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In cantina come una volta per bere «vini naturali»

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Si terrà domenica e lunedì prossimi a Fornovo  il salone «Vini di vignaioli/Vins de Vignerons» dedicato ai vini «naturali».  
Oggi, sembra fin banale e facile proporre l’idea di «naturale», tale è l’attenzione, in tutti i campi, che ad esso si riserva: col vino, però, le cose si complicano.  
Se ne può tentare una definizione con Marcel Lapierre, vigneron di molta esperienza e tra i più noti produttori di Beaujolais.
«Oggi -  dice -  parlare di vini “naturali” significa definire quello che non si considera come naturale ed è sempre una definizione per difetto. A partire dal 1980 ho voluto fare un vino come lo avrebbe prodotto mio nonno, ma tenendo conto delle scoperte scientifiche di Jules Chauvet che non parlava di cultura “biologica”, ma diceva: se non volete usare i lieviti in commercio, coltivate le vostre vigne». 
Vini al 100% d'uva
«I vini “naturali” sono quelli dei vignaioli che lavorano come i loro nonni, ma non in modo passatista, non in modo empirico, ma in modo intelligibile e intelligente, tenendo conto delle conoscenze recenti. Lo scopo è quello di ottenere vino al 100% d’uva! A volte, dico, scherzando: vino di sfaticati e di tirchi! Nient’altro. Per fare vini naturali, siamo obbligati ad avere uve biologiche, ma assieme alle uve biologiche possiamo mettere tutto e fare un vino industriale: i vini “naturali” sono invece  vini senza niente. Nel vino “naturale” c’è l’idea che essi esprimono la loro origine e il loro millesimo, perché non s’interviene. Il vino “naturale” non è una dottrina, ma un ideale: l’ideale di vinificare senza niente, rispettando il territorio.  Nei vini molto tecnici, come accade in quelli del Nuovo Mondo, l’ingegnere agronomo fa in modo che le uve siano uguali tutti gli anni, e se ci sono piccole differenze, l’enologo le cancella, dunque la nozione di millesimo non serve a nulla, è sempre il medesimo prodotto». 
Un vino che viene voglia di bere
Per Pierre Overnoy, vignaiolo a Pupillin nell’Arbois, fondatore dell’AVN (Associazione vini naturali), definire cos’è il vino naturale «non è per niente facile. Per noi, un vino naturale è un vino che abbiamo voglia di bere e bere ancora. Non abbiamo potuto mettere norme precise e abbiamo deciso di fare per patrocinio, così quelli che sono del luogo guardano come il vignaiolo lavora la vigna, come lavora in cantina e poi assaggiano il vino: se è pieno di zucchero, si nota subito. Dunque, assaggiare il vino, vedere lo spirito del vignaiolo e poi farlo entrare poco alla volta nell’Associazione». 
«Il nostro scopo, per esempio, rispetto al solfato di rame è di usarne il meno possibile in vigna, perché il problema è che è nocivo, cade sul suolo, blocca la vita dei microbi. A mio parere, per i vini naturali, il minimo punto di partenza è di fare agricoltura biologica certificata».
Christine Cogez conclude dicendo: «E’ necessario, e spero che a Fornovo questo accada, far conoscere i principi fondamentali su cui si sviluppa il vino “natura”. Bisogna rompere con le pratiche di una certa viticoltura “convenzionale” che è spesso in contraddizione con la vita del territorio in cui l’uva nasce e che il vino deve sempre esprimere»Chichibìo

 

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