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I vini parmigiani protagonisti alla Fiera di Verona

I vini parmigiani protagonisti alla Fiera di Verona
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di Sandro Piovani
Vinitaly 2009 ha battuto la pioggia (giovedì) e il primo caldo d’aprile (ieri): afflusso record nei padiglioni delle fiere di Verona dove sono ospitati ben 4.200 espositori in arrivo da tutta Italia e non solo. E sono ben cinque gli stand di produttori parmigiani che propongono a migliaia di visitatori, tra buyers, operatori del settore e semplici curiosi, i loro prodotti. La prima impressione, generale, è che la crisi sia rimasta fuori dai confini di Verona: Vinitaly 2009 è vitale oltre che affollata e l’interesse per i prodotti è alto. Lo si capisce origliando tra gli stand dove raramente i discorsi sul vino, marketing compreso, non sono mai banali. E lo si capisce anche sedendosi ai tavoli delle aziende parmigiane. Che hanno avuto il merito, da qualche anno a questa parte, di puntare sulla qualità abbinata al marketing moderno. I risultati sono noti: ora il vino di Parma lo si inizia a trovare anche fuori dai confini provinciali e le guide dedicano sempre maggiore attenzione alle bottiglie di casa nostra.
Monte delle Vigne
 Entrando nel padiglione 1 (Emilia Romagna), il primo stand che si incontra è quello di Monte delle Vigne. Il presidente, Paolo Pizzarotti e il produttore, Andrea Ferrari, propongono le nuove vendemmie. Da Callas a Rubina per arrivare a Nabucco, tante per citarne solo alcune. Il tutto abbinato ai  salumi della nostra terra e ad un pecorino di due stagionature. Si parlava di «ripresa» del vino di Parma: Monte delle Vigne è stata forse la prima azienda ad imporsi fuori dai confini di casa nostra. «Credo che sia andata proprio così - spiega Paolo Pizzarotti -, in fondo è quello che ci ha spinto a portare avanti questa attività ed ora cerchiamo di fare sempre meglio». Nessun segreto però. La ricetta è semplice. «Naturalmente puntiamo sempre sulla grande qualità dei nostri vini che ci viene fornita direttamente dalle nostre belle vigne. Questa è la seconda volta che partecipo a Vinitaly, la crescita è costante. Nostra e di questa fiera alla quale non si può mancare». Andrea Ferrari, versando un calice di Callas 2008, prova a nascondere una malcelata soddisfazione. «Ha una mineralità e dei profumi unici, è sempre più raffinata». Non è un caso che Callas ieri sera sia stata protagonista al Museo Maria Meneghini Callas, in un allestimento multimediale dedicato alla indimenticabile cantante. Un appuntamento trascorso sorseggiando Callas appunto. «Merito dei nostri sessanta ettari di vigna: questo era il nostro progetto - ha spiegato ancora Ferrari - ed ora l’abbiamo raggiunto. Ma il nostro lavoro è appena iniziato».
Cantine Ceci
Alessandro Ceci, grande esperto di marketing del territorio, ha voluto stupire ancora una volta: il giallo oro è il colore del suo stand a Vinitaly 2009.  Il giallo oro di Otello Dry, lanciato in occasione dell’appuntamento veronese, ma anche delle 100 bottiglie interpretate da Mariella Burani Fashion Group, arricchite da gioielli e decori unici e in vendita esclusivamente negli Emirati Arabi a 5 mila euro al pezzo (già esaurite). O il «giallo oro» delle ragazze immagine, pitturate dalla testa ai piedi (si dice body painting) come pepite. «Abbiamo voluto dare un tocco d’originalità al nostro lavoro ma non dimentichiamoci che il nostro lambrusco Otello ha ottenuto i cinque grappoli dall’Ais oltre agli altri premi che abbiamo raccolto negli anni. Per noi Vinitaly è un momento d’incontro ma anche di partenza».  In un viaggio dove Alessandro Ceci ha voluto compagni di viaggio speciali. «Certo, i nostri vini sono sempre un punto di riferimento per il territorio ed al territorio si sono legati grazie alle eccellenze proposte in abbinamento dall’antica salumeria Rosi. Guardate ai nostri tavoli: si mangia e si beve esclusivamente parmigiano. Cercando di accontentare tutti».
