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Fotografia

Weegee, il crimine in diretta

Weegee, il crimine in diretta
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Stefania Provinciali

Omicidi, malavita, tragici incidenti stradali, devastanti incendi di caseggiati popolari sono i principali soggetti degli scatti in bianco e nero, illuminati dal flash del fotografo Weegee, pseudonimo di Usher Fellig (1899-1968), nella sua attività di fotoreporter freelance a metà degli anni ’30. La mostra «Weegee. Murder Is My Business» (l'omicidio   è il mio lavoro), aperta a Palazzo Magnani di Reggio Emilia fino al 14 luglio, ha tratti «forti», come il suo titolo, e racchiude la prima produzione artistica del fotografo, giunto negli Stati Uniti nel 1909 dalla terra d’origine, l’attuale Ucraina.Oltre un centinaio di immagini originali, con lo stesso titolo della mostra curata da Weegee alla Photo League nel 1941, puntano l’attenzione sulla violenza e il caos urbano, quando come fotoreporter freelance in un’epoca in cui New York contava almeno otto quotidiani e le agenzie di stampa iniziavano allora a gestire immagini fotografiche, si trovò davanti la sfida di catturare immagini uniche di eventi che facessero notizia per poi distribuirle velocemente. Lavorava quasi esclusivamente di notte, partendo dal suo minuscolo appartamento di fronte alla Centrale di Polizia non appena la sua radio – sintonizzata sulle frequenze della polizia – lo informava di un nuovo crimine. Arrivando spesso prima delle stesse forze dell’ordine, Weegee ispezionava con attenzione ogni scena per trovare l’angolazione migliore, tanto che ancor oggi queste immagini, forse per la forza espressiva impressa dalle scelte del fotografo o per la capacità di focalizzare la scena unita alla potenza del bianco e nero, finiscono per trasformare il documento fotografico in un’icona, portandola sul terreno dell’immaginario collettivo.Gli omicidi, sosteneva, erano i più facili da fotografare perché i soggetti non si muovevano mai e non si agitavano. Ed è la foto del cadavere di Dominick Didato, piccolo gangster che aveva osato sfidare l’allora potentissimo Lucky Luciano, riverso sul marciapiede in una pozza di sangue, comparsa in prima pagina sul New-York Post del ’36, ad avviare la sua strepitosa carriera. Nell'intenso decennio dal 1935 al 1946, Weegee è stata forse la figura che ha dimostrato in modo incessante la maggiore inventiva nel panorama della fotografia americana. Il suo nome divenne letteralmente leggenda, tanto che il regista Stanley Kubrick arrivò ad affermare, riferendosi ai primi anni della sua carriera – quando film come «Il bacio dell’assassino» oppure «Rapina a mano armata» rispecchiavano suggestivamente il clima delle metropoli americane – che una delle fonti della sua ispirazione era proprio il fotografo Weegee. Kubrick lo volle infatti come consulente per le riprese nel 1958 del film «Il dottor Stranamore». La mostra, curata da Brian Wallis, Chief Curator dell’ICP, presenta rari esemplari delle immagini più famose (stampa alla gelatina d’argento) e rappresentative di Weegee, tratte per lo più dall’esauriente archivio di Weegee presso l’ICP composto da 20.000 stampe, oltre a quotidiani, riviste e film dell’epoca – e considera i suoi primi lavori nel contesto della loro presentazione originaria – su testate giornalistiche e in mostre storiche – oltre ai suoi libri e ai suoi film. Presenta inoltre ricostruzioni parziali dello studio di Weegee e della sua mostra presso la Photo League, permettendo così allo spettatore di entrare in quel suo «mondo». La presentazione in catalogo è di Walter Guadagnini. Due gli aspetti che delineano l’attività del fotografo nel primo decennio, da un lato la violenza diffusa che caratterizza la vita a New-York, d’altro lato la nascita e l’ascesa dei tabloid, i giornali popolari, fatti di immagini che raccontano quei crimini, gli scontri tra polizia e criminali, ma anche gli incendi nella Harlem dei poveri, gli incidenti d’auto, il tutto realizzato di notte quando ascoltando le frequenze della radio della polizia Weegee arrivava sul posto alle volte per primo. Storie di un’America poverissima dopo la grande crisi del ’29, ancor oggi testimonianza viva, sconvolgente, di un mondo che Weegee – aveva iniziato facendo lo squeegee, il ragazzo che finiva di asciugare le stampe e forse da qui deriva il suo soprannome - da abilissimo comunicatore ha saputo tramandarci.

 

 

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