Il vino

Verdicchio, dall'aperitivo al pesce non tradisce mai

Verdicchio, dall'aperitivo al pesce non tradisce mai
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Se si dice Verdicchio e la mente corre subito a un vino bianco fresco, profumato e a quella tipica bottiglia a forma di anfora dal colore verde smeraldo, collegandola al suo territorio d’elezione, Jesi, in provincia d’Ancona e alla regione Marche. Dato per scontato che il Verdicchio oggi lo si trova sugli scaffali in bottiglie di altre fogge, è molto diffuso anche in Vallesina, in provincia di Macerata. Fanno parte della Doc, il Verdicchio dei Castelli di Jesi, il Verdicchio di Matelica e l’Esino Bianco, ma piccole quote sono prodotte anche oltre i classici confini regionali, come Romagna, Umbria, Puglia, Garda Veronese pur con nomi diversi. Il verdicchio è un vitigno particolarmente vocato nelle aree collinari dove il suo habitat esprime il meglio di sé proprio nelle zone marchigiane. Il grappolo è medio, di forma piramidale, alato. Gli acini sono sferici di media grandezza con buccia sottile, pruinosa di colore giallo verdognolo. In vigna matura lentamente tra la fine di settembre e i primi di ottobre. La storia di questo vitigno legato indissolubilmente alla regione Marche, la ritroviamo citata in diversi atti notarili, infatti, già nel Medioevo era dato in concessione ai conventi con il nome Verdicchio, e il Notaio Niccolò Attucci nel 1580, indica l’uva del suo territorio con il nome Verdicchio. Bisogna arrivare alla fine del Settecento per promuovere il vitigno al rango di uva da vino. Ma si deve all’intraprendenza della premiata Casa Vinicola Fazi Battaglia di Castelplanio a lanciare sul mercato quella innovativa e particolare bottiglia di Verdicchio Titulus, disegnato tramite un concorso del 1954, dall’architetto Antonio Maiocchi di Milano, per arrivare a fare la conoscenza del Verdicchio di Jesi a livello internazionale. Un successo strepitoso che sdoganava questo vino dal tratto rustico, leggero, frizzantino e beverino, un tempo venduto sfuso e addizionato da anidride carbonica, tanto di moda negli anni Quaranta. E il Verdicchio di Fazi Battaglia diventa un vino da aperitivo freddo estivo o da abbinare a piatti di pesce che ancora però non dava tutto il meglio di sé. Dopo un grande apripista come la Fazi Battaglia saranno poi anche altri vignaioli alla fine degli anni Settanta a dare una svolta più attenta e consapevole alle esigenze del mercato che richiedeva vini più maturi, caldi strutturati. E ora una breve carrellata su alcune aziende. Iniziamo con la Casa Bucci e il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Villa Bucci 2008, dinamico, elegante, strutturato, ricco di mineralità con sentori fruttati, agrumati, floreali e cenni salmastri che ritroviamo anche al palato con nuance di sapida morbidezza. Da Castelfidardo, Garofoli presenta il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico La Selezione Gioacchino Garofoli Riserva 2006, dai ricchi profumi fruttati e note officinali; in bocca esprime acidità e sapidità con cenni minerali. Chiudiamo con il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Il Coroncino 2009, fragrante strutturato con sentori fruttati ed erbe aromatiche; mineralità, sapidità e morbidezza al gusto.
 

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