLO. Il circolo fotografico Il Grandangolo ha sede in via Argonne 4 a Parma. Ogni martedì alle 21 c'è la riunione dei soci: si parla di problematiche tecniche, si mostrano le proprie foto agli altri soci oppure si proiettano quelle di un ospite. Le riunioni comunque sono aperte a tutti coloro che vogliano conoscere l'attività del gruppo. Il programma del 2009 è ancora in via di definizione ma c'è già un'iniziativa allo studio: una serie di foto alle famiglie e alle persone della comunità senegalese. Un'iniziativa che durerà diversi mesi: «Cercheremo di indagare la situazione dell'emigrazione nella nostra città», spiega Grossi.
«Il Grandangolo» è stato fondato 25 anni fa e ha una quarantina di soci. Nel 2008 fra le principali iniziative c'è stato un corso sulle vecchie tecniche di stampa delle foto. Corsi che hanno avuto 5-6 partecipanti l'uno ma che, spiega il presidente Grossi, vanno incontro a richieste di vari appassionati: dal bianco e nero alla stampa al platino, la stampa al bromolio e così via. «Organizziamo anche rassegne - dice il presidente -. Per esempio, per due anni consecutivi, con il professor Paolo Barbaro dell'Università, abbiamo organizzato una rassegna sulla fotografia del paesaggio».
Il sito dell'associazione, con l'elenco delle iniziative e la storia del gruppo, è www.cfilgrandangolo.it.

GROSSI: «LA PREPARAZIONE È FONDAMENTALE». Il presidente del sodalizio di via Argonne è Davide Grossi. Di professione chimico, Grossi ha 38 anni e si dedica agli scatti a livello amatoriale da quando ne aveva 24. E dal 2002 a questa parte lo fa in un modo ancor più coinvolgente, affrontando questa passione con una preparazione alla base. Se gli si chiede un consiglio per i neofiti, suggerisce loro di adottare lo stesso approccio. Se vuole fotografare un soggetto o sviscerare un tema per immagini, prima si documenta, approfondisce, studia nei dettagli ciò che riguarda quel soggetto. E con le foto così ottenute ha partecipato a varie rassegne in Italia e all'estero. Nel 2007-2008 ha fatto un corposo studio con 60 foto sul Po e sugli ambienti padani. Scatti acquisiti dall'Archivio italiano fotografico di Varese. Foto di Grossi si trovano al Centro italiano di fotografia d'autore (Cifa) di Bibbiena, in provincia di Arezzo. Qui tra l'altro sono custodite diversi scatti realizzati dallo scrittore verista Giovanni Verga.
«Il fatto che la fotografia sia qualcosa di legato a una ricerca personale - spiega Grossi a Gazzettadiparma.it - è normale all'estero. Molto meno in Italia, dove c'è la tendenza a considerare la foto dal punto di vista estetico, come qualcosa per arredare le pareti. La fotografia secondo me è uno specchio della realtà, può servire come spunto per un'ulteriore osservazione».

PELLICOLA O DIGITALE? Nel mondo dei fotografi c'è una «diatriba» aperta fra chi usa il digitale e chi lo denigra, affezionato alla “vecchia” (ma sempreverde) pellicola. Per Grossi «la tecnica non è un problema: «Io preferisco la pellicola in medio-grande formato. È più simile al vero ed è adatta per il genere di fotografia che ho scelto (foto d'architettura e paesaggi, come dimostra la fotogallery allegata, ndr). Fotografo il “non-evento”. Sono molto esigente e meticoloso e uso le attrezzature in funzione del risultato che voglio ottenere».
Grossi, che non è “ideologicamente” favorevole o contrario al digitale, osserva che l'avvento di quest'ultimo «ha portato a una diversificazione delle tecniche. Ci sono tecniche che erano quasi abbandonate per le quali si sviluppa un nuovo interesse (le stesse al centro del corso fatto dal “Grandangolo” nel 2008, ndr). Le grandi aziende storiche magari non producono più pellicola, ma sono nate altre imprese che forniscono materiali sensibili».
La “ricerca” fotografica ha portato Grossi a realizzare servizi lungo la via Emilia, la strada statale 9, fra Parma e Reggio, fotografando chiese, case ed ex locali (come il vecchio “Marabù” di Cella) da prospettive inusuali. Grossi ama anche la fotografia di architettura: a Parma ad esempio ha immortalato la chiesa di San Luca. E poi nel suo portfolio ci sono i «non luoghi» di Parma, cioè angoli della periferia che apparentemente non dicono nulla o comunque di fronte ai quali nessuno si sofferma. Grossi lo ha fatto, per invitare a riflettere. E ad osservare.

(foto d'archivio: Davide Grossi, a sinistra, stringe la mano al presidente della Fondazione Cariparma Carlo Gabbi durante la premiazione della mostra fotografica "Giardini aperti")

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