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Dibattito

Un insegnante dell'Itis: "No alla scuola chiusa di sabato"

La scuola Itis Leonardo Da Vinci di Parma

L'Itis Leonardo Da Vinci

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Un docente dell'Itis interviene nel dibattito sulla chiusura delle scuole superiori al sabato, per dire "no" al progetto. Maurizio Rosi scrive una lettera aperta alla preside del "Leonardo Da Vinci": sottolinea che andare a scuola anche al sabato fa bene ai ragazzi e, come già deciso in altri istituti, le spese per il riscaldamento una volta alla settimana potrebbero essere sostenute dalle scuole stesse.
Ecco la lettera aperta alla Dirigente scolastica dell’Itis “Leonardo Da Vinci”:

 

Gentile dott.ssa Botti,
le scrivo in merito alla proposta della Provincia di chiudere le scuole superiori il sabato per motivi economici, proposta che mi vede del tutto contrario.

Come Lei ben sa e condivide, la qualità nella scuola è strettamente legata alla didattica.
Proprio per questo il Collegio docenti della nostra scuola ha deliberato a stragrande maggioranza di fare unità didattiche da 60 minuti e un orario su 6 giorni, dalle 8 alle 13, con un rientro pomeridiano di 2 ( 3 ore per le classi seconde) per motivi squisitamente didattici.

I docenti dell’ITIS, contrariamente ai vieti luoghi comuni che imputano alla categoria poca voglia di lavorare, hanno votato quindi pensando al bene degli studenti anziché ai propri week end.

Infatti la chiusura al sabato nella nostra scuola, che ha 32-33 ore settimanali di lezione, comporterebbe il rientro pomeridiano per tre pomeriggi la settimana, anziché uno come nella proposta votata dal Collegio docenti, oppure un tempo prolungato fino alle ore 14 – 14,30 per cinque giorni la settimana.

Queste soluzioni comporterebbero per i nostri 1200 studenti:
grossi problemi di concentrazione per il tempo troppo prolungato trascorso a scuola con lezioni frontali (e non anche di studio assistito come accade nel resto d’Europa in cui vengono forniti spazi adeguati, compresa la mensa),
minor tempo per poter approfondire e assimilare al pomeriggio quanto fatto in classe al mattino, con compiti e studio individuale,
peggioramento drastico della qualità dell’alimentazione (tema su cui la Provincia peraltro porta avanti progetti educativi da molti anni),
spesa aggiuntiva per le famiglie,
difficoltà certa degli studenti nel ritorno a casa con gli attuali orari Tep, a fronte di una vaga promessa della Provincia di occuparsi del problema.

La Provincia dichiara di non avere i mezzi finanziari per pagare il riscaldamento, e solo per questo chiede di chiudere la scuola il sabato, così come aveva chiesto l’accorpamento dei corsi serali di tutte le scuole in un solo edificio.
Le ricordo che alcune scuole di Parma, piuttosto che accettare l’accorpamento del serale, hanno deciso di pagarsi le spese del riscaldamento. E credo che una soluzione analoga per la nostra scuola sarebbe molto gradita anche ai colleghi del serale e non solo.

E’ stato calcolato che il costo del riscaldamento del sabato (in base ai dati forniti dalla Provincia) ammonterebbe a 8 euro a testa per ciascuno studente.
Per evitare la chiusura dell’ITIS al sabato, si potrebbero quindi percorrere quattro strade:
1. chiedere alla Provincia di verificare ulteriormente la possibilità di recuperare la cifra occorrente nel proprio bilancio o di chiederla al Governo;
2. ricavare gli 8 euro per il riscaldamento del sabato all’interno del contributo volontario versato annualmente dagli studenti;
3. se questo non fosse possibile, chiedere a ciascun studente la metà della cifra (4 euro l’anno in più), caricando l’altra metà sulla scuola;
4. se neanche questo fosse possibile, chiedere a tutti gli studenti di versare 8 euro in più l’anno.

Vorrei far notare che le famiglie, in caso di rientro o di allungamento dell’orario, dovrebbero pagare per l’alimentazione almeno il costo di tre panini la settimana, con una spesa settimanale di almeno 8 euro, il che è decisamente superiore al contributo di 8 euro annui che sarebbe richiesto come massimo.

Si tratta di stabilire se vogliamo fare qualità o fare risparmio su un tema, quello della scuola, che i nostri politici proclamano come tra i primi e più importanti problemi della Nazione.
Chiudere gli edifici per mancanza di soldi per il riscaldamento a scapito della qualità non mi sembra un motivo a favore della “buona scuola” proposta dal Presidente del Consiglio Renzi.

