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Fotografia

Sacralità della natura nelle immagini di Bertrand

Sacralità della natura nelle immagini di Bertrand
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Manuela Bartolotti
Cambiare punto di vista fa scoprire tante cose. Lo sanno bene i fotografi e lo sa bene il fotografo francese Yann Arthus Bertrand che ha voluto riprendere e scoprire la terra dalla prospettiva aerea. Nella mostra al Forte di Bard (Valle d'Aosta, fino a domenica) va in scena la meraviglia, la visione estesa di quel sublime contemplato dai romantici, non più però annunciato e scandito da «catene ininterrotte di monti» a sospingere l’occhio nelle lontananze e negli orizzonti, ma catturato nelle geometrie e nei cromatismi, nelle caleidoscopiche sinuosità che solo dal cielo si possono afferrare. L’opera di reportage di Bertrand non è solo artistica, ma con il suo progetto «La Terre vue du Ciel» intende «testimoniare la bellezza del mondo e tentare di proteggere la terra». La fotografia di Bertrand si fa occhio divino, cogliendo dall’alto la stupefacente varietà e grandezza della natura o dei luoghi antropizzati, ma anche evidenziando le dolorose ferite, narrando le metastasi terribili che vanno corrompendo litorali, montagne, fiumi, foreste.
Sono macchie di petrolio, drammatiche rivoluzioni climatiche, segni di guerra e violenza. Rivelano la loro inconsueta bellezza i carri armati abbandonati nel deserto del Kuwait o i mucchi di auto accartocciate per la demolizione in Francia.
Diventano composizioni astratte, perdono di riconoscibilità e di aggressività. Il punto di vista lontano, aereo priva oggetti e paesaggi di storia, ma li rende quadri emblematici, eterni. Si può avvertire un senso di vertigine e sgomento a osservare la volta celeste dal basso, ma anche a sorvolare la terra. Molte di queste foto sono famosissime come il disegno a forma di cuore nella foresta di mangrovie a Voh in Nuova Caledonia o la carovana dei dromedari nel deserto della Mauritania. Molti conosceranno anche il film che Bertrand ha realizzato con Luc Besson e François Henri Pinault nel 2007 dal titolo «Home», un lungometraggio che riprende lo stato di salute del pianeta, segnalando le criticità da affrontare per non lasciarlo morire. Al Forte di Bard, oltre alla rassegna d’immagini mozzafiato prese per anni in giro per il mondo ci sono quelle della Val d’Aosta, in omaggio al luogo dell’esposizione. Questa mostra itinerante vuole insegnare il rispetto della terra, della vita, ma insegna ancora una volta come questo passi attraverso un modo diverso, eccentrico di osservare la realtà, attraverso la capacità di staccarsi dalle visioni consuete e limitate, per ammirare certo, ma anche per capire. L’uomo è ben poco nell’universo, ma può purtroppo far tanto nel bene e nel male. Una delle immagini più sorprendenti è quella dell’indigena Himba salita in aereo con Bertrand.
Lui racconta come non fosse per nulla impressionata e sapesse descrivere con disarmante semplicità i luoghi che conosceva. Non si stupiva della loro bellezza perché erano da sempre parte di lei. Noi occidentali abbiamo perso questa empatia e rapporto armonico con la terra. 
Ci sono colori che nemmeno conosciamo, forme di cui ignoriamo la bellezza. Basta cambiare il punto di vista. Dal cielo ci sentiamo forse tanto potenti e insieme un punto di colore nel dipinto dell’universo. Ne siamo parte. Ma sembriamo tante volte dimenticarlo. Bertrand ce lo ricorda, con la sua abilità fotografica. Con la sua ininterrotta missione d’amore per il pianeta.

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