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Andrea Grignaffini

Solleone rosso fuoco chiama una bevuta sulla stessa linea cromatica: sbizzarriamoci allora sui miscelati che hanno come comune denominatore il rosso del bitter o del vermouth.

Partiamo dall’Americano, un cocktail che a dispetto del nome è italianissimo per gli ingredienti e per l’origine. E’ datata anni Trenta la nascita di un aperitivo famosissimo e nonostante il nome non ha niente a che vedere con la terra d’oltreoceano. L’Americano è un connubio tra due sostanze tipicamente italiane: il sabaudo Vermouth Rosso e il milanese Bitter Campari, nato dall’estro del Cavalier Davide Campari.

Un aperitivo da consumarsi ai tavolini dei bar più alla moda. Si racconta che a Primo Carnera, ritornato in patria vittorioso, gli dedicassero appunto questo cocktail come riferimento ai suoi incontri di boxe vinti in America.

Purtroppo l’Americano ebbe un lento declino quando, a metà anni Sessanta, alcune aziende italiane decisero di produrlo industrialmente già preparato e imbottigliato ma per lo scarso livello qualitativo non ebbe successo.  Recentemente è tornato di gran moda anche per la relativa facilità di esecuzione che prevede appunto 1/5 di vermut rosso e 1/5 di Bitter Campari. Riempire un old-fashioned di ghiaccio, versare gli ingredienti completare con soda water e decorare con una fetta d’arancia e/o una buccia di limone.  Apripista dell’Americano è il Milano-Torino, un connubio tra due città in cui il Bitter Campari si sposa con il vermout Carpano Rosso, conservando la stessa formula dell’Americano. C’è chi preferisce un tocco amaricante sostituendo al vermouth Rosso più dolce il Punt e Mes leggermente amarognolo. Se la tratta è la stessa, differente è l’omologo Torino-Milano (Amaro Cora, Bitter Campari).

Carpano nasce alla fine del Settecento a Torino da Antonio Benedetto Carpano che inizia a produrre un vino aromatizzato con erbe e spezie, prendendo poi il nome di vermouth e tramutandosi nel classico aperitivo. Un nome diventato una moda. Siamo attorno al 1920 a Firenze, patria di feste per blasonati facoltosi che spesso si ritrovano al bar Casoni di via Tornabuoni dove il barman Luigi Scarselli inventa e sperimenta sempre nuove misture. Assiduo frequentatore del locale è il conte Camillo Negroni, ottimo conoscitore di cocktail e bevande affini, e poiché in quel tempo era di moda bere l’Americano a base di Vermouth rosso e Bitter Campari, il conte suggerisce allo Scarselli di aggiungere una parte di gin.

Il risultato è sorprendente e all’ideatore giustamente venne attribuito il nome della bevanda e da quel momento fu «Negroni». Il successo ben presto valicò i confini nazionali diventando molto trendy.  Nel tempo si sono aggiunte delle timide varianti ma la base è sempre quella: 1/3 di vermut rosso, 1/3 di Bitter Campari, 1/3 di gin. Versare in un old fashioned pieno di ghiaccio, decorare con mezza fetta d’arancia e servire con uno stirrer. Passa un po’ di tempo, siamo negli anni Sessanta, e la nostra storia in rosso si conclude a Milano in uno dei bar più alla moda, il bar Basso.

Qui nasce il Negroni Sbagliato, ovvero un Negroni più leggero per la sostituzione dello spumante brut al posto del gin. Pur essendo meno alcolico, la sua preparazione mantiene le stesse proporzioni del Negroni classico e si serve nel Tumbler o nell’Old-Fashioned.
 

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