Cordiali saluti.

Firmato. Prof. Maurizio Rosi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Biffo

    25 Novembre @ 12.12

    Gea, Lei scrive dei commenti veramente squisiti e di un livello intellettuale inarrivabile. Spero solo che il suo pargolo, con lo Smartphone di cui lo ha dotato, compia qualche azione utile al suo progresso umano e non si limito ad usarlo nel modo becero e idiota, seguito la maggior parte di chi detiene questo tipo di irrinunciabile apparato elettronico.

    Rispondi

  • Slash

    24 Novembre @ 21.29

    Concordo perfettamente con quanto detto da Biffo soprattutto sul principio di preferire la qualità sulla quantità, inoltre in considerazione del principio di mens sana in corpore sano, posso solo constatare che i ragazzi in questa società "prendono la forma delle sedie" ed i problemi posturali legati alla vita sedentaria degli adolescenti sono oggetto del mio lavoro da fisioterapista tutti i giorni; due giorni interi per potersi muovere liberamente dal mio punto di vista possono solo che aiutare la fisiologia. Concordo anche con quanto detto da Federicot, in particolare da ex studente del docente firmatario dell'articolo, dal mio punto di vista posso solo dire che non mi trasmise nulla ai tempi (anzi) ne dal punto di vista umano ne dal punto di vista nozionistico, a differenza invece di molti suoi colleghi dell'ITIS che ricordo con affetto.

    Rispondi

    • annamaria

      25 Novembre @ 15.50

      Il fatto che il firmatario della lettera non le piaccia (cosa che può capitare a tutti) non deve in alcuna modo influenzare l'opinione sulla questione in oggetto. Entri nel merito, ed eviti giudizi personali sulla persona e che qui non c'entrano proprio.

      Rispondi

    • Michele E

      25 Novembre @ 15.11

      Se la scuola è sempre esistita, con seggiole e banchi anteguerra e con orari anche maggiori di adesso (io ne facevo 36-38 di ore la settimana, più 12 di corriera/autobus), mentre i "problemi posturali legati alla vita sedentaria" di cui parli sono robe moderne, forse (ma forse) non è tutta colpa della scuola, cosa dici?

      Rispondi

    • salamandra

      25 Novembre @ 08.56

      Temo che i due giorni interi per muoversi diventerebbero due giorni interi per stare sul divano a guardare la TV o usare uotzapp!

      Rispondi

      • Slash

        25 Novembre @ 20.05

        Nessuno sta dando tutta la colpa alla scuola Michele ma visto che è sempre esistita e ci sono state delle evoluzioni nella conoscenza della medicina e della posturologia da quando facevi 50 ore seduto alla settimana, avvicinarsi ad un modello di scuola anglosassone dove l'aspetto del recupero psicofisico è maggiormente considerato mi sembra un ottima cosa. Walter il tempo impiegato davanti a Tv e Smartphone dai ragazzi penso faccia parte di un altro grosso capitolo che è l'educazione che i genitori danno ai figli ma non voglio aprirlo per non tediare nessuno; quello che sicuramente manca è una sana educazione sportiva. Sig.ra Annamaria nel merito della questione penso di esserci entrato ampiamente; in riferimento ai giudizi personali sicuramente la mia esperienza passata influenza il mio modo interpretare il pensiero del docente che ha deciso di esporsi mediaticamente ed è quindi è soggetto ad analisi da parte di chi legge. Il percepito è sempre mediato dalle esperienze del singolo.

        Rispondi

        • Michele E

          26 Novembre @ 17.42

          Ho risposto ancora nell'articolo del Marconi prima che questo finisca a pagina 2 quindi nel dimenticatoio. Solo voglio dirti: non so se tu abbia figli adolescenti, ma dare ai genitori anche la colpa dell'abuso dello Smartphone (a parte per l'acquisto, ma prova tu a ribattere mesi di "i miei amici ce l'hanno tutti") vuol dire che non ti rendi conto di cosa dici.

          Rispondi

        • annamaria

          26 Novembre @ 16.11

          Il Proff. ha messo il suo nome sulla questione della chiusura o meno della scuola il sabato, quindi sarà "soggetto ad analisi da parte di chi legge" su questo argomento. Cosa c'entra se a lei non è piaciuto come suo proff? Se, come dice lei " il percepito è sempre mediato dalle esperienze del singolo " (che paroloni) ,allora una persona che a lei sta antipatica , dirà sempre delle cose sbagliate a prescindere, e una che le è simpatica potrà sparare le più grosse cavolate del mondo e avrà ragione comumque? Scusi, ma un pò di capacità critica sui contenuti e anche un pò di onestà intellettuale no, vero?

