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Fotografia

La vita lungo il Po raccontata in cento foto

La vita lungo il Po raccontata in cento foto
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In occasione della dodicesima Settimana della Cultura, il Comune di Guastalla inaugura, nella Sala espositiva Chiesa di San Francesco, la mostra fotografica «Viaggio lungo il Po - Cento immagini per dieci storie». L'appuntamento è per sabato 24 aprile alle 17,30. In esposizione ci sono 10 fotografi con altrettante storie, che documentano il loro personale percorso artistico sul Grande Fiume.
Cento immagini di dieci fotografi che aiutano a comprendere molti aspetti del Po: paesaggi, personaggi, volti ed azioni che talvolta appartengono al passato di una cultura contadina legata alla terra ma, soprattutto, alle acque di un fiume che, scorrendo lentamente, scandisce un tempo influenzato dal volgere delle stagioni.
«Non sempre l’immagine - che pur rappresenta fedelmente la realtà - deve esser letta come realistica - dice una presentazione del Comune -. Certo ogni particolare descrive cose reali: persone, case, alberi, acqua, neve, cielo ma tutti questi segni suggeriscono anche storie, che sono più dell’anima che del corpo.
Dieci grandi fotografi italiani, alcuni riconosciuti maestri dell'arte fotografica e altri certamente sulla via di essere annoverati nel gotha. Cento immagini che spaziano dal reportage alIa documentazione naturalistica, dalIa memoria della costruzione degli argini alIa disperata attesa che l'alluvione passi per restituire un futuro alIa gente della Bassa, fino alI'osservazione delle tradizioni ancora vive, alIa ricerca dei colori nascosti dell'inverno del fiume. Le immagini hanno suggerito storie e pensieri che accompagnano l'intero percorso».

GENTE DI PO. Queste persone sono documentate dalle fotografie di Gianni Berengo Gardin, riconosciuto come una delle maggiori personalità della fotografia internazionale grazie al suo modo personale di utilizzare una camera trasformandola da mezzo tecnologico a strumento d'artista. Attento alIe diverse realtà del mondo (dal paesaggio alI'architettura alIa documentazione della vita quotidiana) ha scritto per immagini una vera enciclopedia proprio come gli antichi maestri cercavano di realizzare raccogliendo informazioni durante i loro viaggi.

TESTIMONI DEL TEMPO. A volte frugando nelle scatole riposte in soffitta, si trovano fotografie dimenticate in vecchi album o finite alIa rinfusa in scatole di latta. Sparpagliati suI tavolo, si trovano così personaggi vestiti a festa, rigidi in posa davanti al fotografo oppure militari di leva in grigio (verde) o ufficiali impettiti con sciabola e kepi. Ma anche contadine sorprese a sgranare il granoturco, galIine che cercano di recuperare qualche chicco. Ma può capitare anche di ritrovare noi stessi, bambini alIa ricerca delle luccioIe. Sono scomparse Ie lucciole ed insieme con loro anche tutti quei mestieri che oggi ricordiamo con nostalgia e vorremmo recuperare. Roberto Bertoni riesce, con grande semplicità, a recuperare quei momenti e darne testimonianza grazie a uomini e donne vere, non comparse ma personaggi.

DOVE IL FIUME DIVENTA MARE. La fotografia naturalistica è materia complessa come quella di paesaggio. Lo spettacolo della natura e talmente variato e mutevole che la scelta sbagliata dell'istante dello scatto o della prospettiva trasforma il sublime in una cartolina dozzinale cui mancano soltanto “saluti da...”. L'obiettivo e semplicemente una lente, o meglio un complesso di lenti che rispondono a rigide leggi fisiche; la pellicola, un supporto di sostanze che reagiscono secondo precise leggi chimiche; sarebbe semplice quindi affermare che il risultato finale è tale grazie al,la tecnica. In realtà sono l' occhio e la sensibilità di Lino Bottaro a scegliere il momento esatto dello scatto e, imprigionandolo, rendere partecipi gli altri dell'attimo fuggente.

NELLA PIANURA, UN FIUME. Le immagini di Luigi Briselli raccontano con fredda impressione la storia di un'alluvione. La conoscenza del Po in tutte le sue sfaccettature ha permesso all'autore di documentare i momenti topici di quell'evento che periodicamente colpisce Ie terre padane. Evento atteso con ansia sapendo che arriverà dopo Ie piogge, quando la terra non sarà più capace di assorbire l' acqua, il cielo si farà scuro e le notti diventeranno troppo lunghe. Briselli sa che non bisogna mai rinunciare alla fotografia, anche se la giornata è temporalesca e le persone sono ansiose nell'attesa di ciò che sta per avvenire; il fotografo cattura i paesaggi e l'emozione della gente.

