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Krzysztof Charamsa teologo

Rimosso il teologo gay. "Omofobia paranoica"

So che pagherò le conseguenze, ma ora Chiesa apra gli occhi

La confessione del monsignore, io felice e con compagno
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Certamente mons. Charamsa non potrà continuare a svolgere i compiti precedenti presso la Congregazione per la dottrina della fede e le università pontificie, mentre gli altri aspetti della sua situazione sono di competenza del suo Ordinario diocesano». Lo ha detto padre Federico Lombardi. Sarà il vescovo di Pelplin, in Polonia, a decidere sullo stato di mons. Krzystof Charamsa, cui il Vaticano ha tolto gli incarichi presso la Congregazione della dottrina della fede e le cattedre presso le università Gregoriana e Regina Apostolorum.
Il monsignore che ha scelto di fare «outing» dalle pagine del più diffuso quotidiano italiano, - dichiarando di voler scrivere al Papa per informarlo della sua posizione di omosessuale «felice» e con un compagno - è infatti sacerdote diocesano della diocesi polacca, ordinato nel il 28 giugno del 1997. Nato nel '72, il prelato ha il titolo di monsignore dal 2008. Presso la Congregazione della dottrina della fede ha l'incarico di officiale; è inoltre segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale. 

«La scelta di operare una manifestazione così clamorosa alla vigilia della apertura del sinodo - dichiara padre Lombardi a proposito di mons. Charamsa - appare molto grave e non responsabile, poichè mira a sottoporre l’assemblea sinodale a una indebita pressione mediatica». E questo nonostante il rispetto per le vicende personali.  «A proposito delle dichiarazioni e interviste rilasciate da mons. Kryzstof Charamsa - ha dichiarato il portavoce vaticano Federico Lombardi - si deve osservare che, nonostante il rispetto che meritano le vicende e le situazioni personali e le riflessioni su di esse, la scelta di operare una manifestazione così clamorosa alla vigilia della apertura del sinodo appare molto grave e non responsabile, poichè mira a sottoporre l’assemblea sinodale a una indebita pressione mediatica». 

"Cercherò lavoro" e "Scriverò un libro"

«Cercherò lavoro": così monsignor Krysztof Charamsa, che ha fatto coming out sulla sua condizione gay, risponde ai giornalisti che gli chiedono un commento sulle parole di padre Federico Lombardi, secondo il quale verrà sospeso dai suoi incarichi alla Congregazione per la dottrina della fede e dall’insegnamento nelle università pontificie.
Tuttavia il prelato aggiunge che «è pronto per la stampa, in italiano e in polacco, un libro in cui metto la mia esperienza a nudo».

"Omofobia paranoica"

