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Sabato a casa, 37 prof del Romagnosi: decisione offensiva

Ingresso Liceo Romagnosi

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C'è un nuovo capitolo nella vicenda delle scuole superiori chiuse al sabato dal prossimo anno scolastico. Un nuovo capitolo e un nuovo gruppo di docenti che si mobilita per dire no. Stavolta sono quelli del Romagnosi, 37 per la precisione. Ecco la loro lettera, in cui spiegano le ragioni del loro disaccordo e invitano la Provincia ad aprire un tavolo di confronto.

"Noi sottoscritti docenti del Liceo Romagnosi esprimiamo le nostre forti perplessità rispetto alla decisione assunta dalla Provincia di chiudere le scuole il sabato mattina a partire dal prossimo anno scolastico.

Le perplessità riguardano sia il metodo che il merito della questione.
Nel metodo, giudichiamo molto grave che la decisione sia stata presa senza una consultazione e coinvolgimento dei consigli d’Istituto, rappresentativi delle esigenze e degli interessi dei diversi soggetti su cui ricadranno le conseguenze di tale decisione. Pur comprendendo le esigenze di risparmio che hanno motivato tale scelta, riteniamo non rispettoso della primaria funzione formativa della scuola subordinare a questioni esclusivamente economiche decisioni che hanno una ricaduta significativa sulla didattica e sui processi di apprendimento degli alunni. L’organizzazione dell’attività didattica su cinque giorni non porta solo a una diversa organizzazione oraria (con ipotesi di rientro al pomeriggio o con un permanenza a scuola tutti i giorni fino alle ore 14 o oltre) ma implica di conseguenza una diversa qualità della permanenza a scuola da parte degli alunni e quindi la necessità di rivedere anche questioni di carattere didattico. Come docenti giudichiamo un’offesa alla nostra professionalità subordinare il progetto didattico a una decisione presa solo per questioni di carattere economico.
Citare a favore della decisione presa il fatto che in altri paesi europei le lezioni su cinque giorni sono la norma, è un argomento molto debole; in questi paesi l’organizzazione dell’orario scolastico su cinque giorni è nato contestualmente a un progetto didattico costruito su quell’orario (un curriculo di norma più flessibile e con meno discipline) e di conseguenza anche gli edifici e gli spazi scolastici sono stati pensati per essere funzionali a quel tipo di modello orario (presenza di mense, presenza di spazi di ristoro all’interno della scuole).
Citare l’esempio di altre province italiane dove la decisione è già stata attuata richiederebbe un’attenta valutazione dei benefici e dei costi del cambiamento non solo a livello economico ma soprattutto a livello didattico e più in generale della qualità del benessere scolastico.
Nel merito, riteniamo che un percorso di studi quale quello liceale per la natura specifica delle proprie finalità e delle discipline studiate richieda un percorso di approfondimento e di rielaborazione personale e autonomo che può essere ottenuto solo con un attento e costante lavoro domestico. Il nostro non vuole apparire un attaccamento nostalgico al passato, ma al momento anche l’introduzione di nuove metodologie didattiche ci appare più produttiva se inserita in un tempo scuola maggiormente distribuito così da lasciare più tempo al lavoro di riflessione e di rielaborazione autonoma.
Inoltre un giorno in meno di scuola e la necessaria compattazione delle attività scolastiche in cinque giorni determinerà una diminuzione delle attività di approfondimento, di potenziamento e di recupero che ora vengono svolte in orario pomeridiano.
Amareggiati dalla constatazione che ancora una volta le scelte legate alla scuola vengano purtroppo prese a partire da logiche estranee al compito specifico della scuola stessa, chiediamo alla Provincia di aprire un tavolo di confronto con le scuole al fine di trovare soluzioni alternative.

Patrizia Aiello, Alessandro Allegri, Cristina Arpiani, Giuseppe Barattini, Angela Benassi, Alessandra Braccio, Alessandro Calzolari, Annalisa Chini, Lucia Coletta, Elena Colla, Eugenia Coscioni, Ilaria Del Soldato, Francesco Di Benedetto, Paola Ermogene, Leonardo Ferrari, Emanuela Giuffredi, Rosanna Greci, Ilaria Manfredi, Maria Teresa Marchesini, Paola Marconi, Ilaria Mazza, Carlo Mercalli, Ines Nasturzio, Renata Pellegrino, Elissa Piccinini, Cristina Quintavalla, Lorenza Reverberi, Marzia Rossi, Marina Savi, Paola Savini, Monica Silingardi, Rosanna Spadini, Wilma Sorbo, Alessandra Talignani, Francesca Tarasconi, Mariano Vezzali, Rossana Zoni

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  • Marta

    01 Dicembre @ 21.28

    -meno tempo per più studio: gli insegnanti si battono ogni giorno per farci distribuire lo studio e non fare la "studiatona del giorno prima" -fine di qualsiasi attività sportiva offerta dalla scuola: non sto neanche ad elencare i motivi per cui lo sport è importante -difficoltà di tutti gli studenti che hanno attività personali al pomeriggio (e sono molti, se non tutti) che vada dal più semplice hobby alla più impegnativa attività sportiva, come nel mio caso, che pratico atletica a livello agonistico la quale tra il trasporto e gli allenamenti mi prende tre ore al giorno. Faccio inoltre notare che nella mia scuola il riscaldamento funziona per le prime due ore e poi non si sa che fine faccia il calore dei termosifoni. Ora, voi dite che i superiori hanno deciso, ma loro pensano alla nostra salute? pensano a quelli che ci rimettono? No. E questo non è il metodo giusto di agire.

