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Oreste e Odetta: tremila chilometri a piedi per immortalare il mondo

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di Andrea Violi

Sono trent'anni che viaggiano, Oreste Ferretti e Odetta Carpi. Lui imbraccia la macchina fotografica, lei la telecamera. La voglia di avventura e di scoprire usanze e luoghi ce l'hanno dentro. Così sono nati tanti loro reportage e documentari che hanno vinto premi su premi in concorsi e rassegne: l'Himalaya e le sorgenti del Gange, i deserti dell'Africa e i villaggi dell'Asia orientale. E molti luoghi ancora.
Oreste e Odetta hanno vinto il Premio Leoni, dedicato ai viaggiatori dalla Scuola di scialpinismo in memoria di un socio, Luigi Leoni, scomparso nel 2000. Il premio è stato consegnato mercoledì sera a Palazzo Sanvitale. Sono stati presentati un diaporama (diapositive proiettate con la dissolvenza) sul Niger e un filmato sulla “spedizione” alle sorgenti del Gange, in India. All'indomani di quella premiazione, Oreste Ferretti e Odetta Carpi raccontano a Gazzettadiparma.it la loro singolare esperienza di coppia dedita ai reportage di viaggio.

La passione per gli scatti è nata trent'anni fa. In principio furono le Dolomiti ad essere fotografate da Oreste. Poi la voglia di viaggiare ha portato la coppia parmigiana ad esercitarsi un po' in tutto il mondo. Se guarda un planisfero, Oreste può dire di essere stato ovunque o quasi. «Il viaggio per noi più bello? Ce lo chiedono sempre e... non sappiamo rispondere - spiegano i coniugi -. Sono tutti affascinanti, ognuno a modo suo: l'Africa con i suoi deserti e le popolazioni, il Nepal per le montagne e così via». Il premio Leoni è un riconoscimento importante:  «Siamo molto contenti di averlo ricevuto - dice Odetta -. Eravamo amici di Luigi, ci trovavamo sempre al Lago Santo e con le uscite del Cai. Era una persona dolcissima, solare, sempre pronta ad aiutare gli altri».

Dopo le Dolomiti, Odetta e Oreste hanno puntato sull'Himalaya, per poi andare alla “conquista” dell'India e del Pakistan: negli anni '80 hanno fatto diverse vacanze. Poi ancora l'Africa: «È stato un grande amore, dal Botswana allo Zimbabwe, dalla Namibia all'Etiopia. Siamo andati due volte in Mali e due in Niger...». Quanto duravano i viaggi? «Il più lungo è durato 28 giorni - nota Oreste -. Nei nostri trekking abbiamo percorso, in totale, 3mila chilometri. Tutti a piedi».
I viaggi dei due parmigiani non sono mai stati all'insegna delle comodità, ma è proprio lì il bello. «Siamo stati in Nepal nel 1979: erano i primi trekking, ci andavano praticamente solo gli alpinisti, non i turisti - spiega Odetta -. In questo modo si può conoscere la realtà locale. Ci hanno detto che oggi negli stessi luoghi che abbiamo visitato trent'anni fa ci sono alberghi e strutture per i turisti anche nei villaggi. Abbiamo viaggiato usando i mezzi locali, anche sul tetto di jeep e camioncini». Prima di partire Odetta si informava sul Paese prescelto («Ho lavorato alla Biblioteca Civica: consultare i libri mi piace», puntualizza lei). Ma durante il viaggio era importante anche adattarsi alle esigenze e alle occasioni del momento.

A spingere l'entusiasmo dei coniugi Ferretti-Carpi era più la voglia di avventura o la brama di scoprire popoli, usanze e luoghi da loro mai visti prima? Cinquanta e cinquanta. Oreste ci pensa un attimo ma non ha dubbi: «Fotografare e riprendere ci piace da impazzire. Con la stessa intensità, facciamo “vite da cani” ma amiamo viaggiare». Chissà se hanno aneddoti divertenti o curiosi da raccontare... Sì, ce ne sarebbero tante, di storie. Su questo punto i due cercano un po' di svicolare. «Forse si può raccontare di quella volta in Yemen... No, meglio di no. O forse sì: un episodio buffo è avvenuto durante il viaggio alle sorgenti del Gange». In pratica Oreste inquadra un “santone” indiano, che fa un cenno inequivocabile: niente foto! Il parmigiano non scatta ma poi ci riprova e alla fine fa la fotografia. Il santone si arrabbia, brandisce un forcone e rincorre Ferretti, che tra l'altro rischia di perdere la borsa con l'attrezzatura. Il santone viene arrestato da un poliziotto ma a Oreste e Odetta dispiace. I parmigiani si recano al commissariato per spiegare l'equivoco alla polizia. Ma nonostante tutto il santone, pur trattenuto dai poliziotti, continua a tentare di infilzare Oreste con il forcone. Tornati in India dopo molti anni, in quello stesso luogo Odetta e Oreste hanno rivisto quel santone: tutti e tre ricordavano quell'episodio. È bastato un cenno per capirsi, questa volta: “No foto?”. “No”. E tutto è filato liscio, con un sorriso reciproco.

Un consiglio per chi voglia seguire le orme della coppia? «Per fare viaggi come i nostri, insoliti... bisogna avere un grandissimo spirito di adattamento - chiarisce Oreste -. Chi vuole la doccia, mangiare e dormire bene e le altre comodità occidentali... è meglio che stia a casa!». O comunque che scelga altri tipi di vacanza: l'avventura è anche un po' improvvisazione. «Bisogna lasciare a casa le idee del nostro mondo e parlare con la gente - aggiungono i coniugi -. È bene anche fare i giusti controlli medici».

Tra gli appassionati di fotografia c'è la «diatriba» sul digitale: c'è chi lo vede come un'opportunità e chi come un tradimento nei confronti della tradizione.... Odetta sorride e fa capire che il marito rientra in quest'ultimo gruppo. Lui sospira e rivela senza mezzi termini: «Sono a un bivio drammatico perché io fotografo con la luce. Nei miei scatti si fanno molti controluce: cerco di fare foto descrittive ma emozionali. E con il digitale il risultato non vale la metà della metà rispetto a quello che ottengo con la pellicola. Sì, il digitale è più comodo - ammette Ferretti - ma per i miei gusti il risultato non è soddisfacente. Lo dicono anche i miei amici fotografi che sono più bravi di me».

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