Il sorriso è ampio, gli occhi chiari sono a tratti velati da una commozione che non trattiene. Indossa il clergyman, che però aveva messo da parte nella foto del suo blog, dove è vestito con una più sbarazzina t-shirt gialla. Monsignor Krzysztof Charamsa ha chiamato oggi la stampa internazionale per gridare alla Chiesa la sua condizione di omosessuale, sua e di «tantissimi» sacerdoti, anche dentro il Vaticano. Fa appello, alla vigilia del Sinodo, alla «Chiesa che amo» ma che è malata di «omofobia paranoica ed esasperata».
Monsignor Charamsa, sacerdote polacco, da dieci anni in Vaticano, non può passare inosservato. Teologo, mente raffinata; esperto canonista molto quotato tra le Mura Leonine insegna in due università pontificie (la Gregoriana e la Regina Apostolorum); nonostante i suoi soli 43 anni è già Segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale. Ma soprattutto è officiale della Congregazione per la Dottrina della Fede, il dicastero 'custodè degli insegnamenti della Chiesa. Quello che una volta con timore era chiamato Sant'Uffizio. E il prelato polacco lo chiama ancora così quando dice che «è il cuore dell’omofobia della Chiesa cattolica». Di questa conferenza stampa non ha detto nulla al suo 'capò, il cardinale Gerhard Mueller, tra i più strenui difensori della dottrina sul matrimonio e la famiglia nello scorso Sinodo straordinario. E anche il Papa lo ha saputo dal 'Corriere della Serà (al quale ha rilasciato un’intervista in anteprima), perchè «ancora devo fargli avere la mia lettera», dice. Papa che però è «fantastico» e al quale chiede che in questo Sinodo non "escluda» le famiglie omosessuali.
Sceglie per il suo coming out un ristorante della «dolce vita» romana, un pò felliniano, come lui lo definisce per stemperare l’emozione, a due passi dalla centralissima piazza del Popolo. Con lui c'è il compagno, Eduardo, catalano, «l'uomo che amo». E sotto i flash dei fotografi si abbracciano, scappa anche qualche lacrima.
E le curiosità si affollano nella conferenza stampa. Da quanto tempo state insieme? Perchè non è uscito prima allo scoperto? Che cosa dicono i suoi colleghi? Che cosa pensa del celibato? Ora che è stato rimosso che cosa farà? «Cercherò lavoro», dice con un sorriso. E con uno 'scivolonè fa anche pubblicità al suo libro in uscita, in italiano e in polacco, nel quale «metterò a nudo - dice testualmente - la mia esperienza». E vuole diventare «avvocato, se mi vorranno, delle famiglie omosessuali, con i loro cuori, i loro figli e soprattutto le loro sofferenze». Snocciola un «manifesto» in dieci punti in cui chiede alla Chiesa di cambiare strada. «Se l’Isis butta gli omosessuali dai tetti, noi dobbiamo dimostrare invece la nostra civiltà cristiana», sottolinea.
Di Benedetto XVI, che da Prefetto lo volle nella Congregazione per la Dottrina della Fede, non piacciono quelle "istruzioni» che vietano ai gay l’ingresso nel clero. «E' un giudizio su una parte dell’umanità». Poi un cenno sul celibato: "una disciplina disumana» perchè «una sana vita sessuale è la cosa più bella e fantastica che l’umanità possiede». E per sottolineare la 'regolarita» della sua condizione di gay distingue gli «atti omogenitali», contro natura, dai «sani e naturali atti omosessuali». Non ha paura di pronunciare parole come «gay» o «lesbica», termini spesso banditi dalle sagrestie. Ma invoca una Chiesa che possa «aprire gli occhi» e confrontarsi con le scienze. Molto attivo sui social, don 'Cris', come lo chiamano gli amici, ha messo in conto che da domani dovrà cambiare vita. «Lo so, me ne assumo le responsabilità, ma ora sono di nuovo felice».

Coming out

«Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana». Lo afferma al Corriere della Sera, monsignor Krzysztof Charamsa, 43 anni, polacco, ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede e segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale vaticana, oltre che docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum.
Sulle ragioni del suo coming out, spiega: «Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell’incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte , forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente, perchè - aggiunge - siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant'anni».
«Dunque dico alla Chiesa chi sono - aggiunge -. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. E’ anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali». Alla domanda su che cosa pensi di ottenere, mons. Charamsa afferma: «Nella Chiesa non conosciamo l’omosessualità perchè non conosciamo gli omosessuali. Li abbiamo da tutte le parti, ma non li abbiamo mai guardati negli occhi, perchè di rado essi dicono chi sono. Vorrei con la mia storia scuotere un pò la coscienza di questa mia Chiesa. Al Santo Padre rivelerò personalmente la mia identità con una lettera».
Il teologo spiega di parlare alla vigilia del sinodo sulla Famiglia perchè «vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell'amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa».

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  • Andrea

    04 Ottobre @ 00.35

    Per me ha cannato di brutto, completamente fuori luogo. Caro Charamsa rinuncia ai voti e vai per la tua strada dove vuoi e soprattutto con chi vuoi. Buona fortuna e che Dio ti benedica!

    Rispondi

    • Maria Binelli

      04 Ottobre @ 11.44

      vgazzlyg@sharklasers.com

      Certo, magari doveva parlarne in un conclave segreto al riparo da tutto e da tutti no? Già immagino che possibilità di cambiare le cose avrebbe avuto.

