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Il vino

Modena, 500 milioni di volte lambrusco

Modena, 500 milioni di volte lambrusco
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di Andrea Grignaffini

Cinquecento milioni. Un numero strabiliante se riferito alle bottiglie di Lambruschi Doc modenesi che si sono fregiate del «bollino a spalla» dal 1970, anno in cui si è costituito il Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi.
Il sigillo di qualità si riferisce al bollino rosso su cui è impresso il simbolo del rosone del Duomo di Modena per attestare l’avvenuto controllo organolettico utilizzato come requisito distintivo dal Consorzio. All’inizio si chiamava Consorzio Tutela del Lambrusco-Modena e non esistevano marchi consortili ma dal maggio 1970 vennero emanati i disciplinari di produzione dei tre Lambruschi a denominazione di origine controllata: «Lambrusco di Sorbara», «Lambrusco Salamino di Santa Croce», «Lambrusco Grasparossa di Castelvetro».
Il primo simbolo adottato dal Consorzio fu la «secchia rapita», in seguito sostituita dal rosone del Duomo di Modena, il cui marchio ha lo scopo di identificare le bottiglie prodotte dalle aziende consorziate con il bollino di qualità.
Da qui si comprende il numero di 500 milioni di bottiglie raggiunte e superate ad aprile 2008, e dal 1995 le aziende consorziate hanno la possibilità di contrassegnare i Lambruschi Doc con una numerazione da apporre in controetichetta rilasciata dal Consorzio.
Dal 2000 cambiando denominazione in Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi oltre la rivisitazione grafica del simbolo si è aggiunto un collarino che i consorziati possono apporre al collo della bottiglia in alternativa al tradizionale marchio a spalla.
Nel 2006 la Igt è stata estesa al «Lambrusco di Modena» sempre sotto il controllo del Consorzio, con lo stesso marchio delle Doc ma distinguibile per il diverso colore rosso. Il colore di un vino che vive un momento davvero straordinario.


UN'ACCADEMIA DAVVERO UNICA:
UNITI NEL NOME DEL PISTON
Amicizia e buon vino
Vi sono eventi che nascono dalla volontà e dalla determinazione di uomini che nel rimando al passato riportano in auge storie dimenticate. Stiamo parlando dell’Accademia dal Piston, nata dal desiderio di stare insieme in compagnia con la voglia di tramandare i valori dell’amicizia e della qualità dei contenuti attraverso un bicchiere di buon vino, anzi detta in dialetto piacentino una “scudlei”. Nel 2001 inizia uno scambio epistolare che racconta la storia di un vino unico, mitico, ovvero un vino fatto come una volta: ‘l Piston. Un vino creato a immagine e somiglianza del suo scopritore, un vino che nasce da un’amicizia vera, autentica improntata sulla terra e i vitigni. Un’amicizia tra due intenditori e cultori del vino, due uomini che considerano il nettare di Bacco uno stato d’animo che coinvolge l’umore di chi lo beve. Franco Ilari e Paolo Perini hanno creato il vino dell’amicizia, del buon umore, della buona compagnia. ‘l Piston nasce da un antico vitigno con oltre cinquant’anni di produzione che Franco Ilari scoprì a un pranzo di nozze, quando fu offerto dal contadino per festeggiare gli sposi. Un vino dalle proprietà beneauguranti che aveva tutte le caratteristiche del vino di una volta. Un vino d’artista fatto a tre mani: Paolo Perini, enologo artista della vite, Franco Ilari, artista del buon bere e Armodio, artista dei colori e ideatore dell’etichetta. Un’etichetta tutta particolare con impresso l’effige del classico scudlei con cui i nostri vecchi bevevano il vino dal sapore genuino quando ritornavano dal lavoro e fermandosi all’osteria chiedevano “un piston ‘d vein”. Ecco perché L’Accademia dal Piston invita a bere questo vino in compagnia di qualche amico davanti a una fetta di salame o mentre si disputa un‘accalorata partita a carte. (per info www.ilpoggiarellovini.it).

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