    Rispondi

  • Marta

    01 Dicembre @ 21.21

    Salve gentili signori che commentano e forse non sono nella situazione di farlo. Perché alla fine si parla tanto ma NOI studenti siamo gli ultimi a cui è chiesta l'opinione, ma siamo i primi a rimetterci. Sono una studentessa del Liceo Ulivi e vengo da fuori città come la metà della mia classe. Ogni giorno arrivo a casa alle 14.00 perché fortunatamente il mio orario scolastico finisce alle 13.00 e non abito molto lontano da Parma, ma c'è anche gente che ci mette due ore per arrivare a casa. Ci sono anche scuole dove fanno ore in più a causa dei laboratori. Se parliamo di sabato a casa parliamo dunque di: -un'ora in più al giorno, che per me comporta arrivare a casa alle 3 del pomeriggio senza avere mangiato un pranzo decente (e qua si parla di SALUTE) -Meno concentrazione alle ultime ore: siamo ragazzi ed esseri umani e dopo 5 ore di scuola è molto difficile seguire per una sesta ora.

    Rispondi

    • Marta

      02 Dicembre @ 11.53

      brava

      Rispondi

  • alealle

    01 Dicembre @ 12.58

    Credo non sia superfluo sottolineare che al "Romagnosi", per le caratteristiche dell'orario del liceo classico, le ore del sabato possono essere ridistribuite senza grossi problemi sugli altri cinque giorni settimanali, allungando soltanto di un'ora la permanenza a scuola di docenti e studenti. E che il sabato come giorno libero sia solitamente molto richiesto dai docenti. E che i trentasette firmatari, al pari degli altri ventinove, siano normalmente già da tempo impegnati diversi pomeriggi alla settimana con corsi di recupero, sportelli, progetti o riunioni; di questi impegni, alcuni fanno parte delle normali funzioni dei docenti, altri sono retribuiti a parte, altri ancora sono su base volontaria e non retribuita. Tanto è dovuto per mostrare come non ci sia nessun intento di garanzie rispetto a qualche supposto privilegio: per le attività personali dei docenti, che sia settimana corta o lunga cambia poco. E' l'attività professionale a scuola, sono i tempi da destinare alla gestione della scuola, la didattica, e, alla fine dei conti, l'autorevolezza dell'istituzione ad essere penalizzati da un'ipotesi organizzativa studiata unicamente per far cassa, per l'ennesima volta, sul sistema scolastico. Ma basta leggere la lettera senza dietrologie per capire quali sono le preoccupazioni e le contrarietà che l'hanno ispirata.

    Rispondi

  • Biffo

    30 Novembre @ 12.27

    Leggo dei commenti, sui docenti, veramente penosi, miserandi, laidi e beceri, come se gli insegnanti scegliessero la loro professione solo in vista ed in funzione del pomeriggio libero. Come mai lo stesso rimprovero, maligno e stupido, non viene rivolto anche a tutte quelle migliaia di impiegati fancazzisti della PA, che "lavorano" solo al mattino, per poche ore, e che trattano, da dietro il vetro di uno sportello, i cittadini come se fossero escrementi? E molto di loro, specie chi è comodamente assiso nei vari uffici di Comuni, Provincia e Regione, non hanno nemmeno conseguito una laurea, posseggono però tessere di partito ad hoc, sono spesso degli incompetenti, arroganti ed altezzosi, e guadagnano sicuramente molto di più che non un insegnante. Io l'ho fatto per decenni, e, al pomeriggio, regolarmente, preparavo, con cura, precisione ed impegno, le lezioni del giorno successivo, in modo puntiglioso e persino pignolo. Dovevo poi dialogare non con dei PC, ma con degli esseri umani in formazione, e da loro imparavo sempre qualche cosa che mi arricchiva, in uno scambio biunivoco non solo di nozioni, ma di sentimenti, emozioni ed affetti. Non mi sono mai sentito e non mi ha mai fatto sentire nessuno come un povero fancazzista part-time!

    Rispondi

    • Medioman

      30 Novembre @ 15.35

      Signor Biffo, lei mi ricorda un mio insegnante delle superiori (di italiano/letteratura, non ricordo come veniva definita allora la materia) con cui non abbiamo mai aperto un libro: dovevamo studiare sui suoi appunti. Beh, questo insegnante non si è mai rifiutato di farci eventuali "recuperi volontari" al pomeriggio, anzi, ne era felice. Per contro, ricordo insegnanti a cui dovevamo "insegnare" noi, sicuramente più aggiornati sulle "nuove tecnologie" di allora. La lettera dell'articolo mi sembra proprio scritta da insegnanti della seconda categoria!

      Rispondi

      • Biffo

        30 Novembre @ 18.20

        Medioman, io, proprio come scrive Lei, passavo i pomeriggi a scavare dentro gli eventi storici e a passare in rassegna le critiche migliori di letteratura. Ma poi, erano sempre le nostre idee, tra alunni ed il sottoscritto, ad arricchire il tutto. Come diceva anche il famoso prof de L'attimo fuggente, i ragazzi, già alle Medie, non sono dei vasi da riempire di nozioni preconfezionate, da rivomitare sul docente, una volta interrogati; sono capaci di esprimere emozioni nuove, fresche, inimmaginabili. Però, come l'ispettore Rock-Cesare Polacco, anch'io ho commesso errori; davo poco spazio allo studio della grammatica e della sintassi, che, per me, sono insopportabili. Consigliavo ai ragazzi, se volevano imparare a scrivere correttamente, di leggere a più non posso.

        Rispondi

  • lella

    30 Novembre @ 10.13

    Decisione offendiva???? Ci offendono i profesdori ogni volta che non vanno a dvuols, che non di impegnsno a capire chi hsnno di fronte. Sabato a casa!!!!

    Rispondi

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