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Cantine Florio, centottant'anni e non sentirli

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Andrea Grignaffini
Un compleanno storico i suoi centottanta anni portati ancora splendidamente quello della Cantina Florio. Un nome che evoca un tempo forse non troppo lontano di quel Marsala che in tante famiglie italiane campeggiava nella credenza della casa vuoi da offrire agli ospiti, ed era sempre molto gradito, vuoi da utilizzare nelle preparazioni dolci (imperdibile lo zabaione al Marsala) o salate. 
Una dinastia la famiglia Florio che ha segnato un’epoca in Sicilia e non solo, come produttori del mitico vino, ma anche come imprenditori navali, proprietari di tonnare, di saline, di fonderie, di industrie, di banche, di alberghi, appassionati mecenati d’arte e patrocinatori di eventi sportivi, chi non ricorda la corsa automobilistica Targa Florio? Ma fra tutti i componenti la famiglia Florio, la figura di spicco è stata rappresentata da Donna Franca (1873 – 1950), moglie di Ignazio Florio, un’icona di charme, di classe, di bellezza e di profonda cultura, una nobildonna che ha segnato un’epoca, immortalata anche nei dipinti del ritrattista Giovanni Boldini.
Così in omaggio a questa grande Dama è stato dedicato un Marsala Superiore Riserva Donna Franca, creato nel ricordo di una personalità senza tempo. Tornando a oggi e al genetliaco di quasi due secoli della Cantina, è stata realizzata un’edizione limitata di Centottanta, vino dolce, affascinante, glamour e suadente presentato in una bottiglia gioiello creata appositamente da un’antica vetreria in soli 180 pezzi. Un’uva frutto del vitigno Zibibbo dell’isola di Pantelleria che dopo un lungo affinamento in piccoli caratelli dove albergava, guarda un po’ il Marsala, ha dato vita a vino potente, piacevolmente dolce, ricco di profumi e legato alla più classica tradizione vinicola della Casa (G). 
Come la storica cantina datata 1833, costruita da Vincenzo Florio che racconta tutto il suo lungo cammino nel tempo attraverso gli ampissimi spazi che custodiscono questo nettare figlio di una terra ricca di sensazioni, colori e profumi custoditi gelosamente nelle sue botti, degustati ogni anno da 30.000 curiosi e appassionati. Florio per il suo Marsala utilizza la varietà di uva Grillo, raccolta surmatura per arrivare ad un maggiore tenore alcolico e a una più profonda ricchezza di polifenoli, dalla quale si producono quattro tipologie di Marsala: vergine, semisecco, secco e dolce. Ora un breve excursus fra le migliori annate di Marsala Florio iniziando dal top, il Marsala Riserva Storica 1939 appartenente alla tipologia dolce. Un appeal incredibile per finezza e profondità con sensazioni di profumi mentolati e speziati. In bocca è di una dolcezza stemperata da una vena sapida e acida che lo rende fresco ed equilibrato, accompagnato da note cioccolatose e di sottobosco (G). 
Altra etichetta pregiata il Baglio Florio 1998 Vergine, colore oro scuro, all’olfatto spezie, fiori, mineralità e sapidità. Al palato è morbido, suadente con un quid di freschezza (D). Chiudiamo con il Targa 1999 Semisecco, un vino potente e complesso. Al naso profumi di liquirizia mentolata, erbe balsamiche e officinali. In bocca un surplus di frutti, spezie con un finale di indicibile finezza (C).
Andrea Grignaffini

 

Un compleanno storico i suoi centottanta anni portati ancora splendidamente quello della Cantina Florio. Un nome che evoca un tempo forse non troppo lontano di quel Marsala che in tante famiglie italiane campeggiava nella credenza della casa vuoi da offrire agli ospiti, ed era sempre molto gradito, vuoi da utilizzare nelle preparazioni dolci (imperdibile lo zabaione al Marsala) o salate. Una dinastia la famiglia Florio che ha segnato un’epoca in Sicilia e non solo, come produttori del mitico vino, ma anche come imprenditori navali, proprietari di tonnare, di saline, di fonderie, di industrie, di banche, di alberghi, appassionati mecenati d’arte e patrocinatori di eventi sportivi, chi non ricorda la corsa automobilistica Targa Florio? Ma fra tutti i componenti la famiglia Florio, la figura di spicco è stata rappresentata da Donna Franca (1873 – 1950), moglie di Ignazio Florio, un’icona di charme, di classe, di bellezza e di profonda cultura, una nobildonna che ha segnato un’epoca, immortalata anche nei dipinti del ritrattista Giovanni Boldini.
Così in omaggio a questa grande Dama è stato dedicato un Marsala Superiore Riserva Donna Franca, creato nel ricordo di una personalità senza tempo. Tornando a oggi e al genetliaco di quasi due secoli della Cantina, è stata realizzata un’edizione limitata di Centottanta, vino dolce, affascinante, glamour e suadente presentato in una bottiglia gioiello creata appositamente da un’antica vetreria in soli 180 pezzi. Un’uva frutto del vitigno Zibibbo dell’isola di Pantelleria che dopo un lungo affinamento in piccoli caratelli dove albergava, guarda un po’ il Marsala, ha dato vita a vino potente, piacevolmente dolce, ricco di profumi e legato alla più classica tradizione vinicola della Casa (G). 
Come la storica cantina datata 1833, costruita da Vincenzo Florio che racconta tutto il suo lungo cammino nel tempo attraverso gli ampissimi spazi che custodiscono questo nettare figlio di una terra ricca di sensazioni, colori e profumi custoditi gelosamente nelle sue botti, degustati ogni anno da 30.000 curiosi e appassionati. Florio per il suo Marsala utilizza la varietà di uva Grillo, raccolta surmatura per arrivare ad un maggiore tenore alcolico e a una più profonda ricchezza di polifenoli, dalla quale si producono quattro tipologie di Marsala: vergine, semisecco, secco e dolce. Ora un breve excursus fra le migliori annate di Marsala Florio iniziando dal top, il Marsala Riserva Storica 1939 appartenente alla tipologia dolce. Un appeal incredibile per finezza e profondità con sensazioni di profumi mentolati e speziati. In bocca è di una dolcezza stemperata da una vena sapida e acida che lo rende fresco ed equilibrato, accompagnato da note cioccolatose e di sottobosco (G). 
Altra etichetta pregiata il Baglio Florio 1998 Vergine, colore oro scuro, all’olfatto spezie, fiori, mineralità e sapidità. Al palato è morbido, suadente con un quid di freschezza (D). Chiudiamo con il Targa 1999 Semisecco, un vino potente e complesso. Al naso profumi di liquirizia mentolata, erbe balsamiche e officinali. In bocca un surplus di frutti, spezie con un finale di indicibile finezza (C).

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