Cantina Ariola
 Marcello Ceci sorride soddisfatto mostrando il diploma che gli attribuisce la «Gran Medaglia d’Oro» come miglior vino rosso spumante di Vinitaly 2009 al suo Marcello 2008. «E dire - spiega Marcello Ceci - che l’abbiamo presentato solo pochi giorni faa, appena imbottigliato. E' una grossa soddisfazione che si aggiunge agli altri grandi riconoscimenti ottenuti dal nostro lambrusco nei mesi scorsi». C’è tanta gente allo stand di Marcello Ceci, il tempo è poco. «Devo dire che grazie a questi riconoscimenti abbiamo appuntamenti su appuntamenti. Ci cercano gli stranieri ma anche gli italiani. Il nostro vino inizia ad uscire dal nostro territorio, questo deve essere un obiettivo ma anche un punto di partenza. Dobbiamo consolidare sempre più le nostre posizioni. E lo si può fare solo con la qualità, con quello che si trova dentro la bottiglia».
Carra di Casatico
 Bonfiglio Carra è un «debuttante», anche se Vinitaly lo conosce bene. «Avevo partecipato insieme ai consorzi. Ora però trovo che sia giusto metterci la faccia oltre che il prodotto. Far capire alla gente che assaggia i nostri vini quanta passione ci mettiamo per farlo». Il sorriso la dice lunga sulla bontà della scelta. «Intendiamoci - non si nasconde Carra -, ora che stiamo costruendo la nostra nuova cantina dobbiamo allargare il nostro giro di contatti, dobbiamo iniziare a portare il nostro vino fuori dai nostri confini. Ma non è solo marketing». Bonfiglio Carra si è convinto della scelta man mano che Vinitaly entrava nel vivo. «Ho visto tanta gente interessata, appassionata come noi. Torno a casa con una spinta in più, altro che crisi. Il vino continua a suscitare grande interesse, sta a noi toccare i tasti giusti».  Bonfiglio Carra punta sui suoi prodotti classici, da Torcularia ad Arcol per arrivare alla Malvasia Passita sino ad Acuto. «Credo che sia giusto percorrere le strade che conosciamo meglio. La nostra produzione è questa e dobbiamo valorizzarla. A Parma e fuori provincia».
Antica Corte Pallavicina
 Ogni anno una sorpresa: i fratelli Spigaroli avevano «colpito» l’anno scorso con «Tamburen», una sorta di vino quotidiano tanto semplice quanto affascinante. E quest’anno hanno presentato «Strologo», uva Fortana vinificato in bianco. «E' la grande novità che presentiamo dopo un anno e mezzo di lavoro - spiega Paolo Tegoni, sommelier dell’Antica Corte Pallavicina -, appena ambrato dal grande gusto». Naturalmente nello stand dei fratelli Spigaroli sono esposte in bella vista tutte le prelibatezze del nostro territorio prodotte dall’azienda di Polesine. Dal culatello al salame ed allo strolghino di maiale nero. Poi la spalla cotta e altro ancora. Inevitabile che tanta gente faccia la coda per arrivare a gustare questi prodotti della tradizione parmigiana. «In ogni caso, il “Tamburen” eccolo qui, - continua Tegoni -, ormai è un classico per l’Antica Corte Pallavicina».
E non è tutto. Vinitaly 2009 ha regalato riconoscimenti alle aziende Lamoretti e Amadei. In più non solo vino visto che Parma è rappresentata anche dalla «Coppini arte olearia» e dallo chef Ivan dell’omonima trattoria. Come dire che il «gusto Parma» sta prendendo piede: dietro alle grandi eccellenze di casa nostra si sta formando un corteo imponente. Questa è la vera bella notizia di Vinitaly 2009.

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  • Italo Saccani

    04 Aprile @ 22.41

    Sempre bere e mangiare,poi auto da 230 Km/ora(altrimenti sei un normale cafoncello) : poi ci troveremo spappolati contro un muro oppure con il fegato spappolato!! così possiamo chiudere in bellezza la nostra vita.

    Rispondi

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