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Katia Golini 


Nelle nebbie dell'autunno, sotto il sole martellante dell'estate o coperta di neve in inverno la facciata del Duomo si staglia imponente e appare in tutta la sua elegante magia. Esempio eccelso di Romanico, la cattedrale di Parma è sicuramente il primo dei gioielli della città. Consacrata e intitolata all'Assunta nel 1106, sorge sulle fondamenta di una basilica paleocristiana di cui resta il nucleo centrale nell'attuale cripta. Opera dell'architetto e scultore Nicolò (e secondo alcune attribuzioni di Wiligelmo), la cattedrale è stata in più occasioni danneggiata e ricostruita. Nel 1117, in seguito ad un violentissimo terremoto, la parte anteriore dell'edificio – forse non ancora completato interamente - andò distrutta. Le navate centrali furono ricostruite secondo criteri "moderni", ispirati alle chiese della Borgogna e anticipatori del gotico. Nella seconda metà del XII secolo, quindi, la cattedrale subisce una prima significativa rimanipolazione. E' in questi anni che arriva a Parma l'architetto e scultore Benedetto Antelami, autore di quella che una volta era un'imponente recinzione presbiteriale oggi scomposta e conservata nel Museo della Cattedrale. Solo una delle lastre che la componevano resta in Duomo. Si tratta di un bassorilievo, esposto nel transetto destro (guardando verso l'altare), raffigurante la Deposizione di Cristo dalla croce. L'opera segna il passaggio dagli stilemi medievali a quelli gotici con la grazia e la maestria di un grande artista che portò a Parma il gusto e le novità artistiche conosciute nei suoi viaggi d'Oltralpe.
Interessanti e degni di nota gli affreschi della navata centrale, ma assolutamente da non perdere la cupola, affidata dai presbiteri della cattedrale nel 1526 a Correggio, uno dei più grandi artisti del Rinascimento, che realizza un'opera unica nel suo genere: un'Assunzione della Vergine, in un vortice di immagini, figure, personaggi e luce per rappresentare la divinità della Madonna accolta in cielo dal figlio Gesù Cristo. La messa in scena, che meritò la definizione di capolavoro da parte di un esperto davvero degno di nota come Tiziano, fu talmente innovativa che gli stessi committenti non ne compresero la portata e il valore storico-artistico, tanto che Correggio, subissato dalle critiche, smise per sempre di realizzare opere sacre.

Con la stessa maestosa grazia si affaccia sulla piazza della cattedrale, che ha mantenuto l'antica  fisionomia, anche il Battistero. A pianta ottagonale, in marmo rosa di Verona, l'edificio conquista i visitatori per la perfetta armonia geometrica e poetica insieme. Progettato dallo stesso Benedetto Antelami che lavorò nella cattedrale, iniziato nel 1196, come recita l'iscrizione sul portale principale, è un'opera unica per perfezione geometrica. Complessa la narrazione scritta attraverso il bestiario in bassorilievo nelle pareti esterne e le storie raccontate attraverso i portali. Degno di nota il ciclo di affreschi al suo interno raffigurante, tra l'altro, gli apostoli e i profeti intorno a Cristo nella Città celeste. Al centro la vasca battesimale, in pietra di Verona, ampia a sufficienza per effettuare il battesimo per immersione come era in uso un tempo.

Non solo Medioevo nella “petite capitale”. Alle spalle del Duomo, affacciata sulle portentose absidi, sorge la Chiesa rinascimentale di San Giovanni Evangelista. I benedettini, committenti raffinati e colti, fanno del loro tempio una fucina di artisti di primo piano come Correggio, che affresca la cupola dal 1520 al 1521, e come Parmigianino, ancora giovanissimo, all'opera nella prima cappella a sinistra (per chi entra) e, secondo alcune attribuzione, nella terza e quarta sullo stesso lato.

Per gli appassionati di Rinascimento doverosa la visita alla chiesa della Steccata, con la sua pianta a croce greca e la cupola alleggerita da un ordine di archi tipici della ricerca architettonica cinquecentesca, nella centralissima via Garibaldi. All'interno l'arco trionfale dipinto da Parmigianino. Il catino dell'abside dipinto da Michelangelo Anselmi, su una bozza predisposta da Giulio Romano. Nei sotterranei le tombe dei duchi Farnese e Borbone.

Anche l'epoca ducale ha lasciato a Parma tracce significative. A partire dalla Pilotta, complesso di edifici in parte andati distrutti sotto i bombardamenti della seconda Guerra mondiale, costruito tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento dai duchi Ottavio e Ranuccio I Farnese. Al suo interno la Galleria Nazionale, il Museo archeologico, l'antica biblioteca Palatina, regno ideale per gli studiosi di tutt'Italia, e il Museo Bodoniano. Da non perdere il ligneo Teatro Farnese fatto costruire da Ranuccio I Farnese, sul modello dei teatri della corte medicea fiorentina.

Di epoca farnesiana anche il Parco Ducale, meta adorata dai parmigiani di tutte le età. Fu Ottavio Farnese a iniziare i lavori per la sua realizzazione – contemporaneamente alla costruzione della Pilotta -, ma solo con Maria Luigia divenne parco pubblico. Oggi il parco si presenta com'era in epoca settecentesca, ovvero come lo riprogettò il francese Petitot, architetto di fiducia di Maria Luigia.

PER APPROFONDIRE

Duomo

Battistero

San Giovanni

Steccata

Pilotta-Galleria Nazionale-Teatro Farnese

Parco Ducale

Monumenti in città

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