          Rispondi

  • marco850

    24 Novembre @ 20.37

    Ricordo quando mio figlio andava alle elementari, chiuse al sabato. Quando l'abbiamo iscritto alle medie (aperte il sabato) pensavamo fosse una cosa negativa invece abbiamo avuto solo ritorni positivi; non credo che questa proposta avanzata dal governo sia molto intelligente. Mi complimento col prof che, cosa abbastanza rara, ci ha messo la faccia, probabilmente guadagnandosi l'odio di qualche collega che il sabato se ne starebbe volentieri a paglia.

    Rispondi

    • federicot

      24 Novembre @ 21.17

      federicot

      è il contrario....

      Rispondi

  • Gea

    24 Novembre @ 19.35

    Gentile signora Annamaria le rispondo, no, mio figlio ha lo smartphone e quindi? La scuola pubblica nn dovrebbe richiedere "contributi volontari" , io non nutro rabbia X questi ma per la scuola in generale, per .... Alcuni insegnanti ..... A proposito ma a lei che importa del tipo di telefono che ha mio figlio ? ::::)))). Comunque il punto non è questo ma sabato si, sabato no. I ragazzi pare non abbiano problemi a rientri pomeridiani a questo punto, forse, il problema lo hanno i prof.

    Rispondi

    • Wait

      25 Novembre @ 21.42

      @Gea. Di quali ragazzi parla? Ne conosco tantissimi che stanno frequentando le superiori e, ancora, non ne ho trovato uno che approvi la decisione di chiedere le scuole al sabato.

      Rispondi

    • annamaria

      25 Novembre @ 02.16

      Le ho chiesto del telefono perchè ormai tutti i pargoli sfoggiano aggeggi ultra moderni e ultra costosi salvo poi lamentarsi perchè devono dare 8 euro alla scuola . Comumque, gentile signora, lei proprio non pensa a tutti quei ragazzi che, venendo da fuori Parma, con i rientri si troverebbo a ritornare a casa ad ore tardissime? Ha idea di quanta fatica fanno? E quelli che fanno sport come si organizzano ? Vanno in palestra alle 10 di sera? A meno che lei non pensi che al pomeriggio non si dovrebbero fare lezioni ma compiti, e allora poi come la mettiamo con le materie e i programmi? Su signora, io credo che faccia comodo a LEI avere il sabato libero, ma viene più facile incolpare i soliti insegnanti lavativi e fannulloni. O ce ne sono, certo, così come ci sono genitori incapaci di assumere il loro ruolo e trovano molto più comodo dare sempre colpa a qualcun altro. ( Comumque non è chiaro come ha risposto, forse le è sfuggito un "non", insomma ce l'ha o no sto cell?)

      Rispondi

  • Biffo

    24 Novembre @ 17.44

    Nocciolina, io, il Liceo Romagnosi, l'ho terminato non 20, ma 50 anni fa; certo, nessuno di noi è mai morto, sia in orario mattutino che pomeridiano. Ma Le assicuro che, fino alla maturità agognata, io, ed anche tanti dei miei coetanei, che rivedo sempre, ora 70enni, abbiamo vissuto poco della nostra vita adolescenziale, chini a tradurre versioni latine e greche idiote e a studiare vita, morte e miracoli di personaggi della storia e della letteratura. Io, perlomeno, ho iniziato a completare la mia cultura, in ogni settore, consegnatami lacunosa e dotata di paraocchi, arretrata e asfittica, solo dopo aver iniziato a frequentare l'Università, a Milano, dove si viveva a livello di metropoli europea, non di cittadina di provincia. Per la letteratura italiana, eravamo rimasti ai poeti e prosatori dell'800, manco a Pascoli, niente e nessuno del '900. Per la storiografia,eravamo fermi ai primi del '900; non si parli, per carità!, della Grande Guerra e, vada retro, Satana!, del fascismo, della Seconda Guerra Mondiale e più avanti. Quello,era far politica in classe, un abominio! Per aggiornare la mia cultura, e conseguire la laurea in Lettere moderne, ho sudato sette camicie, per quasi cinque anni, macinando, finalmente libri, testi, saggi e personaggi degli anni '60 e '70.. E quando poi mi sono specializzato in Psicologia, mi pareva di vivere su un pianeta alieno, dopo studi di filosofia che non arrivavano nemmeno a Croce.

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