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Mattia Dori: quando le foto di natura sono una passione "totale"

Mattia Dori: quando le foto di natura sono una passione "totale"
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di Andrea Violi

Tutto è nato per fotografare il camoscio sulle vette alpine. Lunghi e pazienti appostamenti per immortalarlo. Di scatto in scatto, imparando anche dai propri errori, Mattia Dori è cresciuto sul piano artistico e ha deciso che la fotografia naturalistica avrebbe occupato sempre di più il suo tempo libero.
Dori, trentino classe 1980, lavora in un laboratorio di analisi ambientali; in passato, in un museo di Scienze naturali. La natura è una costante nella sua vita: gli piace viaggiare per andare alla ricerca di esemplari da catturare. Solo con l'obiettivo, nel loro habitat.
Le sue "peregrinazioni" hanno portato Dori anche nel Parmense, per andare a “scoprire” le lepri nella zona dei boschi di Carrega e i gufi di palude nella Bassa.
Si sa che da cosa nasce cosa. Mattia Dori ha conosciuto l'arte di Maria Elena Ferrari, che fa disegno naturalistico. Insieme espongono oltre venti foto e altrettanti disegni al ristorante Ferlaro di Sala Baganza, fino al 21 settembre. La mostra «Due sguardi, due arti, Think Wild - Il fotografo e la disegnatrice» descrivono le forme e i colori di una natura abbastanza vicina a noi ma che spesso passa inosservata.
Mattia Dori spiega a Gazzettadiparma.it come sono nate la mostra e, in questi anni, la sua passione per gli scatti dedicati alla natura.

Lei è trentino ma espone le sue foto a Sala Baganza. Come ha «scoperto» il Parmense?
Per fare fotografia naturalistica mi piace viaggiare, soprattutto nel Nord Italia. In particolare ho scoperto Parma perché volevo fotografare le lepri. Documentandomi, ho saputo che nella zona di Parma ce n'erano diversi esemplari e così ho «scoperto» queste zone. In quei giorni, tra l'altro ho conosciuto la proprietaria del bed&breakfast Il richiamo del bosco a Sala Baganza, che ha visto il mio sito. Mi alzavo molto presto tutte le mattine per andare in giro a fotografare. Lei conosceva la disegnatrice Maria Elena Ferrari, ci ha proposto di organizzare una mostra e ci ha fatti incontrare. Abbiamo visto che le nostre idee erano comuni, a partire dall'interesse per la natura.

In che periodo è venuto nel Parmense?
Facevo foto nei boschi di Carrega, quattro giorni fra marzo e aprile. Il mese dopo sono tornato per fotografare il gufo di palude: da qualche mese ce n'era una colonia nella Bassa, nei dintorni di Torrile. Torno sempre volentieri nella vostra provincia: è ricca di spunti per la fotografia naturalistica.

La mostra di Mattia Dori e Maria Elena Ferrari dura fino a settembre...
La chiusura è il 21 settembre. Anche se non ci conoscevamo prima, abbiamo trovato soggetti in comune: l'acqua, la neve, gli animali notturni... Le mie fotografie rispecchiavano i suoi disegni.

Le foto in mostra sono tutte frutto dei suoi quattro giorni nei boschi di Carrega?
Sono scatti fatti nel Nord Italia, alcuni anche nelle vostre zone. Ci sono anche i camosci che vivono oltre 2mila metri fino al capriolo, che ho fotografato nelle vostre zone.

Quale attrezzatura preferisce? Rullino o digitale?
Ho iniziato con la pellicola, per reportage di viaggio. Quando ho deciso di unire le mie due passioni, fotografia e natura, sono passato al digitale. E' molto più intuitivo e, scattando moltissimo, il digitale è comodo... se fai mille scatti in un'uscita di una giornata.

Mille scatti in un giorno?
Sì. Per “bloccare” il movimento dell'animale si scatta a raffica. Poi magari scatti buoni ce ne sono due! Avevo ripreso la pellicola per altri motivi, per scoprire altri modi di fotografare al di là del genere naturalistico... Ma ora sono concentrato su questo genere.

La fotografia naturalistica è una sua passione, non riguarda il lavoro...
Occupa più o meno tutto il mio tempo libero però rimane una passione. Quando riesco a fare qualche viaggio fotografico non perdo occasione. Io e un amico stiamo cercando di creare un'associazione per la divulgazione scientifico-naturalistica ma per ora non riguarda il lavoro.

C'è un viaggio o un soggetto che spicca fra le sue preferenze? O magari un animale che è stato molto difficile da «incontrare»?
La passione è nata per fotografare il camoscio alpino. Ho da sempre un amore per questo animale e ho impegnato due anni di attività. Con questo soggetto ho imparato a fare fotografia naturalistica, imparando dai miei errori. L'animale che mi ha fatto più penare è il gallo cedrone. Da qualche anno cercavo di fotografarlo ma senza risultati. Quest'anno sono riuscito a fare un bel lavoro, qui in Trentino, in Valsugana. E' difficile perché comporta di passare le notti in un capanno, aspettando l'alba. Nel periodo degli amori questo uccello scende dagli alberi e fa parate cercando di attirare le femmine sul terreno. Sempre in alta montagna, più o meno in aprile, con freddo e neve. E' abbastanza complicato... Ci lavoravo da due anni e ora i risultati sono arrivati. Sono molto contento.

Multimedia
Il sito del fotografo: www.mattiadori.com
Le foto su Flick
La pagina Facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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