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Il piatto forte

Un brindisi di gran moda con il succo dell'agave

Un brindisi di gran moda con il succo dell'agave
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di Andrea Grignaffini

La Tequila, come comunemente viene chiamata, in verità nel suo luogo d’origine, il Messico, è il Tequila, è un’acquavite ricavata dalla fermentazione e dalla distillazione in purezza della parte interna della pianta grassa spinosa dell’agave blu Weber. Una pianta alla quale per arrivare a giusta maturazione occorrono più di otto anni, la cui parte centrale del fusto, raggiunto il giusto rigonfiamento, viene tagliato, ripulito dalle foglie e portato in distilleria per il procedimento di fermentazione e distillazione. Tre sono le versioni della tequila 100% agave: bianca, dorata e anejo. La bianca o argento non subisce invecchiamento, o solo per pochissimo tempo, si presenta incolore, trasparente, luminosa, al naso profumi vegetali, erbacei, agrumati e un quid di frutta esotica, al gusto un rimando di agave. La dorata, invecchia in barili usati per un anno, è di un brillante color giallo paglierino, rilascia sensazioni erbacee e agrumate, in bocca è morbida e delicata con cenni floreali e fruttati. La Anejo è  affinata in botti per tre anni, si presenta di color ambrato luminoso con aromi di vaniglia, tabacco e legno, al palato è molto morbida, avvolgente, suadente. Ora facciamo un passo indietro per parlare della sua storia. Già verso il 300 a.C. gli aztechi consumavano, durante alcune cerimonie religiose, una bevanda alcolica chiamata pulque. Si racconta che la scoperta del pulque fosse casuale, durante una forte tempesta, un fulmine colpì una pianta di agave, spaccandola e il succo scaturito a contatto con l’aria fermentò trasformandolo in una bevanda dal basso contenuto alcolico. Il suo consumo presso la popolazione continuò fino al 1500, quando i Conquistadores occuparono il Messico ed ebbero l’occasione di gustarla e compresero le potenzialità di questa bevanda dal sapore acidulo e asprigno ottenuta dalla fermentazione dell’agave, una pianta selvatica che cresceva spontaneamente in quel territorio. L’ingegno spagnolo comprese che per migliorarne il sapore occorreva distillarla, passando poi con il tempo a cambiare varietà di agave, lasciandola fermentare e distillandola. Ottennero così una bevanda molto più gradevole che chiamarono Mezcal, anzi Vino de Mezcal.  Molto più tardi prese il nome di Tequila dalla città dello stato di Jalisco dove si produceva la migliore Tequila. Solo verso la metà del secolo scorso venne esportata verso altri Paesi, in primis gli Stati Uniti. La Tequila si può consumare liscia, aspirando prima una presa di sale
 e succhiando poi uno spicchio
 di limone; oppure berla liscia accompagnata da una Sangrita, una miscela di succo  di pomodoro e frutta. E’
 anche  utilizzata come base di tanti cocktail,  fra i più conosciuti il Margarita.

Margarita - ¾ Tequila, 1/8 succo d’arancia, 1/8 succo di limone. Una spruzzata di sciroppo  di lampone. Un cucchiaio di Cointreau, ghiaccio.

Brinare il bordo del bicchiere, la classica coppa margarita, con succo di limone e passarlo nel sale fino. Versare nello shaker gli ingredienti e unire ghiaccio, shakerare energicamente, filtrare con l’osito passino nella coppa, guarnire con una rondella di lime.

Tequila Sunrise - 1/3 Tequila, 2/3 succo d’arancia bionda. Un cucchiaio di granatina. Ghiaccio. Ciliegina rossa


Mettere alcuni cubetti di ghiaccio nel tumbler alto, aggiungere tequila e succo d’arancia. Mescolare, prima di servire completare con la granatina in superficie per ottenere l’effetto sunrise. Guarnire con rondella d’arancio e ciliegina rossa. Servire con cannucce.

 

 

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