      Rispondi

    • Maria Binelli

      04 Ottobre @ 11.44

      vgazzlyg@sharklasers.com

      Certo, magari doveva parlarne in un conclave segreto al riparo da tutto e da tutti no? Già immagino che possibilità di successo di cambiare le cose avrebbe avuto. L'unico modo per provare a togliere il velo all'omofobia ecclesiastica è parlarne davanti al mondo cogliendoli di sorpresa.

      Rispondi

  • Massimiliano

    03 Ottobre @ 21.55

    @gigiprimo, ecco appunto, un difetto..... Mai parole più azzeccata

    Rispondi

  • Vercingetorige

    03 Ottobre @ 19.34

    NON C' E' NESSUN "DOGMA" DELLA CHIESA CATTOLICA SULL' OMOSESSUALITA ' . Monsignor Charamsa è stato sollevato dai suoi incarichi non in quanto omosessuale , ma perchè , con le sue pubbliche dichiarazioni , ha esercitato una "pressione indebita" sui Padri Sinodali , che si riuniranno a Roma a dicembre per trattare della famiglia. Non so se apprezzate la finezza............

    Rispondi

    • Betti

      04 Ottobre @ 00.16

      era un atto dovuto visto che ha dichiarato di avere un compagno

      Rispondi

      • Maria Binelli

        04 Ottobre @ 12.22

        vgazzlyg@sharklasers.com

        Quello è l'appiglio legale per poterlo bannare..mi pare scontato. Erano così imbarazzati da non riuscire a nascondere una delle loro vere preoccupazioni..ovvero la "pressione indebita". E questo la dice tutta su come sono abituati ad affrontare i problemi alla luce del sole.

        Rispondi

  • Fausta

    03 Ottobre @ 19.23

    Era ora che qualcuno facesse capire alla Chiesa con un messaggio cosi forte che anche i preti e suore possano avere una vita sessuale sana e felice e possano anche dichiarare di essere gay .

    Rispondi

    • gigiprimo

      03 Ottobre @ 19.56

      vignolipierluigi@alice.it

      cara fausta, ognuno di noi ha un 'difetto' più o meno invalidante, c'è chi zoppica , chi balbetta, chi è cieco o sordo. Non ho mai sentito o visto enunciare con enfasi il loro difetto!

      Rispondi

      • nixos

        04 Ottobre @ 10.39

        gigi se è un difetto invalidante, allora dove sta la pensione di invalidità per i gay ? delle 2 l'una... o essere gay è come avere i capelli rossi o essere mancini... oppure è come essere ciechi o zoppi... se è davvero come dici tu... dove sta la pensione d'invalidità ?

        Rispondi

      • Biffo

        04 Ottobre @ 04.30

        Proclamo ai quattro venti che sono zoppo, sordo a sinistra, cieco a destra, ho avuto un tumore, che ora mi è tornato. Va bene così, gigiprimo?

        Rispondi

  • Massimiliano

    03 Ottobre @ 19.10

    La famiglia è composta DA DONNA E UOMO, senza dei quali caro il mio @biffo, "andate e moltiplicatevi" non sarebbe possibile.... Se adesso per molti l'omosessualità è "normale" per MOLTISSIMI altri non lo è assolutamente.... Il genere umano nasce dall unione di uomo e donna...... Non di uomo e uomo o donna e donna.... Chi non è d'accordo cambi pure religione..... Fuori dalla Chiesa i PRETI che non rispettano i dogmi e le regole cristiane..... .

    Rispondi

    • Maria Binelli

      03 Ottobre @ 22.25

      vgazzlyg@sharklasers.com

      3/4 del tuo discorso non c'entrano con l'argomento; l'ultimo quarto è il riassunto di ciò che hai capito di quello che il cristianesimo e la chiesa insegnano su accoglienza e rispetto..ovvero zero. Studia il vangelo anzichè leggerlo sui bignami.

      Rispondi

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