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Il piatto forte

Il latte "alla spina" fa breccia in città. E non solo

Il latte "alla spina" fa breccia in città. E non solo
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di Andrea Violi

Ai parmigiani piace il latte «crudo», venduto direttamente dagli agricoltori, in distributori automatici che si stanno moltiplicando.
L'operazione è semplice, come per le bibite: si prende la bottiglia, si mette un euro e si porta a casa un litro di latte di giornata.
I distributori sono almeno tre in città: al Centro Torri, al parcheggio scambiatore Est, in piazzale Santa Croce. Due di questi sono stati aperti nel corso del 2008. Ce ne sono anche a Fidenza, Fontanellato e Noceto (a sua volta inaugurato appena a maggio), per non parlare dei distributori che si trovano negli spacci di varie aziende agricole. E questi macchinari sono destinati a crescere. Vendono da 300 a 600 litri al giorno e a volte si deve fare un po' di fila per avere una bottiglia.
Ma il latte alla spina è una «moda» o i consumatori sono consapevoli di avere un prodotto particolare? Abbiamo girato la domanda ad alcuni imprenditori agricoli che gestiscono i distributori di latte «alla spina».

SOLO UNA MODA? Il latte «alla spina» è una novità degli ultimi anni e ha una crescita di consensi in parte inaspettata. È un effetto-moda? «Direi di no, c'è invece un ritorno a un gusto diverso - dice Raffaella Michelotti dell'azienda Carpi di Malandriano, che da due settimane gestisce un distributore nel parcheggio scambiatore Est -. Hai un prodotto buono, fresco - con tanto di orario di mungitura - e che costa meno del latte trattato (solitamente un euro, più eventualmente 20 centesimi per la bottiglia, ndr)». Secondo Nicola Bertinelli, imprenditore di Noceto che da due anni ha installato un distributore al Centro Torri, all'inizio ha fatto breccia la curiosità. «Era divertente arrivare con la monetina e prendere un litro di latte - spiega -. Poi sono subentrati altri fattori. Però io credo che in pochi sappiano che cos'è un latte crudo».

COS'È IL LATTE CRUDO. Nei distributori automatici viene messo il latte munto in giornata: fra le 4 e le 6 del mattino e ancora fra le 16 e le 18, in genere. È latte intero che viene filtrato ma non subisce processi di lavorazione. In passato il latte appena munto doveva essere bollito, prima di essere bevuto. Oggi può essere consumato subito, perché grazie alle innovazioni sviluppate nel mondo agricolo certi «batteri cattivi» non entrano più nel latte. Il prodotto viene conservato a una temperatura costante inferiore ai 4 gradi. Sulla qualità e la salubrità del prodotto deve vigilare l'agricoltore ma ci sono anche controlli periodici dell'Ausl.

AGRICOLTORI SODDISFATTI. «È stata una partenza straordinaria - dice Raffaella Michelotti -. Abbiamo avuto l'idea, ci siamo documentati soprattutto in Lombardia, dove da anni ci sono i distributori. La macchina tiene 600 litri di latte e il prodotto ha successo. È molto venduto alla sera e anche di notte: non lo compra soltanto chi torna a casa dopo il lavoro, tanti extracomunitari ma anche i ragazzini alla sera. Più volte è arrivato il messaggino sul cellulare dall'impianto automatico, che ci avvertiva che il latte era esaurito a mezzanotte o anche alle 2. Non abbiamo fatto pubblicità ma siamo partiti bene: essendo visibile dalla via Emilia, molti si fermano».
La posizione del distributore infatti è fondamentale per il successo dell'iniziativa. Lo conferma Andrea Vecchia, che lavora nell'azienda di famiglia a Noceto. A maggio ha installato un distributore in paese (da 500 litri in tutto), vicino a un supermercato. «Abbiamo cercato di capire quale fosse la posizione ideale, più comoda per la clientela - spiega Vecchia -. La gente compra all'ora di pranzo e verso sera, quando torna a casa dal lavoro. Abbiamo la macchina all'ingresso di Noceto, in un punto di elevato passaggio. Il sistema funziona anche se è ben gestito».
I produttori confermano che prima che il latte arrivi al distributore c'è un complesso lavoro da fare. Le mucche devono essere allevate secondo i criteri di igiene dettati dall'Ausl: «Comporta una gestione degli animali in stalla più rigorosa - spiega Vecchia -. C'è la rintracciabilità dei prodotti somministrati al bestiame. Il distributore, poi, come ogni macchina ha bisogno di manutenzione, pulizia e altri controlli».

BUONE POTENZIALITA' MA TANTO LAVORO. Il lavoro a monte è complesso e per inserirsi nel settore servono investimenti da 30-40mila euro più l'eventuale automezzo e magari un dipendente da dedicarvi. Ci sono numerosi passaggi burocratici e autorizzativi da affrontare e il lavoro in azienda dev'essere meticoloso. La macchina è delicata e va controllata in modo costante, sia per la manutenzione ordinaria sia per quanto riguarda la sicurezza del prodotto che eroga. C'è anche chi ha installato la videosorveglianza.

Ma gli spazi di crescita ci sono, in questo business, che può aiutare le imprese agricole a integrare il reddito. Andrea Vecchia ad esempio in futuro valuterà l'apertura di un altro distributore, comunque non a Noceto. L'azienda Carpi medita di arrivare a 3 entro un anno, magari estendendosi al Reggiano e altre seguiranno questa strada. Diversa è la scelta di Nicola Bertinelli. Di solito questi macchinari si trovano in spazi pubblici come piazze o parcheggi: c'è il numero di telefono dell'azienda e a volte la videosorveglianza. Bertinelli invece preferisce abbinarlo solo al suo stesso bar (oltre alla vendita diretta in azienda): così facendo un operatore può dare assistenza e fare controlli in tempo reale.

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