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Evviva il Sangiovese, anche quando è "anziano"

Evviva il Sangiovese, anche quando è "anziano"
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di Andrea Grignaffini

Riserva. Sia che si eserciti nel senso di tutela o di accumulo, questo termine sottende comunque un momento di riflessione.
Per questo la Riserva Storica dei Sangiovese di Romagna ha raffigurato un momento di confronto sul vitigno simbolo di questa regione. Innanzitutto il caveau di Bertinoro ha cominciato a ospitare una selezione, curata da Giorgio Melandri, di bottiglie prodotte in Romagna che per una qualche precisa peculiarità hanno rappresentato o rappresentano un fattore di unicità. Annata, terroir, tecniche di allevamento e di cantina descrivono le variabili che tra alcuni anni forniranno alcune indicazioni su quali possano essere i terreni reali o progettuali su cui il Sangiovese sia in grado di esprimersi meglio. Nell’immediato la degustazione di 25 bottiglie della riserva non solo ha rappresentato la riprova immediata dell’espressività e della longevità varietale, ma al tempo stesso è riuscita a mostrare la crescita di un territorio e dei propri vignaioli. L’apertura della degustazione ha visto il Vigna Lepri 1970 di Fattoria Paradiso, il 1975 in versione Rocca di Ribano di Spalletti, in quella prodotta da Giuseppe Nicolucci e infine il 1979 Sangiovese Riserva prodotto da Cesari. Il fil rouge che ha legato questi vini è indubbiamente quello di aver mal sopportato tanti anni di bottiglia, pur riuscendo a denotare tra le fitte evidenze di ossidazione, anche cromatiche, una materia comunque individuabile. Frutto di anni in cui si considerava ancora d’annata o poco più il Sangiovese anni ’70 non godeva certo di tecniche di cantina che facessero risaltare le doti di longevità. La nascita di aziende come Castelluccio portò in Romagna non solo Gian Vittorio Baldi e Veronelli ma soprattutto un’idea di una viticoltura in grado di dare vita ad un territorio nel suo complesso. Questo permise tra l’altro di godere di una lungimiranza che non si limitò ad affidare al baronato degli enologi di grido ma trascinò nella novità del progetto talenti nuovi come Bordini e Fiore. La visione di vinificazioni separate e l’utilizzo di barrique ha dato il via a numerosi produttori che da questo punto in poi hanno preso coraggio e consapevolezza di cosa fosse in grado di produrre la viticoltura romagnola. Ad oggi Il Castelluccio Ronco delle Ginestre ’82 presenta un frutto arrostito con accenni di vulcanizzazione ma anche una beva abbastanza snella con toni fruttati e di macchia mediterranea.
Ma gli anni ’80 oltre a portare una ventata progettuale del tutto nuova, hanno contraddistinto una compiutezza produttiva per alcuni produttori come Giuseppe Nicolucci. La riprova liquida assaggiata con i suoi Sangiovese Superiore Dlà Pré 1981 presenta ancora una bocca contraddistinta da acidità ancora ben affilata. Il periodo a cavallo degli anni ’80-’90 ha avuto come protagonisti il Borgo Guidi 1983 del Podere dal Nespoli e il Cà di Berta 1999 dell’azienda La Berta oggi di proprietà della famiglia Poggiali. Il periodo coincise con un progressivo decremento della quota di Sangiovese che veniva addomesticato, talvolta in maniera maldestra, con altri vitigni come Merlot, Alicante, Incrocio Manzoni ed altro. In Romagna di fatto non si era adeguatamente sviluppata la consapevolezza delle proprie qualità e di conseguenza la sopravvivenza di vigne e vigneron poteva, come accade, essere garantita dal tentativo di assecondare il grande pubblico. Con la degustazione della successiva batteria – la migliore- degli anni ’90 ha permesso di osservare come questa tanto agognata consapevolezza sia stata conquistata non rimanendo per giunta appannaggio di realtà storiche o consolidate. Lo hanno dimostrato i vini di nuovi, per l’epoca, produttori come Drei Donà, Giovanna Madonia, Fattoria Zerbina. In particolare il Pruno 1994 con le note di tabacco, creta, legno
di sandalo ha convinto della longevità del vitigno. Senza dimenticare il Marzeno ’98 prodotto dalla Fattoria Zerbina che attorno alle austerità di terra, san-
gue e inchiostro ha mostrato comunque un frutto scuro di grande turgore. Per chi cercasse conferme della validità dell’unione tra Romagna e Sangiovese ha potuto trarre importanti conferme nella seconda batteria di anni ’90 che tra le altre cose ha mostrato anche la precisione diffusa.

 

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