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Val d'Itria, trulli e luce

Val d'Itria, trulli e luce
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di Cristina Pelagatti
Essere colpiti in pieno volto da un pugno di luce viva: è questa la sensazione che si avverte varcando le soglie della Valle d’Itria, nel cuore della murge pugliesi. E’ il bianco splendente degli edifici storici, della calce dei trulli, di mozzarelle e burratine, ad essere  il filo conduttore in un viaggio tra Locorotondo, Martina Franca ed Alberobello alla scoperta di una valle che racchiude alcune delle eccellenze artistiche ed enogastronomiche dello stivale. Percorrendo campagne puntellate da trulli, viti e muretti a secco si arriva nei pressi di Locorotondo che, come una corona luminosa, si staglia con le sue case bianche in cima a una collinetta dando ai viaggiatori un sublime primo impatto con la Valle D’Itria.
Locorotondo, inserito tra «i borghi più belli d’Italia», deve il nome alla pianta circolare della città; passeggiare tra le sue stradine lastricate di pietre lisce, disposte a cerchi concentrici, ammirando le case bianche nelle piccole viuzze che si aprono su inaspettate piazzette, equivale ad assistere al trionfo della luminosità. Un viaggio fuori stagione permette il privilegio di visitare Alberobello libera dalle migliaia di turisti tipiche delle giornate estive, godendosi così l’atmosfera fiabesca di una località che è l’apoteosi del trullo. I circa 1400 trulli del paese, antiche costruzioni contadine coniche in pietra a secco (leggenda vuole che siano stati edificati a secco, senza leganti, per poter «evadere» le tasse e quindi abbatterli facilmente in occasione delle visite dei gabellieri e poi ripristinarli), patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1996, sono suddivisi in due quartieri adiacenti, il rione Monti, dove i trulli sono sede di negozi di souvenir, tele e fischietti di terracotta e il Rione Aia Piccola dove i trulli sono abitati e al confine del quale si trova, in un complesso di tre trulli comunicanti il museo del territorio «Casa Pezzolla» dove ogni curiosità sui trulli, l’artigianato ed il folklore locale può essere soddisfatta. Dopo una visita d’obbligo al «trullo sovrano» ed alla Chiesa di Sant’Antonio, rigorosamente a forma di trullo, si può dare facilmente sfogo alla passione enologica visitando il Museo del Vino, situato all’interno della prestigiosa cantina Albea, nato con lo scopo di divulgare la conoscenza della produzione del vino e delle attività agricole in genere di un angolo della Puglia noto nell’antichità come «Enotria», cioè terra del vino.
Il percorso può preseguire alla ricerca delle specialità gastronomiche della zona in direzione di Martina Franca, dove è facile incappare nel caseificio Mozzarella Martina, azienda artigianale che dagli anni 90 ha fatto della genuinità della produzione una bandiera e rimanere a bocca aperta ammirando la maestria con cui mani esperte preparano deliziose burrate, compongono treccione di mozzarella e danno vita a cacioricotta e scamorze. L’olio rappresenta una delle pietre miliari tra i prodotti made in puglia e visitare il frantoio oleario «L’acropoli di Puglia», situato ad un passo dal centro storico di Martina Franca, permette di conoscere tutti i segreti dell’olio extravergine, prodotto rispettando le vecchie usanze di famiglia, per la raccolta, la lavorazione e la conservazione dell’olio extravergine in cisterne interrate nella roccia.
L’elegante Martina Franca, perla della valle d’itria, accoglie i visitatori con un centro storico che è un insolito tripudio di barocco: tra i consueti vicoli bianchi infatti si ergono splendidi palazzi nobiliari ottimamente restaurati e mentre si passeggia tra le vie del centro, tra frotte di cittadini in passeggiata e vetrine di negozi, non può mancare la sosta ad un «fornello»; tipica macellerie dove il cliente sceglie il taglio di carne preferito che viene cotto nel forno a legna e servito in una stanza attigua, come la macelleria di Giusi e Giovanni Lisi. Ed è a poche centinaia di metri dal centro di Martina Franca che si può soggiornare, volendo abbinare al viaggio un’ospitalità fuori dall’ordinario.
Il relais «Villa San Martino», entrato nel 2011 a far parte del circuito dei «relais et chateaux» vanta la classificazione di 5 stelle lusso e la sua caratteristica principale non è l’ostentazione di rubinetterie d’oro e di esagerazioni «da nuovi ricchi russi», ma la proposta di una bellezza garbata, risultato di una grande attenzione al particolare e di una cura dell’ospite da parte del personale altamente qualificato che riesce ad essere al contempo premuroso e mai invadente.
La vecchia masseria con villa padronale di fine ‘800, (divise da una piscina ed immerse in un parco di lussureggiante vegetazione mediterranea), è stata completamente ristrutturata e aperta al pubblico nel 2004 dal proprietario Martino Solito, restauratore di professione che è riuscito a fare del relais, con le sue 21 camere, un gioiello della «ospitalità di charme».  Villa San Martino, diretta da Paolo Sagina, si distingue in campo gastronomico: il ristorante «Duca di Martina», grazie ai due giovani chef Donato Pentassuglia e Lucrezia Ricci, propone una cucina di alto livello con piatti che coniugano i sapori tipici del territorio con un tocco di originalità. L’esperienza a Villa San Martino si completa con «le coccole», grazie alla pletora di trattamenti offerti dal centro benessere Oasi e che rendono molto più difficile il triste momento della partenza e del ritorno a casa.  Per chi si domandasse se valga la pena affrontare un migliaio di chilometri per una full immersion di pochi giorni tra storia, arte, enogastronomia, eleganza e relax, la risposta è inesorabilmente un sì.

 

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