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Il vino

Petra, l'architettura di un grande terroir

Petra, l'architettura di un grande terroir
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di Andrea Grignaffini

Un grande architetto, Mario Botta, per una cantina che vuole il meglio Petra: «Ho immaginato il nuovo intervento - spiega Botta - inserito nelle pendici della montagna, con il solo fronte a valle fuori terra posto su un pianoro allungato dove si svolgono le attività di ingresso immerse fra le vigne che lo accolgono. L’allineamento del fronte costruito segna il cambiamento di direzione dei vigneti; perpendicolari alla costruzione sulle pendici della collina retrostante e ordinati secondo filari posti a 45 gradi nei territori dalla pianura a valle; è la posizione della costruzione che articola il cambiamento del disegno dei filari. Il fronte allungato orizzontale dell’edificio a un solo piano fa sì che la profondità del volume resti nella collina, dove il terreno è riordinato secondo la pendenza naturale. Al centro del lungo fronte costruito - spiega ancora Botta - si innalza dalla quota di ingresso un volume cilindrico rivestito di pietra: è questa un’immagine forte che si presenta come anello di pietra sopra il territorio coltivato, una presenza inattesa, un volto geometrico, totemico nuovo e nel contempo arcaico, facilmente leggibile, quasi fosse un logo, anche da lontano; una forma compiuta, un’immagine che per la perentorietà del disegno plastico contrasta l’andamento della superficie ondulata dei vigneti che lo circondano. La zona vegetativa che circonda il cilindro centrale crea un effetto cromatico che cambia con il mutare delle stagioni».
A coronamento dell’intera opera, quattro prodotti. EBO, Petra, Quercegobbe, Zingari, sono questi i nomi degli interpreti del sapiente e accurato ciclo di vinificazione. Vini che seguono anch’essi l’ideologia della loro casa madre, la perfetta armonia con l’ambiente, i metodi di trasformazione naturali. Un quartetto nato dal diverso bilanciamento degli uvaggi che foderano i versanti toscani sui quali si affaccia la cantina. 

QUATTRO VINI DIVERSI PER ESPRIMERE IL TERRITORIO-
Sangiovese ma non solo Sangiovese, probabilmente agli esordi «Sanguis Jovis», è una varietà legata al passato, un nome che fa parte della storia toscana fin dall’epoca degli Etruschi.
Questo il componente principale di Ebo, vino che tende ad esaltare massimamente la tipicità territoriale, la provenienza materica della sua sostanza prima.  Assieme ad una lavorazione del tutto consona alla green philosophy, l’utilizzo di lieviti indigeni, il controllo costante delle temperature di vinificazione, si ottiene un prodotto che non può che farsi riconoscere per la sua limpidezza di processi. Grazie all’eterogeneità dei terroir che circondano la cantina, al meglio si sono potute installare due diverse coltivazioni di fama internazionale: il Cabernet Sauvignon e il Merlot.  La loro unione, le differenti caratteristiche sensoriali, hanno portato a ottenere un vino che coniuga insieme morbidezza e carattere, Petra.  Spostandosi invece su tutt’altri versanti, Zingari è il risultato di sperimentazioni all’avanguardia. L’uva è di Merlot, Syrah, Petit verdot, Sangiovese e proviene dalla zona di pedecollina, dove i terreni sono sabbiosi e argillosi. Una volta avvenuto il raccolto, l’uva viene fatta macerare per poi essere sottoposta ad una completa fermentazione malolattica, ottenendo nell’immediatezza un vino fresco e piacevole.  Per finire vi è Quercegobbe, che poi è anche il nome della vigna stessa, monocoltura di Merlot, situata nella zona privilegiata limitrofa alla cantina ed esposta alla brezza proveniente dal mare.  La particolarità è nella composizione del terreno, l’elemento metallico è preponderante. Il risultato è elegante, emergono tannini fini, alcol e acidità sono in giusto equilibrio.
 

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