DE ARTE PISCANDI... Vi sono due registri per chi si mette in rapporto con l'ambiente naturale: c'e quello dell'osservatore “puro” che non vuole toccare alcunché e cerca di essere invisibile senza mimetizzarsi per diventare parte integrante della natura facendosi preda. Atteggiamento assolutamente rispettabile e di gran moda. Ma c'e anche lo stile di chi vuole entrare dentro la natura diventandone parte e mettendosi in competizione con essa trasformandosi in predatore. Chi va per mare e s'immerge conosce la sensazione di affondare nel blu. Quando non si vede il fondo ma solo i raggi di luce che sprofondano senza limiti e viene il desiderio di scendere senza porsi limiti. Tra i fotografi vi sono gli uni e gli altri. Paolo Equisetto partecipa alIa lotta della natura e la descrive con l'attività dei pescatori e dei cacciatori. L'ambiente attuale non si può permettere di continuare queste attività come nel passato, troppe sono Ie prove che la civiltà ha inferto alIa natura ma c'è ancora chi si muove - dove è possibile - con piede leggero e usando con coscienza Ie proprie armi.

NATURE MORTE PADANE. “Still life” la definiscono gli inglesi, natura ferma (i tedeschi la chiamerebbero “silenziosa”), per gli italiani la natura rappresentata è “morta”. Questa definizione si applica al genere pittorico che descrive tavole imbandite con frutta e cacciagione, cesti di fiori e frutta ricchi di particolari. Molte sono trionfi di colori, splendidamente decorative ma prive di significato mentre altre, nel tempo, si arricchirono di implicazioni simboliche, assumendo un valore allegorico. Così, grazie ad un più che sapiente uso della macchina fotografica, Stanislao Farri unisce all'assoluta precisione dei dettagli la capacità di rappresentare delle "conversazioni" tra Ie cose dell'uomo e quelle della natura. Sacre conversazioni quelle dei pittori antichi ma altrettanto sacre, anche se assolutamente laiche, quelle che s'intuiscono dalle immagini che raccontano le storie mai dette del Po.

LE BARCHE INQUIETANTI. L'aspetto più interessante di Arrigo Giovannini fotografo e l'incredibile capacità di giocare con i colori. La scelta delle immagini di questa sequenza è caduta sulle barche: nere in origine, decorate con colori caldi o freddi ed acidi, celate sotto un velo di neve o seminascoste nella nebbia. La neve diviene colore puro e la stessa nebbia acquista, nell'abilità del fotografo, una trasparenza ed un colore irreale. Le immagini sono certamente realistiche, iperrealistiche, ed allo stesso tempo astratte. Non sono solo barche, sono elementi capaci di farci viaggiare in un mondo pieno di emozioni e di calore anche se la galaverna irrigidisce gli alberi in mazzi di cristallo. Inquietano, queste barche, perché ci conducono verso mondi ignoti, aiutandoci a traghettare verso dimensioni oniriche che senza il loro aiuto non saremmo capaci di raggiungere.

UN PONTE E UN PONTE... Un ponte si vede da lontano, può essere corto o lungo, lo costruisci, lo attraversi o ci passi sotto. Molti sono i significati che assumono queste situazioni oniriche: attraversandolo risolverai i tuoi problemi mentre passandoci al di sotto dovrai ricominciare daccapo ogni azione intrapresa. Se sarai costruttore di ponti non ti abbatterai mai e così via. Un ponte, oggetto concreto, è metafora di ciò che mette in relazione (unita distanti e distinte) rendendo possibili passaggi altrimenti impossibili. I ponti di Pepi Merisio sono di ferro, pietra, legno: definiti, concreti ed allo stesso tempo astratti e capaci, nel rigore del bianco e nero, di farci viaggiare con la fantasia nel tempo e nello spazio.

TRE GATTI INDIFFERENTI. Hanno scritto che Ezio Quiresi è capace di cogliere la forza incantatrice ed enigmatica della fotografia: lo scatto non è mai qualcosa che immortala l'attimo della vita che si brucia per sempre, ma e un'immagine del passato che si proietta verso il futuro. Le immagini di questa sezione hanno perfettamente la capacità di rappresentare un mondo che, in pratica, non esiste più ma che viene descritto con precisione e senza nostalgia. Non ci può essere nostalgia per il lavoro duro, esclusivamente condotto dall'uomo salvo la collaborazione degli animali, che ha caratterizzato le giornate dei fiumaroli almeno fino alla metà del secolo appena finito. Chi rimpiange la dolce memoria del passato non ha avuto contatti con la realtà che ci viene proposta dagli scatti di questo narratore del Po.

UNO SGUARDO DAL CIELO. C'è chi usa Ie parole per esprimere Ie proprie sensazioni e chi preferisce un'immagine. Per le fotografie di questa raccolta Fulvio Roiter s'innalza, letteralmente vola, sulla foce del grande fiume e gioca con la luce. Lui non guarda semplicemente, egli vede e ci insegna ad apprezzare il paesaggio grazie ad un occhio disincantato, giocando col riverbero, e con l'acqua, facendoci toccare la trasparenza dell' aria. In una parola scrivendo con la luce ci permette di leggere i segreti della natura.

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