La parola al rettore

Borghi: «Più matricole e posti di lavoro»

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«Aumentare gli iscritti, accrescendo l'offerta formativa, senza perdere mai di vista la qualità: è questo che voglio fare e ho iniziato a fare». E' questo il motto del rettore Loris Borghi. La sua parola d'ordine è rinnovamento. Borghi ha attuato un cambiamento di rotta fin dal primo giorno del suo insediamento. «Ho voluto modificare l'Ateneo - spiega - e credo di poter dire che ho raggiunto l'obiettivo. Il primo cambiamento attuato riguarda il metodo di gestione che ho voluto basare sulla partecipazione, il coinvolgimento del personale a tutti i livelli, la riattivazione delle energie e, non da ultimo, la trasparenza. L'ingrediente più importante su questo argomento riguarda le decisioni. Non c'è un rettore che decide in solitudine, ma ogni scelta viene messa in discussione e valutata da tutti gli organi preposti. Ogni settimana si riunisce il mio staff, 8 pro rettori, 40 delegati più i dirigenti dell'Ateneo. Proposte, idee e progetti vengono presi in considerazione ed esaminati. Poi le proposte passano il vaglio del pre-Senato accademico e del pre-Cda. Solo in seguito si va in Senato accademico e Cda per il via libera definitivo e ufficiale. Ogni decisione quindi è condivisa e consapevole. Tutto si basa sull'interazione e la discussione. Abbiamo inoltre attivato una rete di relazioni con il territorio decisamente importante per il rilancio dell'Ateneo e della città. Il cambiamento che abbiamo messo in atto riguarda anche infrastrutture, attività di ricerca, attività didattica. Voglio portare l'Ateneo di Parma tra i migliori d'Italia e per farlo sono numerose le componenti che vanno considerate».

Qual è l'obiettivo per il nuovo anno accademico?

«Innanzi tutto abbiamo fermato l'emorragia di iscrizioni. Ora dobbiamo, tutti insieme, mettere in pratica il progetto di favorire l'accesso all'Università a più studenti possibile. L'obiettivo è dare la possibilità a un più alto numero di persone, meritevoli, ancorché prive di mezzi, di iscriversi. Dobbiamo quindi accrescere il numero delle matricole, non tanto per una questione economica, ma soprattutto per tenere fede a un dettame della Costituzione».

Quali provvedimenti avete messo in campo a sostegno dei meno abbienti?

«Innanzi tutto le tasse non sono state toccate. Prevediamo inoltre l'esonero totale, tranne quelle regionali che non dipendono da noi, delle tasse per i redditi bassi. Garantiamo anche l'alloggio, tramite Ergo. Riusciamo a dare risposta positiva al 100% delle domande degli studenti meritevoli e più deboli sul piano economico».

E per aumentare il numero delle matricole?

«Innanzi tutto abbiamo eliminato i test d'ingresso, dove era possibile, ossia nei corsi di laurea a programmazione locale. Abbiamo aumentato la disponibilità dei posti, elevando il limite alle iscrizioni compatibilmente con i requisiti di qualità e di accreditamento. Con questa azione, peraltro condivisa dal Ministero, siamo riusciti a mettere a disposizione circa 600 posti in più rispetto all’anno scorso. Abbiamo inoltre istituito la figura dello studente part-time, per andare incontro alle esigenze di chi lavora. Stiamo progettando un nuovo corso di laurea triennale costruito sulle esigenze del territorio».

Aumentare i posti significa sovraccaricare i docenti e riempire aule e laboratori. Questa scelta può danneggiare l'efficacia dei corsi?

«I limiti alle iscrizioni, potremmo dire i paletti, li stabilisce il ministero dell'Istruzione che fornisce ad ogni Ateneo un “range” di disponibilità. E' Roma che prescrive il numero massimo possibile per classe in base al numero dei docenti, alla capienza delle aule, sia normali che informatiche, e ai laboratori. Noi abbiamo ampliato l'offerta, restando rigorosamente all'interno dei parametri indicati per legge. Mi consenta un sentito ringraziamento pubblico ai docenti che si sono resi disponibili ad uno sforzo maggiore a favore degli studenti».

Ma puntare così tanto sulla quantità non rischia di penalizzare la qualità?

«La qualità è il primo ingrediente, è l'obiettivo principale, ossia fare dell'Ateneo di Parma uno dei migliori, tra i più attrattivi d'Italia. La priorità è garantire l'alta qualità dei corsi e della didattica. Abbiamo già istituito il Presidio di assicurazione della qualità, organo composto da una decina di docenti e rappresentanti degli studenti, con l'incarico di valutare ogni singolo corso di laurea, sulla base dei criteri imposti dall'Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), tenendo conto sia della produzione didattica sia della produzione scientifica. Lo scopo è proprio quello di garantire il massimo della qualità in ogni corso. A seguito di questa autovalutazione, i corsi che non raggiungeranno i risultati richiesti saranno chiamati, pena la chiusura, ad un adeguato aggiornamento. Questa complessa operazione di autovalutazione è già partita e darà a tutti la possibilità di colmare le mancanze e risolvere i problemi prima dell’arrivo dell’Anvur».

Avete fatto in questo anno e mezzo molti investimenti e sostenuto ingenti spese. Restano fondi per finanziare ricerca e borse di studio? Qual è lo stato di salute delle casse?

«Il bilancio è in equilibrio. Lo stato di salute dei nostri conti ci permette di garantire ai nostri dipendenti passaggi di carriera e di aprire a nuovi giovani. A un anno e mezzo dal mio insediamento i ricercatori che sono diventati professori sono oltre 150 e 50 sono i nuovi ricercatori a tempo determinato. Entro il 2015 saranno indetti 20 concorsi per professore ordinario. L'Ateneo ha recentemente stanziato oltre 3 milioni di euro per le risorse umane, suddivisi, grosso modo, in 2 milioni e mezzo per il personale docente, mezzo milione per il personale tecnico amministrativo. Presto usciranno anche almeno altri 20 bandi di concorso per ricercatore a tempo determinato. In questa maniera potenzieremo ulteriormente il corpo docente, sia per la didattica che per la ricerca. Tutto questo è stato possibile anche grazie alla “spending review” messa in atto dall'inizio del mio mandato».

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