Il vino

«Il mio vino» scommette su Ariola e Torrechiara

«Il mio vino» scommette su Ariola e Torrechiara
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di Andrea Grignaffini

 «A due passi da Langhirano - spiega l'articolo della rivista -  vi è una piccola oasi di pace e tranquillità, Ariola, dove ha sede l’azienda vitivinicola Ariola di Marcello Ceci, coadiuvato dalla consorte Claudia Grezzi che dal 2003 hanno profuso impegno, passione e lungimiranza nel gestire un’azienda creata nel 1956 da Forte Rigoni. Con un passato familiare di imbottigliatore di vino ha nel tempo fatto un passo di qualità non più solo commerciante di vini ma anche produttore, investendo saperi, esperienza, tempo e denaro per arrivare ad un livello di imprenditorialità enoica di prestigio. Il suo impegno è iniziato in vigna creando vigne-giardino ben definite alcune datate, altre più recenti, ma tutte seguite con occhio vigile ed esperto, iniziando dalla qualità del terreno, dall’esposizione al sole sui fianchi delle colline, il tutto attorniato dai boschi limitrofi. Ma oltre il Lambrusco, l’azienda produce una deliziosa Malvasia di Candia, anche spumantizzata in versione Rosé con l’aggiunta di pinot nero. A Forte Rigoni, vecchio proprietario e sostenitore del vitigno malvasia, ha dedicato una Malvasia Gran Cru. E poi ancora nei 70 ettari vitati troviamo merlot, cabernet, barbera, bonarda, sauvignon, chardonnay e pinot grigio. Tanti sì, ma dai caratteri ben distinguibili per profumi e genuinità, vini semplici ma di carattere. Per imparare a individuarli, a gestirli, ad abbinarli ai cibi, Marcello Ceci propone corsi con suggerimenti da sperimentare sul campo con il programma dalla sigla ufficiale PAQ, Progetto Alta Qualità. In azienda si trova un punto vendita e di degustazione dei prodotti d’eccellenza del territorio tutti nella concezione della migliore qualità e tradizion». 


LA VIGNA, IL VINO
E LA SCOMMESSA BIODINAMICA
La parola  ad un viticoltore

Il ritorno alla tradizione, ovvero l’altra faccia della viticoltura. Nicolas Joly pubblica «La vigna, il vino e la biodinamica»  edito da Slow Food (pag. 144; euro 13,50), un libro di un viticoltore che si è dedicato alla biodinamica con impegno, passione e, non ultimo, un carisma da leader assoluto, che traccia un solco invalicabile tra la industrializzazione e la chimica dei vini fatti in cantina  e i vini «autentici» prodotti con metodologie tradizionali nel rispetto della terra e della natura.
Nicolas Joly, celeberrimo viticoltore francese, titolare della «Coulée de Serrant», azienda vitivinicola della Loira, produttore di uno dei vini bianchi più famosi al mondo, è anche uno dei maggiori rappresentanti della viticoltura biodinamica e dedica da anni tutti i suoi libri alla divulgazione di questa coltura.
Il libro è un supporto chiaro e appassionato su come applicare la biodinamica alla viticoltura, ovvero considerare la vigna e il vino sotto un nuovo aspetto adattandosi con una nuova mentalità alla vigna seguendo il ritmo delle stagioni e della natura ritornando alle conoscenze del passato.
Oggi più che mai l’uomo deve prendere coscienza del sistema vivente osservando le piante e in particolare la vite, le sue radici che affondano nel terreno il suo frutto e il vino che si produce con un atteggiamento più consapevole.
I vigneti di Joly sono sorprendentemente vitali, dinamici legati alla più pura conduzione biodinamica. Il libro traccia le basi per riscoprire le diversità della natura attraverso il rispetto e il senso di appartenenza all’immensità del sistema vivente.
Un problema con cui dovremmo tutti presto fare i conti.
 

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